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Rixi contro Salis: «Le istituzioni non si parlano sui social!». Il viceministro lo dice… su Facebook

Dopo l’intervista e il post in cui la Sindaca ha parlato di atteggiamento “punitivo” del Ministero verso Genova, Rixi replica con un video online ugualmente su Facebook e invita a «parlarsi nelle sedi istituzionali». Nel botta e risposta torna anche il nodo Skymetro, poi stoppato da Salis, che per il Viceministro nacque con un «governo di sinistra». Ma ai tempi del via libera al progetto, il 2022, c’era il governo Draghi, con dentro anche il partito di Rixi, la Lega, insieme a Forza Italia

È un confronto che ormai viaggia più veloce delle pratiche ministeriali e che, paradossalmente, si consuma proprio sul terreno che uno dei protagonisti contesta. Edoardo Rixi, viceministro ai Trasporti, ha scelto un video pubblicato sui social per rispondere a Silvia Salis, che in un’intervista aveva accusato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di tenere un atteggiamento “punitivo” verso Genova, fino a costringere l’amministrazione comunale a mettere da parte opere e progetti, tra cui il tapis roulant tra aeroporto ed Erzelli. A rincarare la dose, nelle ore successive, la Sindaca aveva rilanciato sulle sue pagine una lista di interventi che, a suo dire, rischiano lo stop per scelte del dicastero, citando anche l’allungamento della metropolitana tra Rivarolo e Bolzaneto e aveva attaccato direttamente Rixi, parlando di «inadeguatezza istituzionale del viceministro».

La replica di Edoardo Rixi nel video dice, in sostanza, che le istituzioni non dovrebbero “parlarsi” attraverso giornali o piattaforme social, ma attraverso riunioni e interlocuzioni formali per «risolvere i problemi» della città. Il richiamo alla sobrietà istituzionale arriva proprio tramite un contenuto pubblicato su Facebook, cioè esattamente quel canale che il viceministro indica come inadatto a un confronto tra un sindaco e un ministero. E in mezzo a questa contraddizione comunicativa si inserisce il cuore politico della polemica: chi ha la responsabilità delle opere, chi le ha volute, chi le sta fermando e, soprattutto, chi sta dicendo la verità quando attribuisce le scelte “al campo avverso”.

Nel video Edoardo Rixi sostiene che lo Skymetro non sarebbe stato voluto dall’attuale governo e lo attribuisce a un esecutivo precedente “di centrosinistra”: «Vedi, molte opere che tu hai cancellato all’inizio dello Skymetro non era voluta da questo Governo, ma era stata scelta da un Governo precedente di centrosinistra e avrebbe risolto i problemi della mobilità della Valbisagno» dice, sempre rivolgendosi a Salis. Ma lo Skymetro, nella sua cornice politica e finanziaria iniziale, si colloca nel periodo del governo Mario Draghi, che per composizione e contesto (l’emergenza Covid) fu un esecutivo di unità nazionale, sostenuto da una maggioranza larghissima, specchio di quasi tutto l’emiciclo parlamentare. Dentro quel perimetro c’era anche il partito di Edoardo Rixi, la Lega, insieme a Forza Italia e a molte altre forze centriste e di sinistra. Il via libera al progetto della giunta Marco Bucci arrivò nel 2022 dal ministro ai trasporti Enrico Giovannini, figura tecnica indipendente voluta proprio da Draghi, in un quadro che rende difficile incasellare quella scelta come “bandiera” di una sola area politica. È anche vero che l’impatto dell’opera non era ancora stato definito come è poi risultato nel progetto.

Poi ci sono i numeri, che sono la parte meno ideologica e più implacabile della vicenda. All’inizio, nel 2022, lo Skymetro fu finanziato con 398 milioni di euro, ma nel tempo la cifra è cresciuta fino ad arrivare, a marzo 2025, a 585 milioni. E mentre il costo si gonfiava, il progetto attraversava riscritture e correzioni a ripetizione: alla quarta stesura, dopo precedenti stop, arrivò un parere favorevole del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ma non un “via libera e basta”. Il giudizio era condizionato da un pacchetto di prescrizioni articolato, lungo 64 pagine, che di fatto apriva un problema pratico enorme: rispettare quelle richieste entro la scadenza del 31 dicembre 2025, termine necessario per non perdere i fondi. In quelle prescrizioni c’era un po’ di tutto, dalla sostenibilità ambientale giudicata insufficiente all’inserimento urbanistico considerato problematico in punti delicati come l’area del Ponte di Marassi, fino a criticità idrauliche che chiamavano in causa opere ancora in corso, come lo scolmatore del Bisagno. E ancora, venivano chiesti approfondimenti geotecnici, soluzioni più chiare su ispezionabilità e manutenzione delle strutture, certezze su componenti e consumi, documentazione elettrica più completa, verifiche sulla viabilità e sulle conformità normative, mitigazioni più efficaci su rumore e vibrazioni, oltre a una logistica di cantiere ritenuta non sufficientemente analizzata e interferenze considerate sottostimate. In mezzo a tutto questo spuntava anche una criticità politicamente esplosiva, perché concreta e immediata: la questione dell’Istituto Firpo-Buonarroti, indicata come nodo difficile da risolvere in tempi strettissimi, con l’ipotesi di una delocalizzazione che, nei fatti, sarebbe stata impossibile da chiudere in pochi mesi.

«Hai scelto molte volte di dar retta agli interessi di pochi per mettere in difficoltà lo sviluppo della città, questo secondo me è sbagliato – dice Rixi nel video, rivolgendosi alla Sindaca -. Comunque sono aperto a qualsiasi tipo di dialogo nell’interesse generale dei genovesi».

Il no Skymetro, per Silvia Salis è stato un elemento identitario della campagna elettorale, un punto qualificante che ha pesato in modo determinante anche nelle dinamiche di consenso in Valbisagno, fino a incidere sul risultato nei municipi Bassa e Media Valbisagno, strappati alle precedenti conduzioni di centrodestra. La posizione di Salisa ha spostato voti a sinistra ed è stato un elemento anche quantitativo rispetto alla volontà della popolazione della zona.

Nel video, Edoardo Rixi usa toni personali ma prova a riportare la discussione sul terreno delle procedure, dicendo «Cara Silvia» e aggiungendo, in sintesi, che lui «ama la città» e non agirebbe mai contro Genova; poi insiste sul fatto che la gestione dei fondi pubblici richiede trasparenza e che il confronto deve avvenire in riunioni istituzionali, non su Facebook. È un messaggio che, al netto della forma scelta (la stessa criticata), apre comunque una domanda che nelle prossime ore diventerà inevitabile: se davvero la via è il tavolo, chi lo convoca, quando si fa e con quali documenti, perché qui non si litiga su un post, ma su opere che valgono centinaia di milioni e che, tra aumenti di costo, scadenze e prescrizioni pesano come macigni sul futuro della città.


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