Al Turchino il ricordo dei 59 partigiani fucilati: «Al loro sacrificio dobbiamo la libertà»

Cerimonia al Sacrario del Passo del Turchino per l’82° anniversario dell’eccidio nazifascista. Il vicesindaco Alessandro Terrile ha tenuto l’orazione ufficiale. Domani commemorazione a Staglieno con l’assessore Emilio Robotti

Al Sacrario del Passo del Turchino si è svolta questa mattina la cerimonia per l’82° anniversario dell’eccidio nazifascista del 19 maggio 1944, una delle pagine più dolorose della Resistenza ligure e italiana. In quel luogo, sulle alture tra Genova e il Ponente, 59 partigiani furono uccisi per rappresaglia dopo essere stati prelevati dal carcere di Marassi e dalla Casa dello Studente.

A tenere l’orazione ufficiale è stato il vicesindaco Alessandro Terrile, che ha ricordato il sacrificio dei fucilati e il significato civile della memoria. «È stato un onore tenere questa mattina l’orazione ufficiale alla commemorazione dell’82esimo anniversario dell’Eccidio del Turchino», ha dichiarato Terrile. «Il 19 maggio 1944 su questa collina 59 partigiani prelevati dal carcere di Marassi e dalla Casa dello Studente furono trucidati dalle milizie nazifasciste per rappresaglia. Il comando tedesco non rivelò il luogo dell’esecuzione. La fossa comune fu individuata nei giorni successivi dalle madri dei fucilati, aiutati dagli abitanti di Mele e di Masone, che perlustrarono i sentieri e scavarono con mezzi di fortuna. Al loro sacrificio dobbiamo la libertà. Usiamola per costruire quella società libera e giusta che avevano in mente i combattenti partigiani».

L’eccidio del Turchino maturò nel clima durissimo dell’occupazione nazista. Dopo l’esplosione di una bomba al cinema Odeon di Genova, avvenuta il 14 maggio 1944 e costata la vita a cinque soldati tedeschi, le truppe naziste organizzarono una rappresaglia. Nella notte tra il 18 e il 19 maggio, i 59 detenuti furono prelevati dalla quarta sezione del carcere di Marassi e trasferiti nella zona di Fontanafredda, nei pressi del Passo del Turchino. Lì furono fucilati con raffiche di mitra e sepolti in una fossa comune.
La cerimonia di questa mattina ha riportato al centro non soltanto il ricordo delle vittime, ma anche il ruolo delle famiglie e delle comunità locali nella ricerca dei corpi. Furono le madri dei partigiani, insieme agli abitanti di Mele e Masone, a cercare nei giorni successivi il luogo dell’esecuzione, fino a individuare la fossa. È uno degli elementi più drammatici e insieme più forti della memoria del Turchino: la violenza della rappresaglia, il silenzio imposto dagli occupanti e la determinazione di chi volle restituire un nome e un luogo ai caduti.
Le commemorazioni proseguiranno domani, alle 10, al Cimitero Monumentale di Staglieno, presso il Campo Caduti Partigiani. Il Comune di Genova promuove una cerimonia dedicata ai combattenti stranieri che contribuirono alla sconfitta del nazifascismo in Italia, condividendo con il popolo italiano la lotta, i rischi e gli ideali di libertà e giustizia. In rappresentanza dell’amministrazione comunale sarà presente l’assessore al lavoro e ai servizi civici Emilio Robotti.
Il programma prevede la deposizione delle corone al Campo Caduti Partigiani e l’orazione commemorativa di Arianna Cesarone, vicepresidente provinciale dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia Genova. La giornata sarà dedicata ai militari alleati e ai volontari provenienti da diversi Paesi che, negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale, combatterono accanto alle formazioni partigiane italiane.
L’offensiva alleata del 9 aprile 1945 segnò la fase conclusiva della campagna d’Italia, dopo la lunga stasi invernale. L’avanzata della Quinta Armata statunitense e dell’Ottava Armata britannica, sostenuta dall’azione dei partigiani impegnati nella preparazione dell’insurrezione generale, costrinse le truppe tedesche alla ritirata dalla Linea Gotica. Quel percorso avrebbe portato, il 9 maggio 1945, alla fine della guerra in Europa e alla caduta del Terzo Reich, dopo un conflitto costato oltre sessanta milioni di vittime.
La commemorazione di Staglieno ricorderà anche i combattenti russi e di altre nazionalità che, dopo essere fuggiti dalla prigionia tedesca, decisero di unirsi alla Resistenza. Una scelta che li portò a condividere con i partigiani italiani clandestinità, pericoli, sacrifici e la stessa idea di libertà.
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