In evidenza 

La falsa maxi rissa fa il pieno di like: la bufala online gratta la pancia degli xenofobi e dà la stura alla polemica politica sul nulla

Una fonte facilona presa per buona, la verifica saltata e il consueto esercito di commentatori social pronto a invocare punizioni esemplari. Peccato che alla Madonna del Monte non ci sia stata né una maxi rissa né una rissa e nemmeno una scazzottata: soltanto una fake news diventata comodo carburante politico

Tutto perfetto, tranne un piccolo dettaglio: la rissa non è avvenuta

C’erano tutti gli ingredienti per una perfetta tempesta social: i minori non accompagnati, un centro di accoglienza, una presunta “furiosa rissa”, la sicurezza dei quartieri e una fonte sufficientemente sicura di sé da non lasciare spazio a quel fastidioso dettaglio chiamato verifica. Mancava soltanto la rissa. E infatti non c’è stata.

La vicenda esplosa ieri su un fatto (mai avvenuto) alla Madonna del Monte è un piccolo manuale di produzione industriale dell’allarme. Prima arriva la notizia, possibilmente grossa e spaventosa. Poi partono i rilanci, le condivisioni, le indignazioni e le dichiarazioni politiche. Soltanto alla fine, quando l’algoritmo ha già banchettato e il pubblico si è diviso tra rabbia e paura, qualcuno prova a domandarsi se il fatto sia realmente avvenuto.

In questo caso la risposta è semplice: no.

Non c’è stata una maxi rissa. Non c’è stata una rissa tra pochi contendenti. Non c’è stata neppure una rissetta da due spintoni, un ceffone e una sedia spostata male. Nessuna battaglia tra bande, nessuna devastazione, nessun confronto tra minori non accompagnati (e nemmeno una lite che li vedesse protagonisti), nessun gruppo di venti persone contro altre venti. Eppure, nel giro di poche ore, la scena inesistente è stata descritta, commentata e politicamente processata con una precisione quasi cinematografica.

La verifica, quella grande nemica delle visualizzazioni

Il primo passaggio è stato quello più delicato: una fonte presa per oro colato e una notizia pubblicata da un media senza verificare presso la Questura. Una telefonata all’ufficio stampa (noi l’abbiamo fatta e per questo non abbiamo scritto nulla perché nessuna notizia c’era da scrivere) avrebbe probabilmente rovinato tutto, impedendo alla storia di nascere. Ma la prudenza, si sa, non corre veloce quanto la fame di visualizzazioni.

Così la presunta maxi rissa è entrata nel circuito dell’informazione locale. Una volta pubblicata, altri media l’hanno ripresa senza sottoporla a controlli autonomi. È il comodo sistema della certificazione reciproca: se lo ha scritto qualcuno, allora deve essere vero; se lo hanno ripreso in tre, diventa praticamente una sentenza; se finisce nei gruppi di quartiere, è già memoria collettiva. Stavolta pare sia arrivata anche su un media nazionale, all’interno di una trasmissione televisiva che trattava più genericamente dei temi dell’immigrazione.

La Lega sale sul carro. Peccato fosse immaginario

A rendere il quadro ancora più surreale sono intervenuti i consiglieri comunali della Lega, che hanno accolto il racconto con la stessa prudenza di chi legge il titolo e ha già pronta la sentenza e la dichiarazione da mandare alla stampa. In una nota inviata ad alcuni organi “scelti” di informazione (noi non l’abbiamo mai ricevuta, la Lega comunale non ci manda i suoi comunicati come tutte le altre forze politiche) hanno parlato di «furiosa rissa alla Madonna del Monte», di «ennesimo campanello di allarme» e di un nuovo pericolo per «la sicurezza dei nostri quartieri e la tranquillità dei cittadini genovesi».

Non è mancata, naturalmente, la consueta distribuzione delle responsabilità. Nel mirino sono finiti i gestori dei centri di accoglienza e, più in generale, la Giunta comunale, colpevole anche questa volta di non avere impedito un episodio che, come si è detto, in realtà non si era verificato. Un risultato amministrativo non da poco: essere accusati di non aver gestito correttamente persino i fatti immaginari.

Il tema era troppo appetitoso per lasciarlo raffreddare. Sicurezza, immigrazione, giovani stranieri, quartieri impauriti: un menù politico completo, pronto per essere servito insieme a espressioni indignate e richieste di interventi immediati. Verificare avrebbe soltanto complicato e smontato la narrazione.

Il banchetto degli algoritmi e il rosario degli insulti

Nel frattempo, la non notizia ha iniziato a produrre gli effetti di una notizia vera e clamorosa. Sui social si è radunata la solita batteria di commentatori: quelli apertamente razzisti, quelli che chiedono espulsioni prima ancora di sapere chi sarebbe coinvolto, quelli che auspicano punizioni fisiche e quelli che ricordano episodi analoghi mai avvenuti, ma raccontati dal cugino di un conoscente.

Accanto a loro ci sono anche persone semplicemente impaurite (“Paura alla Madonna del Monte” si leggeva nel primo titolo, poi modificato, del primo articolo, quello che ha avviato l’effetto domino”), bombardate ogni giorno da emergenze reali, presunte o costruite. Persone che finiscono per credere a una storia perché la vedono ripetuta decine di volte, accompagnata da titoli allarmistici e da dichiarazioni di rappresentanti istituzionali. Se un consigliere comunale commenta con tanta sicurezza, penseranno, qualcosa sarà pur successo. E invece no.

