Ambiente 

Il “delfino pilota” finisce a riva: trovata a Vesima la carcassa di un globicefalo, non comune da avvistare nel Mediterraneo

Il rinvenimento è avvenuto nei giorni scorsi sulla spiaggia di Villa Azzurra, a Vesima. La polizia locale ha attivato una ditta specializzata per il recupero: il campione sarà ora oggetto di accertamenti da parte dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta

Nei giorni scorsi, sulla spiaggia di Villa Azzurra, a Vesima, è stata trovata la carcassa di un globicefalo, un cetaceo che nel Mediterraneo viene segnalato con molta meno frequenza rispetto ad altre specie più comuni lungo le nostre coste. Dopo la segnalazione, sul posto è intervenuta la polizia locale, che ha attivato una ditta specializzata per il recupero dell’animale: un passaggio necessario sia per motivi igienico-sanitari sia, soprattutto, per consentire le successive analisi scientifiche. Il materiale raccolto sarà infatti messo a disposizione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, della Liguria e della Valle d’Aosta, che potrà svolgere gli accertamenti utili a ricostruire le cause della morte e a contribuire allo studio del cetaceo.

La fotografia è diventata virale sulle chat e sui social.

Il globicefalo, nome scientifico Globicephala melas, è noto anche come “delfino pilota” o “balena pilota” ed è un membro della famiglia dei delfinidi. Si riconosce per la corporatura massiccia, la testa dalla forma globosa con fronte molto pronunciata e un rostro appena accennato. Le pinne pettorali sono lunghe e arcuate, a mezzaluna, mentre la colorazione tipica è nera con una zona più chiara tra petto e ventre. È un animale che, in determinate condizioni, può raggiungere dimensioni notevoli: la lunghezza massima segnalata arriva fino a 8,7 metri.

Dal punto di vista del comportamento, è una specie che può sorprendere per la calma con cui talvolta resta in superficie: non è raro osservare gruppi quasi fermi, tanto da permettere alle imbarcazioni di avvicinarsi. Tra i comportamenti più tipici ci sono lo spyhopping (quando emerge verticalmente con la testa fuori dall’acqua), il lobtailing (colpi di coda in superficie) e, soprattutto tra i giovani, il breaching (salti fuori dall’acqua). È anche una specie capace di immersioni relativamente prolungate per alimentarsi: può restare sott’acqua fino a dieci minuti alla ricerca di cibo, con un soffio che può superare il metro di altezza. Pur essendo stata osservata anche a profondità importanti, fino a 600 metri, di solito le immersioni avvengono a quote più contenute. La dieta è basata principalmente su cefalopodi.

Un altro elemento che rende il globicefalo particolarmente studiato è la sua tendenza, documentata in varie parti del mondo, agli spiaggiamenti collettivi: episodi di grandi dimensioni sono stati registrati in Nuova Zelanda (con numeri impressionanti, da centinaia a circa mille esemplari in diversi eventi storici) e in Tasmania, dove in alcune occasioni sono finiti a riva oltre duecento animali. Sono dinamiche complesse, che possono coinvolgere fattori ambientali, comportamentali e, talvolta, condizioni di salute dei singoli individui, ed è proprio per questo che i riscontri scientifici su ogni ritrovamento restano preziosi.

Nel Mediterraneo il globicefalo è presente, ma non è considerato un avvistamento “facile”. La sua natura pelagica, legata al mare aperto e alle acque profonde, lo rende meno visibile rispetto a specie più costiere come il tursiope o la stenella striata. Per questo, ogni rinvenimento rappresenta anche un’occasione di conoscenza: le analisi dell’Istituto Zooprofilattico potranno fornire elementi utili non solo sul singolo caso, ma più in generale sullo stato di salute degli animali che attraversano questo tratto di mare e sulle pressioni ambientali che possono incidere sulla fauna marina.


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