La maglia dell’Inter sul feretro e la chiesa piena. Sampierdarena saluta Peter Luis: «Ci hai lasciato un vuoto enorme» – VIDEO

Oltre trecento persone hanno riempito la chiesa di San Giovanni Bosco e San Gaetano a Sampierdarena per l’ultimo saluto a Peter Luis Lopez Borja, morto in un incidente stradale in lungobisagno Istria. Sul feretro la maglia dell’Inter e attorno un mare di fiori. La moglie Alessandra, tra gli applausi, lo ha ricordato come «marito, padre e fratello esemplare», mentre don Abraham ha invitato tutti a «diventare fiori per gli altri»

Un mare di fiori, la chiesa gremita e, sopra il feretro, un simbolo che racconta una passione più forte delle parole: la maglia dell’Inter. Stamattina, a Sampierdarena, la comunità si è stretta per l’ultimo saluto a Peter Luis Lopez Borja, 46 anni, morto in un tragico incidente stradale avvenuto nei giorni scorsi in lungobisagno Istria, in Valbisagno.

Nella chiesa di San Giovanni Bosco e San Gaetano le navate erano piene: oltre trecento persone, volti segnati, sguardi bassi e abbracci che duravano più del necessario, come se lasciare la presa significasse accettare davvero che non sarebbe tornato.

Il silenzio, i fiori, la maglia: un addio che si vedeva da lontano
Chi è arrivato davanti alla chiesa ha capito subito che non sarebbe stata una cerimonia “come le altre”. I fiori riempivano lo spazio come un abbraccio collettivo, mentre la maglia nerazzurra sopra il feretro – scelta da amici e familiari – raccontava quella parte quotidiana, semplice e vera, fatta di domeniche, partite, discussioni e sorrisi.
Non servivano spiegazioni: era il modo di dire “sei qui”, anche mentre tutti dovevano imparare a salutare.
La moglie Alessandra: “Mi ha lasciato una parte di lui, i nostri figli”
In prima fila c’era Alexandra, la moglie, madre dei loro due bambini. È stata lei a pronunciare le parole più difficili, quelle che di solito restano strette in gola. E invece le ha dette dal pulpito, davanti a una platea commossa, mentre la chiesa tratteneva il respiro.
“Chi lo conosceva sa com’era: non soltanto un bravo ragazzo, ma figlio, padre, fratello esemplare. Oggi ci lascia questo vuoto. Non dico che mi sento sola, perché mi ha lasciato una parte di lui, che sono i nostri figli. Quindi adesso, per me e per i nostri figli, per sua madre e per i suoi fratelli è il nostro angelo”.
Quando Alessandra ha concluso e si è avvicinata al feretro, un applauso lungo e pieno l’ha accompagnata. Non era un gesto di forma: era un modo istintivo per sostenerla, per dirle che in quel vuoto – almeno quello – non sarebbe rimasta da sola.
Don Abraham: “Un giardino di fiori… ma i fiori siete voi”
A officiare la cerimonia è stato don Abraham, che ha scelto parole di fede e conforto, cercando di trasformare il dolore in qualcosa che non schiacciasse, ma tenesse in piedi.
“Sono contento di vedere qui un giardino di fiori. Ma, carissimi, i bei fiori siete voi. Ciascuno di noi è chiamato ad essere un bel fiore per gli altri. Nella vita, quel sorriso che voi date agli altri, è un fiore, che sempre rimane fresco. L’amore non muore mai. Ho visto anche in mano ad Alessandra, quando veniva in chiesa, una rosa. L’amore non muore mai, continua”.
Poi il riferimento alla maglia dell’Inter, posata sul feretro come un’ultima carezza.
“Vedo che voi tifosi avete messo la maglietta dell’Inter sopra il feretro del nostro carissimo Peter. Ma lui è parte di un’altra squadra. E di quella squadra siamo tutti parte. Sapete qual è la squadra migliore? È la squadra di Cristo. La squadra di Cristo è quella che ci dona pace, serenità e gioia nella nostra vita”.
E, nel finale, l’invito che suonava come una consegna da portare fuori dalla chiesa, nella vita di ogni giorno:
“Vivere la nostra vita non guardando in terra ma guardando al cielo. Viviamo intensamente con amore. Diventiamo fiori per gli altri”.
L’ultimo viaggio: da Sampierdarena a Staglieno
Al termine della funzione, il feretro è stato accompagnato al cimitero monumentale di Staglieno, dove in mattinata è avvenuta l’inumazione. Il trasporto è stato effettuato dal personale dell’Asef, l’Azienda Servizi Funebri del Comune di Genova.
È finita così, con il rumore sommesso dei passi e gli occhi lucidi di chi resta. Ma con un’immagine che, oggi, ha detto tutto: la maglia dell’Inter sul feretro, i fiori ovunque e una chiesa piena di persone venute a dire che Peter Luis non era solo un nome, ma una vita che ha lasciato un segno.
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