Detenuto scende dal tetto dopo otto ore. Rientra la protesta nel carcere di Marassi

La situazione si è conclusa senza conseguenze grazie alla mediazione della polizia penitenziaria. Il Sappe chiede un riconoscimento per il personale intervenuto e sottolinea il ruolo decisivo del negoziatore

È terminata senza feriti né uso della forza la protesta del detenuto che, nella giornata di oggi, era salito sul tetto della casa circondariale di Marassi. Dopo circa otto ore di tensione, l’uomo ha accettato di scendere volontariamente, permettendo il ritorno alla normalità all’interno dell’istituto.

A darne notizia è il Sappe, che attribuisce l’esito positivo dell’intervento al lavoro di mediazione svolto dalla polizia penitenziaria e dagli altri soggetti istituzionali coinvolti.
Alle 23:35 è stata riaperta via Rino Mandoli chiusa temporaneamente al transito veicolare dalla polizia locale dalle 18:45 per permettere i soccorsi dei vigili del fuoco.
𝗔𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼: in tarda serata l’uomo è sceso ed è stato portato a colloquio col magistrato di turno. Alle 23:35 via Mandoli è stata riaperta

«Il merito va all’opera di negoziazione condotta dal comandante del Reparto e da tutto il personale, che ha agito con professionalità, equilibrio e senso dello Stato», afferma il segretario generale del Sappe Donato Capece.
Nel corso delle operazioni hanno contribuito anche il magistrato di sorveglianza, il mediatore culturale e il negoziatore della polizia penitenziaria. Secondo il sindacato, la gestione dell’episodio dimostra quanto la capacità di dialogo e l’autocontrollo siano determinanti nelle situazioni ad alto rischio.
Capece sottolinea in particolare l’importanza della figura del negoziatore all’interno del Corpo, definendone l’introduzione una scelta lungimirante. La crisi, osserva il sindacato, è stata risolta salvaguardando l’incolumità del detenuto e degli operatori, senza ricorrere alla forza.
Un plauso viene rivolto alla comandante del Reparto, la prima dirigente della polizia penitenziaria Lucrezia Nicolò, e a tutto il personale impegnato nelle otto ore di trattativa.
Il Sappe auspica ora che il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria valuti l’assegnazione di un riconoscimento ministeriale agli operatori che hanno contribuito a evitare conseguenze più gravi.
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