Ericsson, chi ha fermato i licenziamenti? Dopo il ritiro parte la gara per intestarsi il risultato

Palazzo Chigi e Fratelli d’Italia rivendicano il ruolo decisivo di Giorgia Meloni. Cgil e Partito Democratico riconoscono anche l’intervento del Governo, ma indicano nella mobilitazione dei lavoratori e nella pressione unitaria di sindacati e istituzioni le condizioni che hanno portato allo stop. La procedura è ritirata, ma le uscite volontarie prospettate dall’azienda lasciano aperto il nodo dell’occupazione e del futuro di Ericsson a Genova

Il ritiro della procedura di licenziamento collettivo che riguardava 131 dipendenti Ericsson di Genova è diventato, nel giro di poche ore, anche una contesa politica sul merito del risultato. La decisione è stata comunicata nel giorno del confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, convocato per discutere proprio delle prospettive occupazionali e industriali del sito.

La prima rivendicazione è arrivata da Palazzo Chigi: secondo fonti della Presidenza del Consiglio, la presidente Giorgia Meloni ha telefonato all’amministratore delegato di Ericsson, Andrea Missori, e le interlocuzioni dirette con i vertici dell’azienda hanno portato alla decisione di ritirare la procedura. La stessa ricostruzione sostiene che l’intervento della premier abbia contribuito a evitare che la vicenda alimentasse tensioni tra i lavoratori.
Fratelli d’Italia (FdI) ha rilanciato questa lettura con toni netti. I deputati Matteo Rosso e Maria Grazia Frijia e il senatore Gianni Berrino definiscono l’intervento di Meloni determinante e parlano di posti di lavoro salvati. Nel loro comunicato contrappongono l’azione del Governo alle proteste e alle critiche rivolte all’esecutivo durante le settimane della vertenza, chiedendo a chi aveva denunciato l’immobilismo di riconoscere il risultato.
La versione sindacale non esclude il peso dell’intervento governativo, ma allarga il quadro. Sonia Montaldo, segretaria generale del Sindacato Lavoratori della Comunicazione (Slc) Cgil Genova, e Alessandro Pagano, segretario generale della Camera del Lavoro di Genova, parlano di un risultato frutto della lotta dei lavoratori, della mobilitazione sindacale e dell’interessamento delle istituzioni e della politica, «naturalmente» compresa la presidente del Consiglio.
La Cgil sottolinea però che l’annuncio dell’azienda comprende anche l’intenzione di favorire eventuali uscite volontarie attraverso incentivi e percorsi di ricollocazione per chi aderirà. Per questo il ritiro della procedura non coincide automaticamente con la garanzia che tutti i 131 dipendenti resteranno al lavoro a Genova. Il sindacato definisce positivo lo stop ai licenziamenti, ma richiama le numerose procedure affrontate negli anni dai dipendenti e chiede di rilanciare il sito degli Erzelli, tutelandone competenze e attività.
Luca Maestripieri, segretario generale della Cisl Liguria, definisce un primo passo la proposta Ericsson di sostituire i licenziamenti con uscite volontarie incentivate fino a 48 mensilità. Ora, dice, servono nuove garanzie e prospettive industriali e occupazionali per il sito degli Erzelli.
Giuseppe Gulli, segretario organizzativo della Uil Liguria, prende atto della disponibilità aziendale e chiede però chiarezza sui criteri e sulle tutele e attende il confronto con la sindaca e Confindustria, oltre all’avvio di un tavolo nazionale sul settore.
Anche i parlamentari liguri del Partito Democratico (Pd) Alberto Pandolfo, Valentina Ghio, Luca Pastorino e Lorenzo Basso accolgono con favore il ritiro, ma respingono la lettura che attribuisce il risultato a un solo intervento. Lo considerano l’esito dell’impegno di lavoratrici e lavoratori, delle organizzazioni sindacali e di un’azione istituzionale e politica sviluppata su più livelli. Secondo i parlamentari, la mobilitazione non è stata una strumentalizzazione: è partita dall’annuncio di 131 esuberi e ha raccolto adesioni trasversali attorno alla difesa del presidio genovese.
