Amt, la versione di Pietro. L’ex vicesindaco e assessore al bilancio Piciocchi racconta la sua verità. Intanto la giunta prosegue la marcia per il salvataggio

Ieri l’intervento dirompente in Consiglio comunale della sindaca Salis che ha messo in fila i numeri della crisi Amt, mentre Vince Genova parla di allarmismo e propaganda e chiede una commissione sui possibili tagli. Oggi l’attuale vicesindaco Terrile indica in un incontro previsto domani con il commercialista indicato dalla Cciaa Giovanni Mottura uno snodo decisivo per il risanamento e rivendica contatti quotidiani con Regione, Città metropolitana e azienda

La seduta di ieri in Consiglio comunale ha avuto un punto di rottura che è uno spartiacque. Silvia Salis ha scelto di portare in aula una ricostruzione lunga e piena di cifre sulla crisi di AMT, insistendo sul fatto che non si tratta soltanto di un problema aziendale ma di un macigno capace di riverberarsi sul bilancio del Comune e, quindi, sulla possibilità stessa di garantire la spesa corrente e i servizi. Il cuore del suo ragionamento è stato un elenco serrato di dati che, messi insieme, compongono l’immagine di un’azienda che nel 2024 avrebbe chiuso con una perdita da 55,9 milioni, pari a una media mensile di 4,6 milioni bruciati, e senza margini perché priva di riserve capaci di assorbire l’urto. Da lì la conseguenza più pesante: la perdita avrebbe eroso il capitale sociale e, dopo le rettifiche legate a contributi ministeriali contabilizzati in un anno e incassati nell’altro, il patrimonio netto sarebbe scivolato in negativo fino a circa 37,5 milioni. La sindaca ha poi alzato ulteriormente il livello dell’allarme spiegando l’effetto “a cascata” sul Comune: con l’approvazione del bilancio, per legge l’ente dovrebbe accantonare una quota molto ampia delle perdite, fino ad arrivare, tra somme già messe da parte e nuovi accantonamenti, a un ordine di grandezza di circa 40 milioni destinati a bloccare la spesa corrente finché non si procederà alla ricapitalizzazione. E non sarebbe finita lì, perché anche il 2025, nella prospettiva delineata in aula, rischierebbe di chiudere ancora in rosso per circa 25 milioni, spingendo il patrimonio netto in negativo oltre quota 60 milioni.

