Marassi, detenuto si barrica in cella e aggredisce un agente con una gamba di tavolo

Nuovo episodio di violenza nel carcere genovese. Il sindacato Sappe chiede più strumenti di protezione, protocolli più efficaci e un presidio regionale autonomo per la Liguria

Nuova aggressione nel carcere di Marassi, dove nella notte un detenuto fuori controllo ha trasformato la gamba di un tavolo in un bastone rudimentale e l’ha usata contro un agente della polizia penitenziaria. L’episodio, denunciato dal Sappe, Sindacato autonomo polizia penitenziaria, è avvenuto tra l’1.30 e le 2 nella Prima Sezione del piano terra e riporta al centro il tema della sicurezza del personale negli istituti di pena.

Secondo la ricostruzione del Sappe, il detenuto avrebbe prima minacciato gli agenti e gli altri ristretti presenti nella cella, poi avrebbe divelto una gamba del tavolo per usarla come arma impropria. Prima dell’intervento del personale, avrebbe anche cosparso il pavimento con acqua e sapone per rendere più difficile l’ingresso nella cella e avrebbe bloccato l’accesso con alcuni sgabelli di legno.

Gli agenti sono intervenuti con i dispositivi di protezione disponibili per riportare la situazione sotto controllo. Uno di loro, costretto dalla rapidità dell’azione a entrare senza scudo, è stato affrontato dal detenuto e colpito con il bastone improvvisato. Il poliziotto è riuscito a parare il colpo con un braccio, permettendo poi ai colleghi di entrare con gli scudi, disarmare l’aggressore, immobilizzarlo e mettere in sicurezza la sezione.
Il sindacato esprime apprezzamento per la professionalità e il sangue freddo degli agenti intervenuti, sostenendo che il loro comportamento abbia evitato conseguenze più gravi. Il segretario generale del SAPPE Donato Capece sottolinea che i poliziotti penitenziari continuano a operare in condizioni di forte rischio per tutelare colleghi, detenuti e ordine interno, ma ritiene inaccettabile che la sicurezza del personale debba dipendere soprattutto dal coraggio degli operatori e non da strumenti adeguati.
Per Donato Capece, le aggressioni contro la polizia penitenziaria non possono essere considerate una componente inevitabile del lavoro in carcere. Il SAPPE chiede quindi interventi concreti, a partire da dotazioni di protezione più efficaci, protocolli operativi più incisivi e un rafforzamento delle conseguenze disciplinari e penali per chi aggredisce il personale in servizio.
Anche il segretario nazionale del SAPPE per la Liguria Vincenzo Tristaino evidenzia la gravità dell’accaduto. Secondo il sindacato, l’episodio dimostra ancora una volta la capacità degli agenti di gestire situazioni ad alto rischio, ma conferma anche che non è più sostenibile affidare la sicurezza nelle sezioni soltanto alla preparazione e alla determinazione del personale. La richiesta è di investimenti, tutele operative e strumenti idonei per fronteggiare detenuti violenti o armati di oggetti contundenti.
Il sindacato torna inoltre a chiedere che Genova e la Liguria tornino ad avere un Provveditorato regionale autonomo dell’amministrazione penitenziaria. Oggi la regione è accorpata al Piemonte e, secondo il SAPPE, questa organizzazione penalizzerebbe il territorio ligure, che presenta esigenze diverse per conformazione geografica, rete degli istituti, rapporti con le autorità e caratteristiche del tessuto sociale.
Per il sindacato, la mancanza di un vertice regionale direttamente presente in Liguria riduce la capacità di presidiare le criticità locali e rischia di sottrarre attenzione e risorse agli istituti della regione. L’aggressione di Marassi diventa quindi, nella lettura del SAPPE, non solo un episodio di violenza in carcere, ma il segnale di un sistema che necessita di risposte immediate sul piano operativo, organizzativo e istituzionale.
Il sindacato rinnova infine il ringraziamento agli agenti intervenuti e chiede alle istituzioni di intervenire prima che episodi simili continuino a mettere in pericolo la vita e l’incolumità del personale della polizia penitenziaria.
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