Novantanovenne a Marassi dopo il dramma di Savona, il sindacato Sappe: «Non è uno scandalo, lo prevede la legge»

Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria interviene sul caso dell’uomo portato nel penitenziario genovese: «Chi in queste ore grida allo scandalo dimostra di ignorare le regole del processo penale»

La presenza nel carcere di Marassi dell’anziano arrestato a Savona per l’ipotesi di tentato omicidio della moglie e per il successivo tentativo di suicidio è «una vicenda umanamente dolorosa», ma non può essere trattata come uno scandalo senza considerare le regole processuali. A dirlo è Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che interviene sulla vicenda respingendo le polemiche nate dopo il trasferimento dell’uomo nella casa circondariale genovese.

Secondo Capece, il punto da chiarire è anzitutto giuridico. In presenza di una contestazione come il tentato omicidio, spiega il sindacato, il Codice di procedura penale prevede l’arresto obbligatorio e il trasferimento in una casa circondariale, salvo diversa valutazione dell’autorità giudiziaria. Nel caso specifico, aggiunge il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, gli arresti domiciliari non sarebbero stati concretamente praticabili perché l’abitazione era stata sequestrata per gli accertamenti investigativi e non risultavano disponibili altri domicili idonei.

Per il sindacato, però, la vicenda mette in evidenza un problema più grande: Savona non ha più un carcere. Donato Capece torna così sulla chiusura del Sant’Agostino, definita una scelta sbagliata perché avvenuta senza che fosse già operativo un nuovo istituto penitenziario. Secondo il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, il vecchio carcere avrebbe dovuto essere dismesso solo dopo l’apertura di una struttura moderna, adeguata e capace di garantire almeno 300 posti, individuata nell’area della Val Bormida.
Il segretario generale del sindacato chiama in causa anche l’allora ministro Andrea Orlando, sostenendo che la chiusura del Sant’Agostino sia stata decisa senza un’alternativa pronta, senza un confronto sufficiente con le rappresentanze del personale e senza garanzie adeguate per i poliziotti penitenziari. Una decisione che, secondo Capece, ha prodotto effetti ancora visibili: detenuti trasferiti in altri istituti liguri o fuori regione, famiglie costrette a spostamenti più difficili, professionalità disperse e attività trattamentali interrotte.
Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria sottolinea anche il paradosso degli investimenti pubblici effettuati sul Sant’Agostino prima della chiusura. Per il segretario generale del sindacato, dopo avere speso milioni di euro per ristrutturare l’istituto savonese, la decisione di chiuderlo ha cancellato non solo una struttura penitenziaria, ma anche il principio della territorialità della pena, con ripercussioni sia sui detenuti sia sul personale.
Da qui la richiesta di accelerare sul nuovo carcere di Savona. Il sindacato ricorda che Savona è sede di Tribunale ed è l’unica provincia italiana priva di un istituto penitenziario. Una condizione ritenuta non più sostenibile, sulla quale il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria dice di avere più volte sollecitato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, i sottosegretari Andrea Ostellari e Alberto Balboni, il predecessore Andrea Delmastro Delle Vedove, il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele e i vertici che lo hanno preceduto.
Per Donato Capece, le rassicurazioni non bastano più. Il caso dell’anziano portato a Marassi dopo i fatti di Savona diventa così, nella lettura del sindacato, il simbolo di un vuoto strutturale: senza un carcere nel territorio savonese, ogni emergenza giudiziaria e penitenziaria finisce per scaricarsi sugli istituti di altre province, a partire da Genova. «Dalle parole bisogna finalmente passare ai fatti», è la richiesta del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che chiede l’apertura del cantiere per il nuovo istituto.
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