Selena Candia e Jan Casella di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) accolgono con favore il ritiro dei licenziamenti Ericsson, ma chiedono di garantire prospettive a chi sceglierà l’uscita volontaria. Sollecitano inoltre un piano per sviluppare il polo tecnologico ligure e creare occupazione qualificata. Attribuiscono il risultato all’azione congiunta delle forze politiche e delle istituzioni.
La pressione partita dai lavoratori
La cronologia aiuta a capire perché le diverse componenti rivendichino un ruolo. La procedura era stata avviata a settembre e aveva acceso l’allarme non soltanto per i posti a rischio, ma anche per le prospettive delle attività tecnologiche e di ricerca presenti a Genova. Nei giorni precedenti alla decisione si sono susseguiti scioperi e presidi, tra cui quello davanti al Salone Nautico, mentre i lavoratori chiedevano il ritiro dei licenziamenti e garanzie sul futuro del sito.
La sindaca Silvia Salis aveva incontrato i dipendenti in presidio al Salone e chiesto garanzie sia per le persone coinvolte sia per la sede degli Erzelli e gli investimenti dell’azienda in città. La posizione del Comune si inseriva in una mobilitazione che, nelle settimane precedenti, aveva coinvolto sindacati, lavoratori, Regione, Comune e forze politiche.
Il 2 ottobre, dopo un incontro tra parlamentari liguri e capigruppo del Consiglio regionale, era stata annunciata una posizione comune: chiedere il ritiro della procedura e mantenere a Genova la sede Ericsson. Il documento unitario doveva essere portato al tavolo ministeriale del 5 ottobre. È questo passaggio che i parlamentari del Pd richiamano per sostenere che il confronto politico e istituzionale aveva già assunto una forma condivisa prima dell’annuncio aziendale.
Anche il presidente della Regione Marco Bucci aveva indicato come obiettivo non solo la tutela immediata dei lavoratori, ma la permanenza a Genova di attività tecnologiche, di ricerca e sviluppo. Nella sua posizione, fermare i licenziamenti era necessario, ma non sufficiente: se una divisione fosse stata chiusa, aveva chiesto, l’azienda avrebbe dovuto sostituirla con altre attività.
Ilaria Cavo, deputata ligure e vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera, definisce una svolta il ritiro della procedura di licenziamento collettivo per i 131 dipendenti Ericsson di Genova. Secondo quanto riferito al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’azienda ha proposto uscite volontarie incentivate con 48 mensilità e ha dichiarato di voler mantenere a Genova le altre unità presenti.
Cavo attribuisce il risultato all’azione congiunta delle istituzioni e all’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ora, afferma, servirà un tavolo di monitoraggio per seguire gli sviluppi senza la procedura di licenziamento collettivo.
Bucci: «L’impegno della Regione Liguria trova piena conferma nelle rassicurazioni dell’azienda»
«Accogliamo con grande soddisfazione la notizia che l’incontro convocato oggi dal ministro Adolfo Urso presso il Mimit abbia avuto esito positivo e che Ericsson abbia comunicato il ritiro della procedura di licenziamento collettivo – dice il presidente della Regione Marco Bucci con l’assessore allo Sviluppo Economico Alessio Piana e l’assessore alle Vertenze aziendali Paolo Ripamonti -. Ringraziamo il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che è intervenuta personalmente: la sua posizione è risultata determinante per la positiva soluzione della vertenza”. All’incontro odierno al Mimit a Roma ha partecipato in presenza l’assessore Piana, mentre l’assessore Ripamonti è intervenuto in collegamento.
«L’impegno della Regione Liguria, che ha sempre posto al primo posto la strategicità del sito di Genova, trova piena conferma nelle rassicurazioni dell’azienda – continuano il presidente e gli assessori -. La dismissione di una linea di prodotto non rappresenta in alcun modo la dismissione della sede di Erzelli. Auspichiamo che, anche grazie al contributo delle istituzioni locali, che da sempre rappresentano un valore da preservare in questo genere di vertenze, il tavolo di monitoraggio annunciato possa consentire di individuare le soluzioni migliori non solo per superare l’attuale fase di difficoltà dell’azienda, ma anche per costruire insieme percorsi di crescita e sviluppo sul territorio».
