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Begato si racconta sui muri: da sabato in via Maritano i volti del “Diamante” diventano una mostra a cielo aperto

Parte il 7 marzo “Diamante Faces”, progetto che affigge in strada i ritratti degli abitanti del quartiere per rafforzare legami e senso di comunità nella fase di rinnovamento urbano. Affissioni dalle 9.15, poi saluti istituzionali con l’assessora Cristina Lodi e nel pomeriggio la presenza dell’assessore Davide Patrone, tra presentazioni, musica e merenda condivisa

I volti dei residenti trasformati in una galleria pubblica, appesi ai muri come un album di quartiere che non resta chiuso in casa ma si offre allo sguardo di chi passa. Begato prova a ripartire anche da qui, dal riconoscersi e dal farsi riconoscere, con “Diamante Faces”, il progetto che da sabato 7 marzo prenderà forma in via Maritano con l’affissione dei ritratti di chi abita il “Diamante”. L’idea è semplice e potente: mettere al centro le persone in un periodo in cui il quartiere sta vivendo cambiamenti profondi, non solo edilizi ma anche emotivi e simbolici, dopo la lunga fase che ha accompagnato la demolizione delle dighe e l’avvio del ridisegno urbano.

“Diamante Faces” viene presentato come un’azione di comunità più che come un evento artistico in senso stretto: un processo partecipativo che ha coinvolto e coinvolge residenti, associazioni e istituzioni, con l’obiettivo di creare legami, memoria e una forma di bellezza condivisa. La fotografia diventa pretesto e strumento, perché guardare e farsi guardare significa uscire dalla solitudine domestica, incontrarsi, dare un nome ai volti che si incrociano sulle scale o ai giardinetti, costruire un racconto collettivo di un quartiere che spesso è stato raccontato solo attraverso la cronaca del degrado o l’etichetta della marginalità.

Dentro questo percorso, il Comune inserisce “Diamante Faces” nella strategia più ampia di riqualificazione che tenta di tenere insieme trasformazione urbana e politiche sociali. È lo stesso approccio che ha portato alla nascita del Tavolo Diamante, uno spazio di confronto stabile pensato per mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, servizi, mondo associativo, università e abitanti, con l’intenzione dichiarata di accompagnare la trasformazione ascoltando timori e fatiche e valorizzando le risorse presenti. Nel Tavolo, viene ricordato, siedono soggetti diversi per ruolo e competenze, dal Municipio Valpolcevera ad Arte, passando per l’area welfare e i servizi sociosanitari, fino al mondo dell’università e a realtà del terzo settore.

Il progetto si intreccia anche con il percorso “Ricostruire non basta!”, che prevede cantieri-evento realizzati con il coinvolgimento dei ragazzi del quartiere. In questa cornice viene richiamato il concerto “Begato Diamante Vivo” del 21 febbraio, nato da un lavoro lungo con un gruppo di giovani affiancati dagli educatori, indicato come uno dei momenti in cui la comunità ha provato a rimettere al centro la propria voce, non solo il proprio bisogno.

Nel comunicato, l’amministrazione ribadisce che una riqualificazione esprime davvero le sue potenzialità quando incontra il welfare di comunità e non si limita alla sola dimensione edilizia. A firmare il passaggio politico sono l’assessora al welfare Cristina Lodi e l’assessore alle politiche della casa Davide Patrone, che descrivono “Diamante Faces” come un esempio di investimento su trasformazione, partecipazione e cura, con l’idea che il benessere nasca dall’ascolto e dal riconoscimento delle fragilità e delle risorse di chi vive il quartiere ogni giorno.

La giornata di sabato è costruita come un piccolo rito collettivo. Si parte alle 9.15 con ragazzi ed educatori impegnati nelle affissioni in via Maritano, poi alle 14.30 sono previsti i saluti istituzionali con la presenza di Cristina Lodi. A seguire sarà presentato il progetto “Ricostruire non basta, rinforziamo il futuro”, con l’intervento di Paolo Putti della Cooperativa Sociale Agorà, e la chiusura punta su musica e merenda comunitaria, con l’arrivo alle 16.30 anche di Davide Patrone. In mezzo, l’obiettivo dichiarato resta uno: far sì che la riqualificazione non sia soltanto un cantiere di cemento, ma un’occasione per ritrovare, nelle strade e tra i palazzi, un’idea concreta di appartenenza.

In copertina: immagine Ai


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