Al Cep nasce un nuovo murale firmato Pao: due giorni di arte dal vivo trasformano l’Area Pianacci

Al Cep prende forma il nuovo murale di Pao: l’arte urbana trasforma l’Area Pianacci e chiude un percorso di partecipazione

Sommario: Paolo Bordino, tra i protagonisti della street art italiana, ha lavorato venerdì 17 e sabato 18 luglio davanti agli abitanti del quartiere. L’opera, scelta attraverso il confronto con giovani e realtà locali, conclude il progetto “Caleidoscopio della Partecipazione” e arricchisce il patrimonio di murales costruito negli anni dal Circolo Arci Pianacci.


Un grande murale gioioso, collocato in uno dei punti centrali dell’Area Pianacci, per lasciare nel quartiere un nuovo segno di energia, colore e vitalità. Venerdì 17 e sabato 18 luglio, al Cep, l’artista urbano Paolo Bordino, conosciuto come Pao, ha realizzato la sua opera lavorando direttamente davanti ai cittadini.

Il pubblico ha potuto seguire la nascita del murale fin dalle prime fasi, osservando la preparazione della superficie, la costruzione delle forme e la progressiva comparsa dei colori. Il lavoro dal vivo ha trasformato l’intervento artistico in un’occasione di incontro, curiosità e partecipazione, permettendo agli abitanti di assistere non soltanto al risultato finale, ma anche al percorso creativo che lo ha generato.
L’iniziativa si è svolta negli spazi del Circolo Arci Pianacci, nell’Area Pianacci di via della Benedicta 14, ed è stata realizzata nell’ambito del progetto “Caleidoscopio della Partecipazione”, sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo.
Con il murale di Pao e l’incontro diretto tra l’artista e il quartiere si chiude la parte conclusiva di un percorso dedicato al significato della partecipazione nel Ponente genovese. Il progetto ha coinvolto giovani, associazioni e altre realtà locali, raccogliendo idee e aspettative su come rendere gli spazi comuni più vissuti, riconoscibili e rappresentativi delle persone che li frequentano.
La scelta dell’autore e dell’impostazione dell’opera non è stata affidata a una decisione calata dall’alto. Prima dell’intervento si sono svolti incontri, dialoghi e momenti di confronto con i giovanissimi e con i referenti del territorio. Da questo percorso è emersa la volontà di avere un murale capace di comunicare allegria e vitalità, libero da contenuti eccessivamente specifici e immediatamente accessibile a chiunque attraversi l’area.
Proprio questa richiesta ha portato al nome di Paolo Bordino, artista noto per un linguaggio ironico, colorato e profondamente legato alla reinterpretazione creativa dello spazio urbano. Le sue opere partono spesso dagli oggetti già presenti nelle città, modificandone la percezione e trasformandoli in figure sorprendenti, giocose e fantastiche.
Il nuovo murale dell’Area Pianacci nasce quindi come il risultato visibile di un processo collettivo. Non è soltanto un dipinto da osservare, ma la conclusione di una discussione sul quartiere, sulle sue potenzialità e sulla possibilità di lasciare un segno condiviso nei luoghi pubblici.
Alla base del progetto c’è la convinzione che il writing e l’arte urbana possano essere forme spontanee e accessibili di partecipazione. Dipingere un muro, immaginare un soggetto o modificare l’aspetto di uno spazio cittadino significa anche contribuire alla costruzione dell’identità del luogo nel quale si vive.
Il Circolo Arci Pianacci lavora da anni in questa direzione. L’associazione ha scelto di sostenere l’espressività giovanile e il writing, considerandoli linguaggi profondamente legati alle città contemporanee. Nel tempo ha promosso corsi, laboratori e incontri, coinvolgendo autori affermati e ragazzi interessati ad avvicinarsi a questa forma artistica.
Un passaggio importante è arrivato nel 2020 con la realizzazione, in via Novella, dei primi muri genovesi destinati ufficialmente alla libera espressione. Si tratta di centinaia di metri lineari di superfici sulle quali chi desidera sperimentare il writing può dipingere legalmente, provare tecniche, sviluppare uno stile personale e confrontarsi con altri autori.
