Ansaldo Energia torna in utile, ma i sindacati lanciano l’allarme: «Commesse fuori e reparti vuoti, così lo stabilimento rischia»

Le rappresentanze sindacali unitarie di Fim e Fiom chiedono un incontro urgente alla direzione aziendale: denunciano carichi di lavoro in calo, ingegnerie dimezzate e impianti vecchi, nonostante il ritorno all’utile del gruppo e i conti forti della Cassa depositi e prestiti

Ansaldo Energia è tornata in utile, ma sul futuro dello stabilimento di Genova i sindacati lanciano un avvertimento netto e chiedono un confronto immediato con l’azienda. A sollevare il caso sono le rappresentanze sindacali unitarie di Fim e Fiom, che nelle ultime ore hanno diffuso una nota molto dura in cui mettono insieme numeri, carichi di lavoro e scelte industriali ritenute preoccupanti per la tenuta del sito genovese.

Il punto di partenza è quello che viene descritto come un paradosso. Da una parte, spiegano i sindacati, il mercato del prodotto sarebbe favorevole, le risorse economiche non mancherebbero e il gruppo avrebbe chiuso il 2025 con un utile di 20 milioni di euro e ricavi per 1,2 miliardi. Dall’altra, però, nello stabilimento genovese si moltiplicherebbero i segnali di sofferenza, tra reparti scarichi, attività decentrate e mancanza di investimenti su persone e macchinari.
Nel mirino finisce in particolare la notizia, riportata come allarme sindacale, di una importante commessa di turbine e generatori che potrebbe essere esternalizzata in Cina. Una prospettiva che, secondo le sigle, andrebbe in direzione opposta rispetto a un rafforzamento della sede produttiva di Genova e alimenterebbe dubbi sempre più forti sulla reale volontà della direzione di investire sul sito.
A preoccupare è anche la situazione interna di alcuni reparti. I sindacati sostengono che il montaggio vapore sia ormai completamente scarico di lavoro, perché i pezzi del service non passerebbero più dall’officina genovese ma verrebbero decentrati altrove. Un segnale che, nella lettura delle rappresentanze dei lavoratori, rischia di impoverire ulteriormente la capacità produttiva dello stabilimento proprio mentre il comparto energetico continua a offrire opportunità industriali importanti.
Altro nodo pesante è quello dell’ingegneria. Sempre secondo quanto denunciato nella nota, l’area vapore e generatori sarebbe passata negli anni da 120 addetti a 62, con un organico di fatto dimezzato. Una riduzione che viene indicata come uno degli elementi più critici, perché senza competenze tecniche adeguate e senza un rafforzamento progettuale diventa difficile immaginare uno sviluppo solido e duraturo del polo genovese.
Non meno urgente, per i sindacati, è il tema degli impianti. Nei reparti di meccanica grande e media, attrezzeria e roto servirebbero investimenti rapidi sui macchinari, a partire da rettifiche, torni e alesatrici. Molte delle attrezzature oggi in uso, sottolineano le rappresentanze sindacali unitarie, avrebbero oltre quarant’anni. Un dato che viene portato come prova di un progressivo logoramento industriale che rischia di diventare strutturale se non affrontato in tempi stretti.
Nel documento viene richiamato anche il ruolo della Cassa depositi e prestiti, azionista di maggioranza di Ansaldo Energia, che nel 2025 ha chiuso con un utile record di 3,4 miliardi. Proprio per questo, osservano i sindacati, il problema non sarebbe la mancanza di risorse, ma la scelta di dove e come impiegarle. Da qui la domanda politica e industriale che attraversa tutto il testo: esiste davvero la volontà di investire su Genova oppure no?
La richiesta finale è quella di un incontro urgente con la direzione aziendale, perché secondo Fim e Fiom il tempo delle rassicurazioni generiche è finito. Per i sindacati, senza investimenti nelle ingegnerie e senza un ammodernamento reale delle linee produttive, il futuro dello stabilimento genovese resta appeso a scelte che oggi appaiono tutt’altro che rassicuranti.
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