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La grotta delle Maldive restituisce i quattro sub ancora dispersi: ora comincia il delicato recupero

I corpi sono stati individuati nel terzo segmento della cavità sommersa nell’atollo di Vaavu. La missione degli speleosub incaricati del recupero proseguirà a tappe, in un ambiente profondo, stretto e ad altissimo rischio

I quattro sub ancora dispersi nelle acque delle Maldive sono stati individuati nel terzo segmento della grotta sommersa vicino all’atollo di Vaavu, nella zona di Alimathà. La conferma è arrivata dalla Farnesina e dalle autorità maldiviane, dopo la prima immersione operativa del team internazionale chiamato a intervenire in uno scenario che resta estremamente complesso. I corpi si trovano nella parte più interna della cavità, quella indicata dalle autorità locali come il settore più ampio del sistema sotterraneo, ma anche quello più difficile da raggiungere in sicurezza. Secondo quanto comunicato dalle autorità maldiviane, il piano di recupero dovrebbe procedere per fasi: due corpi potrebbero essere riportati in superficie martedì e gli altri due mercoledì, se le condizioni operative lo permetteranno.

La missione è entrata nella sua fase decisiva lunedì mattina, quando tre specialisti finlandesi mobilitati dalla Divers Alert Network Europe hanno effettuato una lunga immersione tecnica nella grotta di Dhekunu Kandu. L’intervento è durato circa tre ore e non aveva come obiettivo immediato il recupero, ma la ricognizione completa del tratto sommerso, la localizzazione delle vittime e la raccolta dei dati necessari per pianificare i movimenti successivi. È un passaggio cruciale: a quelle profondità, in una cavità con passaggi interni e senza possibilità di risalita diretta, ogni metro va valutato prima, ogni manovra va calcolata e ogni imprevisto può costringere a interrompere la discesa.

La tragedia risale a giovedì, quando cinque sub hanno perso la vita durante un’immersione in grotta a circa 50 metri di profondità. Il corpo di Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo, era stato recuperato per primo nei pressi dell’imbocco della cavità, a una profondità indicata intorno ai 60 metri. Gli altri quattro risultavano ancora all’interno del sistema sommerso: Monica Montefalcone, docente di Ecologia all’Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. La ricostruzione dell’incidente è tuttora affidata alle autorità maldiviane, mentre l’Italia segue le operazioni attraverso la rete diplomatica e consolare.

Il punto in cui si sta lavorando non è un fondale aperto, ma un ambiente chiuso e profondo. Divers Alert Network Europe ha spiegato che l’accesso alla grotta si trova tra i 55 e i 60 metri e che il sistema si sviluppa per centinaia di metri, attraverso camere e passaggi interni. Per questo sono stati impiegati speleosub con esperienza internazionale in recuperi ad alta complessità, dotati di respiratori a circuito chiuso, scooter subacquei e configurazioni ridondanti di supporto vitale. Non si tratta di attrezzature aggiuntive, ma di strumenti indispensabili per ridurre i rischi in un ambiente in cui consumo di gas, decompressione, orientamento, visibilità e tempi di permanenza devono essere gestiti con margini di sicurezza molto stretti.

La difficoltà dell’operazione è stata confermata anche dalla morte di Mohamed Mahudhee, sub della Forza nazionale di difesa delle Maldive, deceduto per malattia da decompressione durante le prime attività di ricerca. Dopo quell’episodio le operazioni erano state sospese temporaneamente e ripensate con il supporto di specialisti internazionali. Il maltempo e il mare agitato hanno ulteriormente rallentato gli interventi, costringendo le squadre a procedere con una prudenza ancora maggiore.

La Farnesina ha seguito la vicenda sin dalle prime comunicazioni, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani in contatto con l’ambasciatore italiano a Colombo Damiano Francovigh, competente anche per le Maldive, e con la console onoraria a Malé Giorgia Marazzi. Nei giorni scorsi l’ambasciatore era arrivato nell’arcipelago e le autorità italiane avevano riferito dell’assistenza alle famiglie e agli altri connazionali che si trovavano a bordo della Duke of York, l’imbarcazione da cui era partita la spedizione. Secondo la Farnesina, gli altri 20 italiani presenti sull’imbarcazione sono rimasti illesi e sono stati assistiti anche sotto il profilo psicologico.

Resta aperto il capitolo delle indagini. Le autorità dovranno chiarire come sia stata organizzata l’immersione, quali fossero le autorizzazioni disponibili, quali attrezzature fossero state utilizzate e perché il gruppo si sia spinto in una cavità a una profondità superiore al limite ricreativo indicato alle Maldive in 30 metri. L’Associated Press ha riportato che l’attività subacquea in cui è avvenuto l’incidente non faceva parte della missione scientifica ufficiale dell’Università di Genova, ma sarebbe stata svolta privatamente; il tour operator coinvolto ha negato di aver autorizzato una discesa oltre i limiti ordinari. Sono elementi che dovranno essere verificati nelle sedi competenti, senza anticipare conclusioni sulle responsabilità.

Ora la priorità è riportare a terra le quattro vittime senza aggiungere altri rischi a una missione già segnata da sei morti, contando anche il sub maldiviano intervenuto nei soccorsi. La localizzazione dei corpi chiude la fase dell’incertezza, ma apre quella più difficile dal punto di vista tecnico e umano. Ogni immersione dovrà essere breve, preparata e reversibile: se le condizioni cambieranno, se la visibilità peggiorerà o se emergerà un ostacolo non previsto, gli specialisti saranno costretti a rientrare e riprogrammare l’operazione. È il paradosso crudele di questa tragedia: anche dopo il ritrovamento, la grotta continua a imporre i suoi tempi.


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