Ed è proprio questo il punto. Una notizia falsa non rimane confinata nella pagina che l’ha pubblicata. Produce paura, rabbia e ostilità. Alimenta la sensazione che interi quartieri siano fuori controllo e che determinate persone rappresentino automaticamente un pericolo. Quando poi la smentita arriva, viaggia più lentamente e senza lo stesso fascino.

Dalla “rissa” alla “lite”: la chirurgia d’emergenza sul titolo

A un certo punto il primo articolo è stato corretto. La parola “rissa” è stata sostituita con “lite”, una sorta di intervento di chirurgia lessicale per ridurre il danno senza ammettere apertamente che il paziente non era mai esistito. Su Google, però, sono rimaste visibili entrambe le versioni del titolo, quella con la rissa e quella ridimensionata.

Anche “lite”, in realtà, appare una definizione generosa. Ma una volta messo in moto il meccanismo, fermarlo diventa difficile. Gli articoli erano già stati condivisi nei gruppi di quartiere, nelle pagine dedicate alla sicurezza e nelle chat in cui ogni voce incontrollata viene rapidamente trasformata in prova definitiva del collasso della civiltà occidentale.

Venti contro venti, devastazioni e altri dettagli inventati

Il passaparola su social e chat ha fatto il resto. La rissa è diventata enorme, poi violentissima, quindi devastante. I partecipanti sono aumentati di messaggio in messaggio. Qualcuno ha parlato di venti persone per parte, altri di danni e scene di guerriglia.

È la straordinaria capacità dei social di aggiungere testimoni, feriti e devastazioni a un episodio al quale mancava soltanto un piccolo elemento: l’episodio.

La vicenda ha così assunto contorni sempre più drammatici, passando di bocca in bocca, di profilo in profilo e di chat in chat. Ogni rilancio ha aggiunto un particolare e tolto un po’ di realtà, fino a trasformare qualche persona davanti a una struttura in due corpose bande impegnate in una battaglia campale.

Quello che è accaduto davvero

Alcuni maggiorenni non ospiti si sono presentati all’ingresso del centro di accoglienza chiedendo di entrare. Gli operatori hanno negato loro l’accesso e, correttamente, hanno chiamato il numero unico di emergenza 112.

Sul posto sono intervenute le volanti della polizia di Stato, che non hanno trovato risse, feriti o gruppi impegnati a picchiarsi. Le persone estranee alla struttura che volevano entrare si erano già allontanate. Nessuno degli ospiti del centro ha partecipato al battibecco tra gli operatori e gli aspiranti visitatori.

Alcune persone sedute davanti alla struttura, anch’esse estranee al centro, hanno rumoreggiato. Nessuno, però, ha alzato le mani. Questa è la vicenda reale: una richiesta di accesso respinta, qualche protesta, una chiamata al 112 e l’intervento della polizia di Stato per cautela e prevenzione. Il resto è stato aggiunto dopo, nella narrazione ingigantita dal telefono senza fili di commenti social e chat.

Una notizia troppo modesta per diventare virale

In termini giornalistici sarebbe stata una notizia modesta anzi, inesistente. In termini social, sarebbe stata inutilizzabile e impossibile da cavalcare. Mancavano la violenza, le bande, la paura e soprattutto il bersaglio. È stato quindi necessario costruirli, più o meno inconsapevolmente, attraverso una catena di superficialità, fretta e rilanci privi di controllo.

Il risultato non è soltanto una figuraccia. È un caso esemplare di alimentazione artificiale della xenofobia. Una storia falsa ha trasformato persone che non avevano partecipato ad alcuna rissa nei protagonisti di un allarme pubblico. Ha esposto i gestori del centro a critiche infondate e ha offerto alla politica un palco costruito sul nulla.

La bufala corre, la smentita resta ai box

Resta poi il problema della correzione. Quanti tra coloro che hanno letto il titolo iniziale scopriranno che la maxi rissa non è mai avvenuta? Quanti leggeranno la ricostruzione completa? Quanti consiglieri, commentatori e rilanciatori dedicheranno alla smentita lo stesso spazio e la stessa energia riservati all’indignazione?

Probabilmente molto pochi.

La bufala continuerà a vivere. Tra qualche settimana qualcuno ricorderà “quella tremenda rissa alla Madonna del Monte”. Un altro aggiungerà che erano cinquanta. Un terzo garantirà di aver visto il video, naturalmente inesistente. Qualcuno giurerà di aver sentito parlare persino di armi. E il falso episodio finirà nel grande archivio delle paure cittadine, pronto per essere citato alla prossima occasione.

A beneficio di chi arriverà soltanto alla fine

Per questo conviene ripeterlo un’ultima volta, con la speranza che almeno la realtà riesca a ottenere una piccola parte delle visualizzazioni conquistate dalla fantasia: alla Madonna del Monte non c’è stata alcuna maxi rissa. Non c’è stata nemmeno una rissa. Non c’è stato un solo ceffone.

Tutto il resto, dichiarazioni furibonde comprese, è stato costruito attorno al nulla.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts