Commercio Enti Pubblici e Politica 

Sicurezza, un’impresa su tre nel Nord Ovest vede peggiorare la situazione. A Genova due progetti per rilanciare San Donato e San Vincenzo

Nella Giornata della Legalità di Confcommercio il 31 per cento delle imprese del terziario del Nord Ovest segnala un peggioramento dei livelli di sicurezza, sopra la media nazionale. A Genova presentati anche due interventi con i Centri Integrati di Via per rendere più vivi e presidiati via San Donato e via San Vincenzo

La sicurezza urbana non è più soltanto una questione di ordine pubblico, ma un fattore che incide direttamente sulla vita dei quartieri, sulla tenuta del commercio di prossimità e sulla capacità delle imprese di continuare a presidiare le strade. È il quadro emerso dalla tredicesima Giornata della Legalità di Confcommercio, presentata anche a Genova, dove sono stati illustrati i dati dell’indagine nazionale sui fenomeni illegali e due nuove progettualità sviluppate insieme ai Centri Integrati di Via per il rilancio di via San Donato e via San Vincenzo. Il dato di partenza è netto: il 31 per cento delle imprese del terziario di mercato del Nord Ovest segnala un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2025 rispetto all’anno precedente, un valore superiore alla media nazionale, ferma al 29 per cento.

L’appuntamento genovese si è svolto nell’ambito dell’iniziativa che Confcommercio organizza dal 2013 contro ogni forma di illegalità e contro i fenomeni criminali che colpiscono l’economia reale, le imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, la prefetta Cinzia Torraco, il comandante della polizia locale di Genova Fabio Cosimo Manzo, il comandante provinciale della guardia di Finanza di Genova Luigi Macchia, il tenente colonnello Gian Mario Carta, comandante del Nucleo informativo dei carabinieri di Genova, Gianfranco Barresi per il nucleo Commercio del reparto Sicurezza Urbana della polizia locale di Genova, Federico Oneto, dirigente del commissariato di polizia di Stato di Prè, e l’assessora comunale alla polizia locale e alla sicurezza Arianna Viscogliosi.

L’indagine di Confcommercio restituisce un Nord Ovest in cui la percezione di insicurezza cresce soprattutto nei grandi centri. Se nel complesso il 31 per cento delle imprese segnala un peggioramento, nei comuni più grandi la quota sale al 40,6 per cento, mentre nei piccoli centri si ferma al 26,1 per cento. La fotografia non riguarda quindi soltanto il singolo episodio criminale, ma il modo in cui attività commerciali e imprese vivono il territorio in cui lavorano ogni giorno. Il 64 per cento delle imprese del Nord Ovest ritiene la situazione invariata, mentre solo il 5 per cento parla di un miglioramento.

Tra i fenomeni percepiti in maggiore crescita ci sono le truffe e frodi informatiche, indicate dal 26,1 per cento delle imprese del Nord Ovest, e le aggressioni e violenze, indicate dal 25,1 per cento. Entrambi i dati sono superiori a quelli nazionali, rispettivamente pari al 23,7 e al 24,1 per cento. Seguono atti di vandalismo e spaccate, contraffazione, presenza di gruppi giovanili problematici, rapine, furti, usura, abusivismo, estorsioni e racket. Sul piano delle principali preoccupazioni per la sicurezza dell’impresa, della persona e dei collaboratori, al primo posto restano i furti, indicati dal 26,7 per cento degli imprenditori del terziario del Nord Ovest, seguiti da truffe e frodi informatiche al 24,6 per cento e atti vandalici o spaccate al 20,2 per cento.

Un capitolo specifico riguarda i cosiddetti gruppi giovanili problematici. Il 24,5 per cento delle imprese del Nord Ovest dichiara di avere riscontrato episodi criminali legati alla loro presenza nella zona in cui opera, una percentuale superiore al valore nazionale, pari al 22,8 per cento. Tra chi segnala questi episodi, quasi un’impresa su due si dice preoccupata per la propria attività. Anche la cosiddetta “mala movida” pesa sulla percezione di sicurezza: il 32,6 per cento degli imprenditori del Nord Ovest teme il fenomeno, soprattutto per l’aumento di rifiuti e degrado urbano, per atti di vandalismo e danneggiamenti alle strutture, ma anche per l’impatto sull’afflusso dei clienti e sulle vendite.

Il taccheggio continua a rappresentare una criticità molto concreta per le imprese del commercio. Nel Nord Ovest il 62,2 per cento delle attività commerciali dichiara di subirlo, un dato praticamente identico alla media nazionale. Tra le imprese colpite, il 26,4 per cento riferisce episodi quotidiani o più volte alla settimana. Nella maggior parte dei casi le perdite restano entro il 2 per cento dei ricavi, ma la frequenza del fenomeno conferma il suo peso nella gestione ordinaria dei negozi. Tra i prodotti più sottratti compaiono profumi e cosmetici, abbigliamento e calzature, accessori moda, alcolici, piccola elettronica, alimentari confezionati e prodotti salutistici.

Le imprese, intanto, investono sempre di più per proteggersi. Il 90 per cento delle attività del terziario di mercato del Nord Ovest dichiara di avere adottato almeno una misura di sicurezza negli ultimi anni, un dato superiore alla media italiana, pari all’87,3 per cento. La videosorveglianza è lo strumento più diffuso, indicato dall’84,1 per cento delle imprese, seguita dai sistemi di allarme antifurto e antirapina, al 62 per cento. Nel contrasto specifico al taccheggio, le imprese che hanno subito episodi ricorrono soprattutto alla sorveglianza video o da remoto e ai sistemi antitaccheggio.

