Amt, l’inchiesta si allarga: perquisito l’ex ufficio della ex vertice Ilaria Gavuglio (indagata), sequestrati dispositivi e documenti

La guardia di Finanza, su delega della Procura, ha passato al setaccio la sede di via Montaldo e lo studio professionale a Corte Lambruschini. L’ipotesi è bancarotta con aggravamento del dissesto legato al falso in bilancio: la difesa annuncia valutazioni sul ricorso contro i sequestri

L’inchiesta sul dissesto finanziario di Amt aggiunge un nuovo tassello e porta gli investigatori a mettere le mani su carte e dispositivi che, nelle intenzioni della Procura, potrebbero chiarire passaggi decisivi della gestione. Al centro dell’ultimo sviluppo c’è Ilaria Gavuglio, già presidente e poi direttrice generale dell’azienda di trasporto pubblico genovese, che risulta indagata nel procedimento. Su disposizione della Procura, la guardia di Finanza ha eseguito una perquisizione nell’ex ufficio riconducibile alla manager licenziata dall’azienda, nella sede Amt di via Montaldo, e in parallelo nello studio privato da commercialista a Corte Lambruschini, con sequestri di materiale informatico e documentazione ritenuta utile alle verifiche.

L’ipotesi di reato contestata, secondo quanto emerge, riguarda la bancarotta con aggravamento del dissesto collegato al falso in bilancio. In altre parole, l’accusa si muove lungo un crinale delicato: non soltanto la gestione di una crisi economica, ma la possibile alterazione di rappresentazioni contabili che, nell’impianto investigativo, avrebbero contribuito a peggiorare la situazione complessiva. È un’accusa che, per definizione, richiede riscontri puntuali: numeri, passaggi amministrativi, decisioni formalizzate, comunicazioni interne ed esterne, e soprattutto la ricostruzione di chi abbia fatto cosa e quando, in un arco temporale in cui l’azienda attraversava difficoltà rilevanti.
Le perquisizioni sono state disposte dai magistrati che coordinano l’indagine, il procuratore capo Nicola Piacente e il sostituto Marcello Maresca. L’attività dei militari si è concentrata su documenti e supporti digitali: un segnale chiaro del fatto che, in un’inchiesta di questo tipo, la ricostruzione passa spesso attraverso email, file, relazioni, bozze di atti, versioni di documenti e tracciati informatici che possono consentire di “rimettere in fila” scelte e responsabilità, senza affidarsi soltanto alle dichiarazioni.
Sul fronte della difesa, Ilaria Gavuglio è assistita dagli avvocati Raffaele Caruso e Andrea Ganzer. Caruso mette in discussione la cornice contestata e annuncia che verranno fatte valutazioni immediate: «L’impianto giuridico delle contestazioni ci lascia perplessi, valuteremo nelle prossime ore se fare ricorso al tribunale del Riesame contro i sequestri». È un passaggio che sposta l’attenzione anche sul piano procedurale, perché l’eventuale ricorso potrebbe puntare a rimettere in discussione la portata dei sequestri, le modalità con cui sono stati disposti o l’effettiva necessità del materiale acquisito.
L’indagine, peraltro, non riguarda solo la ex direttrice generale. Nei giorni scorsi, infatti, erano stati notificati avvisi di garanzia finalizzati all’interrogatorio a quattro ex componenti del consiglio di amministrazione: Enzo Sivori, Sabina Alzona, Manuela Bruzzone e Giorgio Canepa, assistiti dai legali Andrea Andrei, Massimo Boggio ed Enrico Moscatelli. Un passaggio che, letto insieme alle perquisizioni di queste ore, suggerisce un’accelerazione su più fronti: da una parte l’acquisizione di documenti e dispositivi, dall’altra l’ascolto di figure che hanno avuto ruoli apicali nelle fasi finite sotto lente.
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