Nel suo intervento, Silvia Salis ha provato a separare ciò che spesso viene confuso nel dibattito pubblico, distinguendo tra perdite e debiti e portando anche qui numeri che hanno fatto rumore: a fine 2024 i debiti complessivi AMT sarebbero arrivati a circa 280 milioni, a fronte di ricavi indicati in circa 223 milioni, con un incremento di circa 62 milioni in un solo anno nei confronti di banche e fornitori. La sindaca ha richiamato inoltre il percorso avviato dall’azienda, dalla composizione negoziata attivata nell’autunno 2025 alle misure protettive in scadenza a febbraio e alla richiesta di proroga, fino al piano di risanamento approvato dal consiglio di amministrazione. Dentro quel piano, secondo quanto riportato in aula, emergerebbe anche una stima del “sotto costo” dei servizi erogati tra 2020 e 2024 per 60,8 milioni, con una componente rilevante legata all’extraurbano e alla Funivia Genova-Casella. Il punto politico che la sindaca ha spinto di più, però, è stato quello delle risorse strutturali: non contributi spot ma un adeguamento stabile del contratto di servizio, con fabbisogni che dal 2026 in avanti vengono quantificati in decine di milioni l’anno, e con una ricapitalizzazione da costruire in tempi stretti, perché una quota di liquidità significativa dovrebbe essere conferita entro metà 2026. In questo quadro, la manovra tariffaria avviata a novembre viene descritta come capace di generare circa 10 milioni di ricavi annui aggiuntivi, ma non sufficiente da sola a ribaltare la situazione; per questo si parla anche di efficientamenti, di uscite incentivate e di interventi sulla manutenzione, richiamando una fotografia difficile del parco mezzi, con centinaia di autobus fermi in una fase recente, e la possibilità, non esclusa, di dover rimodulare l’orario del servizio nelle prossime settimane per renderlo più sostenibile.
È su questa ricostruzione, definita “operazione di trasparenza”, che si è innestata la replica dell’ex vicesindaco ed ex assessore al bilancio Pietro Piciocchi, oggi capogruppo di Vince Genova in Consiglio comunale. La sua risposta, in aula, ha ribaltato l’impianto dell’intervento della sindaca accusando la maggioranza di aver costruito in questi mesi un bombardamento continuo di cifre, presentate – secondo lui – fuori contesto e utilizzate come strumento politico. Pietro Piciocchi ha insistito su un punto che, nella sua lettura, sarebbe decisivo: se davvero la parola d’ordine è trasparenza, allora bisognava discutere i dossier in modo ordinato nelle sedi consiliari, a partire dalla politica tariffaria e dagli atti che la accompagnano, mentre la minoranza avrebbe ottenuto, sul tema AMT, una sola commissione “vera” e avrebbe dovuto attendere a lungo perfino per arrivare a un confronto in aula. Da qui l’accusa più pesante: l’uso del dossier AMT come clava per delegittimare chi ha governato prima, invece che come terreno per risolvere il problema.
Nella sua ricostruzione, Pietro Piciocchi ha tirato in ballo anche un precedente politico che a Genova è ancora vivo, la crisi di AMIU del 2017, sostenendo che allora la situazione fosse persino più grave e che la soluzione non passò attraverso una campagna quotidiana di accuse, ma attraverso un percorso di risanamento affrontato come criticità strutturale, senza, a suo dire, “esporre alla berlina” l’azienda. È su questo crinale che ha attaccato la sindaca anche sul terreno del linguaggio: da una parte, ha detto, si invoca collaborazione istituzionale, dall’altra si chiamano in causa indagini e si lascia intendere che qualcuno dovrà “chiedere scusa”, alimentando un clima che lui definisce giustizialista e che, a suo giudizio, finisce per danneggiare reputazione e stabilità dell’azienda. In aula ha ripetuto più volte che la crisi non si presta a semplificazioni e che la ricerca di un colpevole, funzionale alla comunicazione politica, rischia di diventare essa stessa un fattore che appesantisce AMT. E ha chiuso invitando la maggioranza a lavorare con la Regione Liguria e a non illudersi, «fino a prova contraria», di poter usare il dossier per “infangare” otto anni di amministrazione precedente, rivendicando che, sotto il centrodestra, le difficoltà delle partecipate venivano affrontate garantendo servizio e stipendi, mentre oggi, nella sua lettura, starebbe accadendo l’opposto.
La serata ha aggiunto un secondo tempo allo scontro, con una nota diffusa da Pietro Piciocchi che ha spostato la questione dal piano politico a quello che più spaventa i cittadini: l’impatto sul bilancio comunale e, quindi, il rischio di tagli. Se davvero, come sostenuto dalla sindaca in aula, bisogna accantonare circa 40 milioni, l’ex assessore al bilancio chiede che si dica subito “dove” cadrebbe la scure, quali servizi verrebbero ridotti e cosa devono aspettarsi concretamente i genovesi. Nella sua versione, il messaggio della maggioranza sarebbe costruito con frasi a effetto che generano allarmismo e che preparano un alibi per comprimere i servizi essenziali, dopo mesi in cui, sostiene, si sarebbe già intervenuti sulle leve fiscali. Da qui la richiesta annunciata di una commissione consiliare dedicata ai “tagli” evocati, con l’obiettivo dichiarato di costringere l’amministrazione a trasformare gli slogan in atti e numeri verificabili.
Nel frattempo, mentre il botta e risposta tra maggioranza e minoranza continua a salire di tono, oggi il vicesindaco “in corso” Alessandro Terrile ha scelto un registro più operativo e meno polemico, puntando a spostare l’attenzione sul percorso di risanamento e sul calendario ravvicinato delle prossime decisioni. Dopo un confronto a margine di un incontro pubblico a Palazzo Tursi con il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, Alessandro Terrile ha indicato la giornata di domani come un passaggio potenzialmente importantissimo: il Comune, ha fatto capire, sta lavorando da settimane in modo quasi quotidiano con Regione, Città metropolitana e azienda e conta su un incontro con l’esperto nominato dalla Camera di Commercio per la gestione della crisi, il commercialista Giovanni Mottura, come possibile snodo per mettere in sicurezza il percorso. Nella stessa linea, il vicesindaco ha lasciato intendere quanto l’emergenza AMT stia assorbendo energie e tempo dell’amministrazione, perché una quota molto ampia della sua attività, in questa fase, ruoterebbe proprio attorno al dossier trasporti.
La partita, insomma, si gioca su due binari che ormai corrono affiancati e si alimentano a vicenda: quello dei numeri, sempre più pesanti e sempre più centrali nella discussione sul bilancio comunale, e quello della politica, dove ogni cifra diventa un’arma e ogni parola un acceleratore di tensione. Domani, con l’incontro indicato come “snodo” e con la scadenza ravvicinata delle tappe tecniche della crisi, si capirà se la città può passare dalla fase dei reciproci processi in aula a quella delle decisioni capaci di mettere in sicurezza AMT senza trasformare il bilancio del Comune in un campo minato per servizi e cittadini.
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