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Genova scopre le falle della rete idrica: 3 milioni l’anno per la manutenzione e altri 11 milioni chiesti per nuovi interventi

A Palazzo Tursi il punto sui lavori per caditoie, tombinature e acque bianche: l’assessore Massimo Ferrante ha ribadito la necessità di rafforzare gli interventi su una rete segnata da gravi criticità infrastrutturali

Tre milioni di euro all’anno già impegnati dal Comune di Genova per la manutenzione della rete di raccolta delle acque e altri undici milioni di euro richiesti alla Città metropolitana per nuovi interventi considerati prioritari. È questo il quadro emerso dalla commissione consiliare che si è svolta nel pomeriggio a Palazzo Tursi e che è stata dedicata allo stato della rete idrica cittadina e alle opere di manutenzione necessarie per ridurre criticità e disagi.

Alla riunione hanno preso parte il vicesindaco Alessandro Terrile e l’assessore ai lavori pubblici e manutenzioni Massimo Ferrante, mentre sul fronte tecnico è intervenuta anche Ireti, società del gruppo Iren che gestisce il servizio idrico integrato nell’ambito territoriale del Centro Est della Città metropolitana, comprendente anche Genova. Dal confronto è emerso che il Comune sostiene ogni anno una spesa significativa per tenere sotto controllo una parte delicata della rete urbana: circa 2 milioni di euro vengono destinati alla manutenzione delle caditoie, ai quali si aggiungono circa 600 mila euro, attraverso il contratto di servizio con Aster, per la gestione dei braccetti e dei piccoli interventi sulle fognature bianche, oltre a circa 350 mila euro per gli interventi sulle tombinature e sulle reti di drenaggio. Una somma che, nel complesso, sfiora i 3 milioni di euro l’anno.

Accanto agli interventi ordinari, il Comune ha chiesto alla Città metropolitana di inserire nel nuovo piano quinquennale altri cinque cantieri ritenuti necessari, per un valore complessivo stimato di 11 milioni di euro. Le opere riguardano la fognatura di via Biga, quella di via Montenero, passo 10 Dicembre, via Vesuvio e via Donaver, in un pacchetto di richieste che punta a intervenire sui punti più fragili del sistema.

Un altro dato considerato rilevante riguarda la cosiddetta “distrettualizzazione” della rete idrica cittadina. Dal 2016 a oggi è stato suddiviso e monitorato il 52 per cento della rete, con l’obiettivo di intercettare più rapidamente le rotture nascoste attraverso il controllo di pressione, portate e consumi minimi notturni. Un lavoro tecnico meno visibile rispetto ai cantieri in strada, ma ritenuto fondamentale per limitare perdite e guasti.

Nel corso della commissione, Massimo Ferrante ha sottolineato come Genova continui a fare i conti con un deficit infrastrutturale diffuso che coinvolge anche le opere idriche, rendendo complesso assicurare una manutenzione costante ed efficace. L’assessore ha spiegato che l’amministrazione mantiene un confronto continuo con Ireti per migliorare l’efficienza del sistema, anche alla luce delle interferenze con i numerosi cantieri aperti sul territorio comunale. Ferrante ha inoltre ricordato che la competenza sulle opere idriche fa capo all’ambito territoriale ottimale della Città metropolitana, ma ha ribadito la volontà del Comune di intensificare l’impegno su tutto il patrimonio infrastrutturale idrico che rientra nelle proprie competenze.

La commissione ha così acceso i riflettori su un tema tecnico ma sempre più centrale per la vita quotidiana della città, perché dietro la manutenzione di tombini, fognature bianche e reti di drenaggio si gioca una parte importante della sicurezza urbana e della capacità di Genova di reggere l’impatto di piogge intense, rotture improvvise e criticità ormai stratificate nel tempo.


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