Fiamme in una cella a Marassi, paura nel pomeriggio: detenuto soccorso

Due carcerati avrebbero dato fuoco a plastica, carta e tessuti imbevuti d’olio nella sesta sezione. Il Sap, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, chiede più agenti e interventi strutturali

Principio di incendio nel pomeriggio alla casa circondariale di Marassi, dove due detenuti della sesta sezione avrebbero dato fuoco a materiale vario, tra plastica, carta e tessuti imbevuti d’olio, sistemandolo sulla finestra comunicante con un’altra cella. Le fiamme hanno creato una situazione di forte rischio, poi contenuta dall’intervento del personale della polizia penitenziaria.

A riferire l’episodio sono Vincenzo Tristaino, segretario nazionale per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, e Donato Capece, segretario generale dello stesso sindacato. Secondo la loro ricostruzione, gli agenti sono intervenuti rapidamente con una squadra coordinata dal comandante di reparto, con il supporto dei vicecomandanti, del personale montante e smontante e degli operatori già in servizio.
I due detenuti ritenuti responsabili sono stati fatti uscire dalla camera detentiva, mentre un altro detenuto coinvolto è stato soccorso. Non risultano feriti. Per il sindacato, però, l’episodio resta grave perché conferma le difficoltà quotidiane di gestione all’interno degli istituti penitenziari, soprattutto in strutture segnate da sovraffollamento e carenza di personale.
«Quanto accaduto oggi, pur essendo stato gestito con professionalità e senso del dovere dal personale di reparto, impone una riflessione seria sul crescente fenomeno della violenza negli istituti penitenziari», dichiarano Tristaino e Capece. Il carcere di Marassi, ricordano i rappresentanti sindacali, è il secondo istituto per dimensioni del distretto ligure-piemontese e continua a scontare una pesante carenza di organico.
Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria chiede quindi un potenziamento immediato del personale in Liguria e in particolare a Marassi, insieme a interventi strutturali e organizzativi per prevenire nuovi episodi, migliorare la sicurezza interna e garantire condizioni di lavoro più dignitose agli agenti. «Continueremo a denunciare queste criticità e a sollecitare risposte concrete dalle istituzioni», concludono Vincenzo Tristaino e Donato Capece.
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