Quell’esperienza ha trasformato una parte del Cep in uno spazio aperto alla creatività e al continuo rinnovamento delle opere. I muri non sono considerati superfici immobili, ma luoghi in evoluzione, sui quali possono alternarsi linguaggi, stili e generazioni differenti.
Parallelamente, l’Area Pianacci è diventata nel tempo una sorta di esposizione permanente a cielo aperto. Sulle sue pareti sono comparsi interventi di artisti provenienti da diverse parti d’Italia, accanto ai lavori di autori genovesi e di giovani del territorio.
Il murale di Pao si aggiunge alle opere di Weik, artista milanese, Mr Wany, proveniente dalla Puglia, e Enrico Macchiavello, autore genovese conosciuto a livello nazionale. Nell’Area Pianacci trovano spazio anche lavori di artisti locali, tra cui Drina, GiulioGol e Web 3.
Altri murales sono stati cancellati nel corso degli anni a causa dell’usura o della scelta di rinnovare le superfici, secondo una dinamica tipica dell’arte urbana. Tra gli interventi non più visibili figurano quelli della Bds Crew e di Asker, mentre altri autori hanno lavorato nell’area nell’ambito di progetti differenti.
Il patrimonio costruito dal Circolo non è dunque una collezione immobile. Alcune opere rimangono, altre vengono sostituite e altre ancora sopravvivono soltanto nelle fotografie e nella memoria del quartiere. La trasformazione è parte integrante dello stesso linguaggio del writing, nel quale la temporaneità non diminuisce il valore di un’opera, ma ne rappresenta una caratteristica essenziale.
La presenza di Paolo Bordino porta al Cep uno degli artisti che hanno contribuito alla storia recente dell’arte urbana italiana. Nato a Milano il 28 ottobre 1977, Pao è attivo dal 2000 nel panorama della street art e, a partire dal 2007, ha ampliato la propria ricerca alla pittura su tela e all’utilizzo di supporti differenti.
La sua formazione nasce soprattutto in teatro. Prima di dedicarsi pienamente all’arte urbana, Paolo Bordino ha lavorato come fonico, tecnico di palcoscenico e macchinista con la compagnia di Dario Fo e Franca Rame. Ha inoltre studiato e lavorato nei laboratori del Teatro alla Scala di Milano, maturando una particolare attenzione per lo spazio scenico, la costruzione delle immagini e il rapporto tra opera e ambiente.
I suoi primi interventi nello spazio pubblico risalgono al 2000 e nascono da un percorso sostanzialmente autodidatta. Pao non proviene direttamente dal writing tradizionale e non concentra il proprio lavoro principalmente sulla firma o sulla costruzione delle lettere. La sua ricerca punta piuttosto a reinterpretare in modo creativo e ironico gli elementi ordinari della città.
Tra le opere che lo hanno reso più riconoscibile ci sono i pinguini dipinti sui paracarri, i dissuasori della sosta trasformati in delfini, i pali della luce diventati margherite e i bagni pubblici reinterpretati come lattine Campbell. In questi interventi è l’oggetto stesso a suggerire l’immagine, la forma e il personaggio che l’artista farà emergere.
Il contesto urbano non è quindi un semplice fondale, ma parte integrante del lavoro. Pao osserva ciò che esiste già, ne individua le caratteristiche e costruisce un’immagine capace di modificarne il significato. Un elemento anonimo o funzionale diventa così un animale, un fiore o una figura fantastica, invitando chi passa a guardare la città con occhi differenti.
Dal 2001 l’artista ha partecipato a numerose esposizioni. Tra gli appuntamenti più importanti figura “Street art sweet art”, organizzata nel 2007 al Padiglione d’arte contemporanea di Milano, dove presentò l’opera “Il velo di Maya”.
Nel 2008 partecipò a “Ceccarini underground” a Riccione, decorando il sottopasso di viale Ceccarini con un murale realizzato su pannelli e popolato dai suoi personaggi colorati e giocosi. Nel 2010 prese parte alla collettiva del Triennale Design Museum di Milano, mentre nel 2011 partecipò alla mostra collettiva “Intralci”.