Salis: «Risultato possibile grazie alla lotta dei lavoratori»
«La notizia del ritiro della procedura di licenziamento collettivo dei 131 dipendenti Ericsson è motivo di grande soddisfazione, innanzitutto per i lavoratori e le loro famiglie, che hanno vissuto settimane di preoccupazione per il proprio futuro – dichiara la sindaca Silvia Salis -. Apprezzo che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, abbia ascoltato la protesta dei lavoratori in occasione dell’inaugurazione del Salone Nautico di Genova e la ringrazio per il suo intervento. Questo risultato è stato possibile grazie alla lotta dei lavoratori, che hanno tenuto alta l’attenzione sulla vertenza». Così la sindaca di Genova, Silvia Salis, commenta la notizia del ritiro della procedura di licenziamento collettivo dei 131 dipendenti della sede genovese di Ericsson dopo l’interlocuzione tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i vertici dell’azienda. Salis ha partecipato in videocollegamento all’incontro convocato oggi a Roma dall’azienda, seguito in presenza dall’assessore Emilio Robotti.
«Fin dall’avvio della vertenza, abbiamo incontrato lavoratori, sindacati e azienda e chiesto ai ministri competenti l’apertura di un tavolo nazionale – ricordano la sindaca e l’assessore – il coinvolgimento del governo era necessario e accogliamo positivamente il risultato raggiunto. Un ringraziamento va ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali che hanno fatto sentire la propria voce e tenuto alta l’attenzione sul futuro del sito genovese. Ora è importante proseguire il confronto per dare prospettive durature all’occupazione e alle attività di ricerca e sviluppo di Ericsson a Genova. Il ritiro dei licenziamenti è un passaggio fondamentale: da qui occorre partire per discutere di piano industriale e investimenti, valorizzando il patrimonio di competenze presente agli Erzelli. Il Comune continuerà a fare la propria parte, in costante contatto con Confindustria, per capire la reale capacità del territorio di assorbire i lavoratori che aderiranno alla procedura di esodo volontario».
Il risultato e ciò che resta da chiarire
La disputa sul merito riflette due modi diversi di raccontare la politica. Da un lato, la maggioranza di Governo presenta il contatto diretto tra la premier e l’amministratore delegato come l’azione decisiva che ha sbloccato la vertenza. Dall’altro, sindacati e opposizione ricordano che quella telefonata è arrivata dopo settimane di mobilitazione, richieste istituzionali, scioperi e iniziative pubbliche. La stessa Cgil riconosce l’intervento di Meloni, ma lo colloca dentro una pressione più ampia; il Pd sostiene che il risultato sia stato costruito da lavoratori, sindacati e istituzioni insieme.
Sulla base degli elementi disponibili, non è possibile attribuire con certezza il ritiro a una sola causa. È invece documentato che l’intervento della presidente del Consiglio è stato rivendicato da Palazzo Chigi e che il confronto nazionale si è svolto dopo una mobilitazione locale e una convergenza istituzionale esplicitata nel documento del 2 ottobre. Le due dimensioni non si escludono: l’azione del Governo può aver contribuito alla decisione, mentre la pressione dei lavoratori e delle istituzioni ha mantenuto la vertenza al centro dell’attenzione.
Il dato politico, però, non esaurisce la questione industriale. Ericsson ha ritirato la procedura collettiva, ma ha prospettato uscite volontarie incentivate e ricollocazioni. Restano da chiarire quanti lavoratori potrebbero aderire, quale sarà la consistenza dell’organico dopo le eventuali uscite e quali funzioni continueranno a essere svolte a Genova. Il tavolo ministeriale era stato convocato proprio per discutere le prospettive dello stabilimento: la verifica concreta del risultato passerà ora dagli impegni aziendali sul lavoro e sulla continuità delle attività.
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