San Siro si illumina: 113 fari led e regia digitale per la basilica simbolo del barocco genovese che in precedenza era stata la prima cattedrale della città

La Basilica di San Siro cambia volto grazie a un impianto illuminotecnico completamente rinnovato, promosso e finanziato da Fondazione Friends of Genoa: 113 nuovi faretti a led, consumi ridotti di quasi l’80% e scenari programmabili per liturgie, visite e concerti. L’inaugurazione è avvenuta con un concerto di musica sacra


La Basilica di San Siro torna a farsi guardare come merita, con una luce capace di restituire profondità, colori e dettagli che per troppo tempo sono rimasti in ombra. Nel cuore del centro storico di Genova, quella che fu la prima cattedrale cittadina e che oggi è considerata uno degli scrigni più preziosi del barocco genovese si presenta con un impianto illuminotecnico completamente rinnovato, pensato per valorizzare l’architettura e le opere, ma anche per accompagnare la vita liturgica e la fruizione quotidiana. L’intervento è stato promosso e finanziato da Fondazione Friends of Genoa, che ha scelto di investire su un luogo identitario, con un progetto che unisce visione culturale, innovazione e sostenibilità.

LA STORIA
La Basilica di San Siro è una delle chiese più antiche di Genova, nel quartiere della Maddalena, e secondo la tradizione affonda le origini tra il IV e il VI secolo: nata come basilica dei Dodici Apostoli e legata alla figura di San Siro, divenne la prima cattedrale della città e in seguito concattedrale. Il sacco di Genova del 935 da parte dei Saraceni, guidati da Yakub ibn Ishaq al-Madjusi, devastò la città, inclusa la cattedrale di San Siro. I pirati rasero al suolo il burgus, distruggendo archivi e la struttura originaria paleocristiana, portando via parte della popolazione ridotta in schiavitù.
Nel tempo, ledificio religioso ha cambiato ruolo e assetto: nel Medioevo fu abbazia benedettina e venne ricostruita in forme romaniche, poi, dopo l’incendio del 1580, fu rifatta in chiave barocca dai Teatini, con decorazioni seicentesche e una facciata neoclassica ottocentesca firmata da Carlo Barabino. La basilica ha subito danni nella seconda guerra mondiale ed è stata restaurata più volte, anche in anni recenti; oggi è affidata agli Oratoriani della Congregazione di Genova e conserva un interno tra i più rappresentativi del barocco genovese.
Il cuore dell’operazione sta nella qualità della luce e nella sua “regia”. Non si tratta, infatti, di aumentare semplicemente l’intensità, ma di disegnare lo spazio: far emergere le volte, rendere leggibili gli affreschi, dare tridimensionalità a sculture e apparati decorativi, creare una percezione armonica dei volumi senza tradire la storicità dell’edificio. Il progetto è stato sviluppato con apparecchi di Erco, azienda specializzata in illuminazione architetturale a tecnologia a diodi luminosi ad alte prestazioni, e si fonda su un equilibrio calibrato fra tre livelli: una luce generale, pensata per “tenere insieme” l’intero ambiente e restituire una lettura coerente della basilica; una luce d’accento, studiata per guidare lo sguardo su opere, statue e particolari; e una luce decorativa, che lavora sulle superfici alte, sulle volte e sui soffitti, trasformando la luce stessa in elemento estetico e simbolico. È questa combinazione a far risaltare in modo più netto gli Apostoli, il presbiterio e l’area absidale, ma anche a rendere più chiara l’imponenza del complesso, restituendo quella sensazione di profondità che spesso è la prima cosa a scomparire quando l’illuminazione è debole o disomogenea.
Sul piano tecnico, il salto è netto. Sono stati installati 113 nuovi corpi illuminanti a LED di ultima generazione, con un risparmio energetico dichiarato vicino all’80% rispetto ai vecchi faretti alogeni. Anche la posa è stata pensata per non “invadere” la basilica: i nuovi apparecchi sono montati su binari sottili e completamente reversibili, progettati per risultare di fatto invisibili a chi osserva dalla quota del pavimento. Il risultato è un intervento che punta a essere percepito per l’effetto e non per la presenza fisica della tecnologia, evitando l’impressione di un impianto “appoggiato” al monumento e rispettando la struttura storica.
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L’altra parola chiave è flessibilità. L’impianto è gestito tramite un sistema digitale che permette il controllo da smartphone, tablet o pulsantiera dedicata e consente di modulare l’atmosfera in base all’uso: non è un dettaglio, perché una basilica vive tempi e funzioni diverse, dalla celebrazione alla visita, dalla musica sacra agli eventi culturali. Sono stati predisposti quattro scenari principali, pensati per cambiare in pochi istanti l’equilibrio tra luce diretta e indiretta: un’ambientazione dedicata all’area dell’altare e del presbiterio, una soluzione con luci indirette per soffitti e affreschi, una configurazione di luce diretta e una modalità “piena” con tutti i punti accesi. In questo modo si passa dalla concentrazione liturgica alla lettura delle opere con un gesto, senza interventi manuali complessi e senza compromessi.
Per il parroco Padre Andrea Decaroli la novità ha anche un significato semplice e concreto: la bellezza, se non è illuminata, resta di fatto invisibile e, quindi, inaccessibile. Il sacerdote ha sottolineato che la basilica è un patrimonio comune e un luogo simbolico per la città e ha ringraziato Fondazione Friends of Genoa per aver scelto di renderla più leggibile e fruibile, quindi più “godibile” da tutti, credenti e visitatori. Nelle parole del presidente Carlo Perrone, l’intervento è invece la conferma di un’impostazione che punta a lavorare accanto alla pubblica amministrazione con progetti capaci di unire tutela e innovazione: valorizzare San Siro, ha osservato, significa investire nell’identità culturale della città e renderla più accessibile e contemporanea, con una luce che non è soltanto uno strumento tecnico ma un gesto simbolico, perché rendere visibile la bellezza rafforza appartenenza e ruolo di Genova nel panorama culturale nazionale e internazionale.
Il progetto è stato salutato anche dalle istituzioni. Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha definito la nuova illuminazione scenografica un gesto di cura e valorizzazione verso un luogo che rappresenta la storia e l’anima di Genova, ringraziando la fondazione per un intervento che ha indicato come esempio di nuovo mecenatismo, capace di restituire ai cittadini un patrimonio rendendolo più fruibile. Sul versante comunale, l’assessore alla cultura Giacomo Montanari ha letto l’operazione come un modello di sinergia tra pubblico e privato in cui tutela, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale si tengono insieme, evidenziando che la nuova luce non è solo un fatto tecnico ma un’azione culturale: rende più accessibile e comprensibile il patrimonio artistico, migliora l’esperienza dei visitatori e accompagna con maggiore intensità i momenti liturgici e musicali.
A suggellare il passaggio dalla teoria alla vita reale della basilica è stata l’inaugurazione, avvenuta ieri sera con un concerto di musica sacra che ha trasformato la nuova illuminazione in scenografia “vera”, non solo in promessa. Protagoniste la soprano Ilaria Monteverdi e la mezzosoprano Giada Venturini, allieve dell’Accademia del Teatro Carlo Felice, accompagnate al pianoforte da Davide Cavalli, direttore musicale dell’Accademia: un modo naturale per mostrare che, quando la luce è pensata per il luogo e non semplicemente “messa”, cambia la percezione dell’arte e dello spazio, e fa sentire San Siro ancora di più come ciò che è sempre stata, un simbolo vivo della città.
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