Autovelox, Genova sul podio nazionale delle multe: incassati 30 milioni di euro in cinque anni

Il capoluogo ligure è terzo tra le principali città italiane, dietro soltanto a Firenze e Milano e per appena centomila euro davanti a Bologna. Nel 2025 gli introiti genovesi sono cresciuti del 54 per cento, mentre entrano in vigore le nuove regole sull’omologazione degli apparecchi

Genova sale sul podio nazionale degli incassi garantiti dagli autovelox. Tra il 2021 e il 2025, le apparecchiature per il controllo elettronico della velocità hanno portato nelle casse del Comune circa 30 milioni di euro, con una media vicina ai sei milioni all’anno. Un risultato che colloca il capoluogo ligure al terzo posto tra le 21 principali città italiane prese in esame dal Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori.

Davanti a Genova ci sono soltanto Firenze, nettamente prima con 86,1 milioni di euro, e Milano, che nei cinque anni considerati ha incassato 52,1 milioni. Il margine su Bologna è invece ridottissimo: il Comune emiliano si è fermato a 29,9 milioni, appena centomila euro sotto il dato genovese. Roma, nonostante dimensioni e popolazione molto superiori, ha totalizzato 25,4 milioni.

Il dato fotografa il peso assunto dai controlli elettronici della velocità nel bilancio comunale. I circa 30 milioni arrivati a Tursi rappresentano quasi il dieci per cento dei 306,5 milioni complessivamente riscossi dalle 21 amministrazioni analizzate. L’associazione dei consumatori definisce questi introiti «un vero e proprio tesoretto per le amministrazioni locali».
La situazione genovese risulta ancora più significativa osservando l’andamento dell’ultimo anno. Nel 2025 il Comune ha dichiarato proventi da autovelox per circa 4,8 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente, gli incassi sono aumentati del 54 per cento: tra le grandi città italiane soltanto Ancona ha registrato una crescita percentuale superiore. Il dato di Genova si muove quindi in controtendenza rispetto al quadro nazionale, dove le entrate complessive del 2025 sono diminuite dell’8,9 per cento.
Il confronto con gli altri capoluoghi restituisce differenze enormi. All’estremo opposto della graduatoria si trova Aosta, che ha incassato appena 4.514 euro, concentrati interamente nel 2021. Napoli, nell’arco dei cinque anni, si è fermata a 59.713 euro. Tra Genova e la città campana il divario supera quindi i 29,9 milioni di euro.
I numeri vengono diffusi mentre cambia il quadro nazionale sull’impiego degli autovelox. Da domenica 12 luglio sono operative le nuove disposizioni sulle caratteristiche tecniche, sull’omologazione, sulla taratura e sulle verifiche periodiche degli apparecchi. Il decreto firmato dal ministro Matteo Salvini punta a uniformare le procedure e a superare il contenzioso nato dalla differenza tra dispositivi semplicemente approvati e strumenti effettivamente omologati.
Secondo i dati comunicati dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, 3.150 apparecchi presenti sul territorio nazionale possiedono già i requisiti necessari per continuare a funzionare, mentre altri 850 dovranno essere spenti in attesa delle verifiche o dell’omologazione. Per i dispositivi approvati dopo giugno 2017 è prevista l’omologazione automatica; quelli più vecchi dovranno invece superare controlli documentali, prove tecniche e tarature.
Al momento non è stato precisato quanti degli autovelox utilizzati a Genova rientrino tra gli apparecchi già conformi e quanti, eventualmente, debbano essere sottoposti alle nuove procedure. Per Tursi si apre quindi una fase delicata: da una parte ci sono gli effetti sulla sicurezza stradale, dall’altra un flusso di entrate che negli ultimi cinque anni ha assunto dimensioni rilevanti per il bilancio comunale.
La fotografia complessiva è comunque netta. Con 30 milioni di euro incassati in cinque anni, Genova non è soltanto una delle città italiane dove gli autovelox hanno prodotto più sanzioni, ma anche una delle amministrazioni maggiormente esposte alle conseguenze delle nuove regole. Il funzionamento e la regolarità degli apparecchi diventano così una questione che riguarda contemporaneamente automobilisti, sicurezza delle strade e conti pubblici.
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