Aborto farmacologico, la Liguria resta indietro: l’Associazione Luca Coscioni incalza la Regione sul ricovero obbligatorio

Nell’anniversario della legge 194, l’associazione rilancia la campagna per consentire anche in Liguria l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica senza ricovero, oggi garantita da alcune Regioni e nelle province autonome di Trento e Bolzano

Nell’anniversario della legge 194, l’Associazione Luca Coscioni riporta al centro del dibattito il tema dell’aborto farmacologico senza ricovero e chiede quando questa possibilità sarà garantita anche in Liguria. Secondo l’associazione, oggi la procedura senza ricovero è effettivamente possibile solo in Campania, dove è stata introdotta da poche settimane, nel Lazio, in Emilia-Romagna e nelle province autonome di Bolzano e Trento. In Toscana sono previsti tre accessi e non è consentita l’assunzione del secondo farmaco nei consultori né a casa; sulla carta la modalità sarebbe possibile anche in Umbria. Nelle altre Regioni, compresa la Liguria, questa opzione non è invece disponibile.

La campagna “Aborto senza ricovero” è stata lanciata dall’Associazione Luca Coscioni per chiedere alle Regioni procedure chiare e uniformi, in grado di rendere realmente applicabili le indicazioni previste in Italia dal 2020 sull’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica in regime ambulatoriale e consultoriale, compresa la possibilità, se richiesta dalla donna e secondo indicazione medica, di assumere a casa il secondo farmaco.

Per l’associazione, mantenere il ricovero come passaggio obbligato non è giustificato né sotto il profilo clinico né sotto quello organizzativo. La procedura, sostiene la Coscioni, non richiede il ricovero, non diventa più sicura con la degenza e può comportare un uso non appropriato delle risorse del servizio sanitario regionale, oltre a un potenziale aumento del rischio di infezioni che potrebbe essere evitato. Viene citato anche il caso della Lombardia, dove l’aborto farmacologico in day hospital avrebbe un costo superiore a quello chirurgico: 1.246 euro contro 952.
La richiesta è che le donne possano accedere all’aborto farmacologico entro le prime nove settimane di gestazione, effettuare la procedura in consultorio o in ambulatorio e assumere il secondo farmaco a domicilio quando lo desiderino e quando vi siano le condizioni cliniche previste. «In sole quattro Regioni le donne potranno scegliere di prendere il misoprostolo a domicilio, si è da poco aggiunta la Campania», dichiarano Anna Pompili, ginecologa e consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica associazione di promozione sociale, Mirella Parachini, ginecologa e vice-segretaria dell’associazione, e Chiara Lalli, bioeticista e consigliera generale. «Ci auguriamo che sarà presto possibile ovunque, anche in Liguria. Perché i diritti non dovrebbero dipendere dalla Regione in cui viviamo».
L’Associazione Luca Coscioni richiama anche la necessità di dati aperti, aggiornati e non aggregati soltanto per medie regionali, ricordando che l’ultima relazione ministeriale è stata pubblicata con un anno di ritardo e contiene dati riferiti al 2023. L’associazione segnala inoltre la possibilità di comunicare in modo riservato e anonimo eventuali problemi o casi di mancata applicazione della legge 194 attraverso Freedomleaks.
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