Migranti portati a Pantelleria sui gommoni, l’inchiesta parte da Genova: qui sarebbero stati organizzati soldi, mezzi e istruzioni – VIDEO

Dieci misure cautelari nell’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo. Contestata una presunta organizzazione che avrebbe gestito viaggi per oltre 120 persone, chiedendo tra 2.500 e 3.000 euro a ciascun migrante. Provvedimento eseguito dalla Squadra Mobile

L’inchiesta sui viaggi clandestini verso Pantelleria parte da Genova perché, secondo la Procura, proprio nel capoluogo ligure sarebbero state svolte le attività decisive per finanziare, predisporre mezzi e risorse e organizzare le istruzioni operative necessarie ai trasferimenti verso l’Italia. È questo il nodo che radica la competenza genovese nell’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo e sfociata oggi nell’esecuzione di dieci misure cautelari personali.

Il provvedimento è stato eseguito dal Servizio centrale operativo della polizia di Stato e dalla Squadra Mobile di Genova, su ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova e su richiesta della Procura della Repubblica. Sei persone sono destinatarie della custodia cautelare in carcere, mentre per altre quattro è stato disposto l’obbligo di dimora: tre nel Comune di Genova e una nel Comune di Trapani. Tutte le persone coinvolte sono sottoposte a indagini preliminari e, come ricordato dalla stessa Procura nel comunicato, vale per loro la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

Al centro del fascicolo c’è una presunta associazione per delinquere finalizzata all’agevolazione dell’ingresso clandestino in Italia. Secondo l’accusa, alcuni degli indagati avrebbero avuto un ruolo stabile nell’organizzazione dei viaggi, occupandosi della selezione dei migranti, della ricerca delle imbarcazioni e dei conducenti, del trasferimento verso la costa, della sistemazione in immobili prima della partenza e della verifica delle condizioni meteo marine prima della traversata.
Il sistema, nella ricostruzione degli inquirenti, non si sarebbe limitato alla fase del viaggio in mare. Le persone dirette in Italia sarebbero state raccolte in luoghi di attesa prima dell’imbarco e trattenute fino al momento ritenuto più favorevole per la partenza. Durante il periodo precedente alla traversata, secondo la Procura, ai migranti sarebbe stato impedito di uscire e sarebbero stati sottratti i telefoni cellulari, con l’obiettivo di evitarne la localizzazione da parte delle autorità.
Le indagini hanno consentito di ricostruire almeno quattro episodi tra marzo 2024 e febbraio 2025. In quel periodo, secondo quanto comunicato dalla Procura di Genova, oltre 120 persone sarebbero state fatte partire dopo essere state ospitate in luoghi di raccolta e poi imbarcate su gommoni diretti verso Pantelleria. Per ogni trasferimento sarebbe stata richiesta una somma compresa tra l’equivalente di 2.500 e 3.000 euro.
Il quadro emerso è quello di traversate estremamente pericolose. Le persone venivano fatte viaggiare su gommoni e, in almeno un episodio, la fuoriuscita di carburante da taniche presenti a bordo avrebbe provocato ustioni a sette migranti, tra cui una dodicenne, poi costretti a ricorrere a cure mediche una volta arrivati a destinazione. Un dettaglio che restituisce la gravità delle condizioni affrontate durante i viaggi e il livello di rischio a cui sarebbero state esposte le persone trasportate.
L’indagine ha preso avvio dopo lo sbarco del 15 marzo 2024, quando 25 migranti furono intercettati a bordo di un gommone al largo di Pantelleria. Le dichiarazioni rese alla Squadra Mobile di Trapani da una delle persone arrivate sull’isola avrebbero consentito di acquisire informazioni rilevanti sugli organizzatori dei viaggi. Da quel primo episodio, gli accertamenti si sono sviluppati fino a individuare collegamenti e attività che, secondo la Procura, portano a Genova.
È proprio questo il punto che rende centrale il capoluogo ligure: non il luogo degli sbarchi, ma quello in cui sarebbe stata condotta una parte della macchina organizzativa. Secondo gli inquirenti, a Genova sarebbero stati curati il finanziamento, la predisposizione dei mezzi, la disponibilità delle risorse economiche e la preparazione dei trasferimenti attraverso istruzioni operative destinate a consentire ai migranti di raggiungere l’Italia.
Un ulteriore filone riguarda il trasferimento del denaro. La Procura procede anche nei confronti di uno degli indagati per abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento. L’uomo è accusato di avere offerto in modo stabile e organizzato un servizio di raccolta, cambio e trasferimento di valuta in Italia e all’estero attraverso transazioni fiduciarie non tracciabili, non soggette a tassi ufficiali di cambio, mediante il sistema “hawala”.
Si tratta di un circuito informale fondato su rapporti fiduciari e intermediari, utilizzato per spostare denaro senza passare dai canali bancari tradizionali. Secondo l’ipotesi investigativa, questo meccanismo avrebbe consentito di sostenere la parte economica dei viaggi e di rendere più difficile la ricostruzione dei flussi finanziari.
Il comunicato della Procura, firmato dal procuratore della Repubblica Nicola Piacente, sottolinea l’interesse pubblico alla divulgazione delle informazioni sulle dinamiche connesse all’agevolazione organizzata dell’immigrazione clandestina e dell’ingresso illegale nel territorio nazionale.
L’operazione segna quindi un passaggio significativo in un’inchiesta che, partendo da uno sbarco a Pantelleria, è arrivata fino a Genova seguendo la traccia dell’organizzazione, dei contatti, dei pagamenti e delle istruzioni operative. Nella ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, il capoluogo ligure avrebbe avuto un ruolo nella preparazione dei trasferimenti e nella gestione delle risorse, motivo per cui il procedimento è stato incardinato davanti all’autorità giudiziaria genovese.
L’immagine di copertina è uno screenshot dal video diffuso dalla Questura. È un fermo immagine da video effettuati dagli stessi migranti
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