La ricerca mette in luce anche un legame diretto tra chiusura dei negozi, degrado e insicurezza. Tra le imprese che hanno percepito un peggioramento della vivibilità del quartiere, le ragioni principali sono episodi di microcriminalità, indicati dal 49,8 per cento, atti vandalici, al 42,1 per cento, e incremento delle chiusure di negozi, al 37,6 per cento. Alla domanda sulle conseguenze dell’aumento delle attività economiche chiuse, le imprese del Nord Ovest indicano soprattutto degrado urbano, riduzione delle possibilità di lavoro locale, aumento dell’insicurezza degli abitanti e peggioramento della vivibilità e della qualità della vita. Per il 53,8 per cento delle imprese, la presenza di molti negozi sfitti o chiusi favorisce la diffusione della microcriminalità e degli atti vandalici.

Proprio su questo punto si innesta la lettura di Confcommercio Genova. «La legalità e la sicurezza sono condizioni indispensabili per garantire la vitalità economica e sociale dei nostri quartieri», ha detto il presidente Alessandro Cavo. «I dati emersi oggi confermano una crescente preoccupazione da parte delle imprese del terziario, che ogni giorno svolgono anche una funzione di presidio del territorio. Difendere il commercio di vicinato significa difendere la vivibilità delle nostre città, sostenendo le attività economiche che contribuiscono a creare coesione, occupazione e sicurezza urbana». Per Alessandro Cavo, questo percorso si collega al progetto Cities di Confcommercio, dedicato alla rigenerazione urbana e alla valorizzazione delle economie di prossimità, con l’obiettivo di rendere i quartieri più vivi, attrattivi e sicuri attraverso il coinvolgimento diretto delle attività del territorio.

Anche Marina Porotto, coordinatrice Sicurezza di Confcommercio Genova, richiama la necessità di interventi concreti. «Le imprese chiedono strumenti concreti, collaborazione istituzionale e maggiore attenzione ai fenomeni che incidono sulla sicurezza quotidiana, dal taccheggio alle frodi informatiche fino agli episodi di vandalismo e microcriminalità», ha sottolineato. «Come Confcommercio continuiamo a lavorare insieme agli operatori economici e ai Centri Integrati di Via per promuovere progetti di prevenzione, presidio territoriale e rigenerazione urbana, nella convinzione che sicurezza e qualità dello spazio pubblico siano strettamente collegate».

La risposta genovese passa anche da due progetti di rigenerazione urbana leggera, sviluppati insieme al sistema dei Centri Integrati di Via, in coerenza con le linee guida del progetto Cities. Le due proposte riguardano via San Donato e via San Vincenzo e sono state elaborate grazie alle risorse del bando dei Centri Integrati di Via 2025-2026. Si tratta di progetti di fattibilità accompagnati da render ed elaborati tecnici, già sottoposti all’attenzione di Comune e Regione per valutarne la possibile realizzazione e i percorsi di finanziamento.

Il progetto per via San Donato (nella foto di copertina) nasce dentro un percorso di riqualificazione condiviso con molte delle attività economiche della zona. L’obiettivo è intervenire su sicurezza, convivenza con i residenti e gestione dello spazio pubblico, soprattutto nelle ore serali e notturne. La proposta prevede un sistema coordinato di nuova illuminazione architettonica, arredi leggeri, verde e tende ombreggianti retrattili integrate nel contesto storico dei vicoli genovesi. È previsto anche un elemento di raccordo tra vico Biscotti e via San Donato, accompagnato da nuove soluzioni luminose e spazi di sosta, con l’intento di creare una connessione più riconoscibile e vivibile tra l’area di piazza delle Erbe, piazza Ferretto e i Giardini Luzzati.

La progettualità su via San Vincenzo guarda invece al tratto tra Brignole e il Ponte Monumentale, proponendo un intervento articolato in cinque ambiti. L’idea è quella di rendere la via più riconoscibile, accogliente e vissuta nelle diverse fasce della giornata, con nuovi punti di sosta, totem informativi, mappe tattili, sedute integrate, aree ombreggiate, urbanismo tattico e alberature ornamentali. Nel progetto rientrano anche una piccola area gioco in via Galata e nuove soluzioni di orientamento urbano e marketing territoriale, con l’obiettivo di rafforzare identità commerciale, presidio naturale e sicurezza percepita.

La logica dei due interventi è quella di non affidare la sicurezza soltanto alla risposta repressiva, ma lavorare anche sulla qualità dello spazio pubblico. Una strada illuminata, frequentata, con negozi aperti, luoghi di sosta, percorsi leggibili e attività riconoscibili tende a essere più presidiata, più vissuta e meno esposta al degrado. È una prospettiva confermata dagli stessi dati dell’indagine: l’80,2 per cento delle imprese del Nord Ovest è d’accordo sulla previsione di presidi di sicurezza, come la polizia di quartiere, nelle zone in cui c’è microcriminalità, ma il 62,2 per cento ritiene anche che una città o un centro con molti negozi aperti sia più sicuro.

La Giornata della Legalità diventa così, per Genova, non soltanto il momento della denuncia, ma anche quello della progettazione. Da una parte ci sono numeri che raccontano una preoccupazione crescente: sicurezza percepita in peggioramento, taccheggi diffusi, truffe informatiche, aggressioni, vandalismi, abusivismo, contraffazione e timori legati alla perdita del commercio di quartiere. Dall’altra c’è il tentativo di costruire una risposta urbana, in cui imprese, associazioni di categoria, Centri Integrati di Via, Comune, Regione e forze dell’ordine lavorino sullo stesso terreno: rendere più sicuri i quartieri non solo aumentando i controlli, ma evitando che le strade si svuotino, che i negozi chiudano e che lo spazio pubblico venga lasciato senza cura e senza presidio.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts