Quartieri 

Bus collinari a San Teodoro, le “novità” non tornano: il Pd avverte, a rischio collegamenti e autonomia degli anziani. Un intero quartiere rischia l’isolamento

Amedeo Lucia e Mattia Piccardo (Pd) chiedono chiarezza: il nuovo 38 verso il Galliera non è definito e intanto la linea verrebbe sospesa. Prevista la soppressione del 35 e il 32 non arriverebbe più a Caricamento. I cittadini della zona rischiano di cambiare tre volte mezzo per “coprire” lo stesso percorso che prima facevano con uno solo e in un quartiere popoloso zeppo di anziani con difficoltà motorie questo è impensabile e andrebbe a incidere sulla qualità della vita di troppe persone

Le informazioni entusiastiche circolate nelle ultime ore sui cambiamenti del trasporto pubblico a San Teodoro alta “non quadrano” e, proprio per questo, il Partito Democratico ha deciso di illustrare punto per punto cosa stia davvero accadendo. Il confronto con il capogruppo dem in Municipio Centro Ovest Amedeo Lucia e con il presidente della Commissione II Mattia Piccardo porta a una conclusione netta: alcune delle ipotesi più citate, a partire dal collegamento del 38 verso l’ospedale Galliera, non sono affatto pronte a partire e risultano ancora in fase di studio, mentre nel frattempo le linee esistenti verrebbero riorganizzate con tagli e capolinea arretrati.

Secondo quanto ricostruito da Lucia e Piccardo, l’assetto in discussione prevede la soppressione dell’attuale linea 35 e la riorganizzazione del 32, che verrebbe spezzato nelle due varianti 32 sx e 32 dx, ma con capolinea in via Fanti d’Italia invece di raggiungere Caricamento. Un’altra voce pesante riguarda la linea 38: la prospettiva di un tragitto fino al Galliera viene descritta come “tutta da pensare” e, nell’attesa che si definisca se e come quel collegamento possa esistere, il 38 verrebbe fermato. A coprire parte del vuoto, proseguono i due esponenti del PD, subentrerebbe un 355 rimodulato, con percorso da Granarolo e Piani di Fregoso fino a via Vesuvio, passando lungo l’asse San Marino–Spallanzani, in modo da tamponare almeno in parte la cancellazione del 35.

È su questo punto che Amedeo Lucia e Mattia Piccardo alzano il livello dell’allarme, perché la collina di San Teodoro non è un quartiere “facile” per una mobilità fatta di cambi, coincidenze e tratti a piedi in salita o discesa ripida: l’area è densamente popolata da persone anziane e da residenti con difficoltà motorie e, dicono, aumentare i passaggi necessari per raggiungere il centro o il ponente rischia di produrre l’effetto opposto a quello dichiarato, spingendo chi può verso l’auto privata e chi non può verso l’isolamento domestico. Il timore non è solo un aumento di traffico, ma un peggioramento concreto della qualità della vita: dover salire e scendere da due o tre mezzi per compiere lo stesso tragitto che prima si copriva con una sola linea, per qualcuno, significa rinunciare a spostarsi. L’impianto della riorganizzazione, nonostante il trasporto pubblico in zona lasciasse molto a desiderare, soprattutto nell’area più alta, coperta dal 38, era stato pensato sotto la precedente giunta e ora la situazione di Amt non consente di pensare ad ampliamenti del servizio. Ma col nuovo assetto verrebbero amplificati i disagi e fortemente compromessa la vivibilità della zona dove già, a causa della scarsità di passaggi notturni dei mezzi pubblici, che si fermano a metà serata, è impensabile scendere in centro col mezzo pubblico per andare, ad esempio, a teatro, a cena fuori, al cinema. O hai l’auto e la uso o non ti muovi.

Le criticità del trasporto collinare, però, si intrecciano con il dossier più ampio dei 4 assi di forza del trasporto pubblico, che in queste settimane sta ridisegnando cantieri e viabilità, soprattutto lungo via Cantore. Nella Commissione II riunita ieri al Centro Civico Buranello, riferiscono Lucia e Piccardo, l’assessore Ferrante ha spiegato perché non sarebbe possibile intervenire con modifiche sostanziali sull’impostazione del tracciato previsto in via Cantore, in particolare sulla corsia centrale. La cornice, in sintesi, è quella di un progetto ereditato dalla precedente amministrazione comunale, con tempi già scivolati e vincoli legati ai finanziamenti: la partita complessiva vale 500 milioni di euro, con una quota indicata come pari a 400 milioni da fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e una condizione posta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che legherebbe il mantenimento del finanziamento al completamento di 25 chilometri su 47 con bus effettivamente in esercizio. In quel racconto è entrato anche un dato che, nel dibattito politico, viene letto come simbolico: parte del parco mezzi acquistato per l’operazione, circa 40 bus, risulterebbe parcheggiata a Campi da due anni.

Nel merito della polemica politica, Amedeo Lucia sottolinea come oggi “faccia specie” ascoltare indignazione e allarmi sui disagi di cantiere da parte di esponenti del centrodestra, mentre il progetto veniva pianificato negli anni scorsi. E lega i margini di manovra dell’attuale amministrazione a scadenze e prescrizioni che arrivano da PNRR e Ministero, guidato da Matteo Salvini con Edoardo Rixi viceministro, domandandosi perché i cantieri non siano partiti prima e se il rinvio non abbia avuto anche una motivazione di opportunità elettorale.

È dentro questo quadro, spiegano Lucia e Piccardo, che il Partito Democratico Centro Ovest rivendica di aver espresso “nel passato e nel presente” preoccupazioni sulle ricadute del progetto per cittadini, commercianti e viabilità, sia a Sampierdarena sia a San Teodoro, e di prendere atto, da un lato, delle responsabilità di chi ha varato l’impianto originario e, dall’altro, delle difficoltà odierne nel rispettare le tempistiche dettate da Ministero e PNRR. La loro posizione, però, non si ferma alla critica: durante la Commissione II, aggiungono, il gruppo ha portato una serie di richieste raccolte sul territorio per ottenere compensazioni e correttivi, chiedendo anzitutto di verificare la possibilità di varianti migliorative; di garantire che, a lavori conclusi, non si perda l’attuale dotazione di posti auto in via Cantore e di avviare in parallelo uno studio per individuare aree da destinare a parcheggi; di mantenere la doppia corsia per il traffico privato; di valutare un divieto di transito dei mezzi pesanti in via Cantore nel tratto tra l’incrocio con via San Bartolomeo del Fossato e piazza Montano in entrambi i sensi; di accompagnare il cantiere con una riqualificazione della strada attraverso nuovi arredi urbani, comprese postazioni e contenitori AMIU più funzionali; e di verificare, con gli assessorati competenti, misure di sostegno alle attività commerciali in caso di cali di fatturato legati ai lavori, oltre alla possibilità di ridurre la tariffa oraria dei parcheggi a pagamento per tutta la durata del cantiere. Infine, Lucia e Piccardo indicano la necessità di un tavolo stabile di confronto sulla viabilità di Sampierdarena dopo l’avvio del progetto in via Cantore, con un’attenzione particolare all’area di piazza Montano.

Sul fronte delle linee che interessano il quartiere, i due esponenti del PD dicono di considerare un elemento positivo il mantenimento delle linee 59, 66 e 165, per le quali chiedono però un aggiornamento sul capolinea e la sostituzione dei mezzi più datati, oltre alla conferma del collegamento HS verso l’ospedale Villa Scassi. Ma, avvertono, il nodo vero resta San Teodoro alta: senza una soluzione chiara, stabile e davvero accessibile, il rischio è che la “riorganizzazione” si traduca in un arretramento, soprattutto per chi ha meno strumenti per adattarsi. In un quartiere dove l’età media pesa e le barriere contano, anche una singola coincidenza in più può diventare un ostacolo enorme.


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