Sempre nel 2010 si svolse la sua prima personale, intitolata “Mondotondo”. In quell’occasione Paolo Bordino presentò quaranta opere tra dipinti su tela, sculture, installazioni e lavori in vetroresina. Lo spazio espositivo venne trasformato in un immaginario “Mondo Tondo”, abitato da pinguini, coccodrilli, mostri, animali e vegetali dalle forme morbide, semplificate e circolari.
Quel mondo fantastico riassumeva molti degli elementi centrali della sua poetica: allegria, ironia, vivacità e capacità di rileggere la realtà quotidiana attraverso personaggi apparentemente semplici, ma inseriti in costruzioni visive elaborate.
Nel novembre 2016 Pao realizzò inoltre “La street art per la storia” in piazza dei Mercanti, a Milano. Le opere vennero distrutte da alcuni vandali pochi giorni dopo l’inaugurazione, un episodio che riportò al centro il tema della fragilità e della temporaneità degli interventi nello spazio pubblico.
Sul piano tecnico, Pao utilizza soprattutto lo spray quando lavora in strada. Nelle opere su tela e su altri supporti ricorre anche all’acrilico e all’inserimento di elementi in legno o materiali differenti, mantenendo una ricerca continua sulle possibilità delle superfici.
Il passaggio dalla strada alla tela non consiste nella semplice riproduzione degli stessi soggetti. Nei lavori urbani l’artista dialoga in modo diretto con il contesto, rispettando la forma dello spazio e affidandosi a colori intensi e immediatamente visibili. Sulla tela, invece, dedica maggiore attenzione alla struttura dell’immagine, sviluppando riflessioni più complesse sulla forma, sulla percezione e sui limiti dello spazio.
I soggetti restano spesso fantastici, colorati, ironici e apparentemente spensierati. Dietro questa leggerezza si trova però un lavoro articolato su materiali, prospettive, distorsioni visive e geometrie curve.
Attraverso queste sperimentazioni, Pao cerca di superare sia la bidimensionalità della tela sia la tridimensionalità ordinaria degli oggetti. Le superfici sembrano aprirsi, piegarsi o mettere in comunicazione dimensioni differenti.
Un esempio significativo è “Il velo di Maya”, opera nella quale un elemento tridimensionale compare all’interno della bidimensionalità del dipinto, consentendo al protagonista di oltrepassare i confini della propria realtà. Il lavoro diventa così una riflessione sulla possibilità di superare ciò che appare immediatamente visibile e di accedere a una dimensione ulteriore.
Nel 2005 è nato anche Paopao Studio, centro operativo e creativo fondato da Pao insieme a Laura, grafica con la quale sviluppa progetti occupandosi anche dell’identità visiva e della comunicazione. Le collaborazioni con aziende e istituzioni hanno portato l’artista a ricercare nuovi supporti e a sperimentare ulteriormente con materiali, superfici tridimensionali e strutture in vetroresina.
La sua produzione ha così progressivamente superato i confini della strada senza perdere il rapporto originario con l’ambiente urbano e con l’immaginario collettivo. Le opere di Pao sono state ospitate in importanti rassegne e istituzioni culturali, dal Padiglione d’arte contemporanea alla Triennale di Milano, fino alla Biennale di Venezia.
Il murale realizzato al Cep porta questa lunga esperienza dentro un progetto nato dal basso e sviluppato a diretto contatto con il territorio. La scelta di mostrare l’artista al lavoro ha permesso di rendere visibili i passaggi della creazione, i ripensamenti, le tecniche e la costruzione progressiva dell’immagine.
È proprio durante il lavoro dal vivo che l’arte urbana recupera pienamente la propria natura pubblica. L’opera non compare improvvisamente su una parete già conclusa, ma cresce davanti alle persone, suscita domande e crea occasioni di dialogo fra l’autore e chi vive quello spazio.
Con il completamento del murale si conclude una fase di “Caleidoscopio della Partecipazione”, ma nell’Area Pianacci resta un nuovo elemento destinato a entrare nel paesaggio quotidiano del Cep.
Un’opera nata dall’ascolto dei giovani e dalla volontà di offrire al quartiere un’immagine gioiosa, aperta e libera da interpretazioni rigide. Un nuovo segno di vitalità affidato ai colori e all’immaginario di Pao, che si aggiunge alle molte storie già dipinte sulle pareti del Pianacci.
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