Sfratto rinviato a Sestri Ponente, la replica dell’associazione dei proprietari: «Narrazione a senso unico. Il welfare non può ricadere sui privati»

Dopo il rinvio dello sfratto esecutivo, interviene la vicepresidente nazionale Asppi Valentina Pierobon secondo la quale mettere in discussione l’esecuzione di provvedimenti giudiziali scarica sui proprietari responsabilità sociali che spettano alle istituzioni: «Le famiglie vanno aiutate, ma continuare a rinviare e delegittimare gli sfratti non risolve il problema abitativo: lo aggrava»

Il rinvio dello sfratto a Sestri Ponente, arrivato dopo il presidio e le pressioni di attivisti e associazioni, apre ora un altro fronte: quello dei proprietari, che chiedono di non essere trasformati nell’ultimo ammortizzatore sociale di un sistema che non riesce a dare risposte. A intervenire è A.S.P.P.I – Associazione Sindacale Piccoli Proprietari Immobiliari, che con la vicepresidente nazionale Valentina Pierobon contesta quella che definisce una “narrazione a senso unico” e richiama il tema della responsabilità pubblica nella gestione dell’emergenza casa.
“Lo sfratto è un provvedimento del giudice: contestarne l’esecuzione scarica responsabilità sui privati”
Pierobon parte da un punto formale, ma con conseguenze politiche e sociali: la convalida di uno sfratto non è un’opinione, è un atto dell’autorità giudiziaria. E, nella lettura dell’associazione, trasformare sistematicamente l’esecuzione in un terreno di delegittimazione significa spostare il problema dall’ambito pubblico a quello privato.
Pierobon spiega di aver appreso “dalla stampa locale” la notizia del rinvio e osserva che “la convalida di uno sfratto è un provvedimento giudiziale” e che metterne “sistematicamente in discussione l’esecuzione” finirebbe per “scaricare su soggetti privati responsabilità che non competono loro”.

“Un anno senza affitto è un danno concreto”: costi, spese e imposte restano
Uno dei punti più insistiti riguarda ciò che, secondo A.S.P.P.I, resta spesso fuori dal racconto pubblico: il proprietario continua comunque a sostenere costi anche quando l’affitto non entra.
Pierobon sottolinea che parlare solo di “morosità incolpevole” senza considerare l’impatto sui proprietari “rappresenta una grave distorsione del dibattito pubblico”. E afferma che “un anno di mancato pagamento dell’affitto è un danno concreto”, perché il proprietario continuerebbe a pagare “costi, spese condominiali e imposte come l’Imposta Municipale Unica”.
Da qui l’accusa alle istituzioni: se la morosità si protrae per un anno, secondo l’associazione il tempo per trovare soluzioni alternative ci sarebbe stato, evitando di “trasferire il problema sulle spalle del privato”.
“I piccoli proprietari non sono assistenza sociale”: l’effetto sul mercato degli affitti
La critica di A.S.P.P.I non si ferma al singolo caso, ma guarda agli effetti di sistema. Pierobon sostiene che i piccoli proprietari non possono essere considerati “soggetti deputati all’assistenza sociale” e che il protrarsi delle procedure, insieme a una presunta “legittimazione implicita” del mancato pagamento, starebbe creando distorsioni nel mercato.
Nella loro lettura, la conseguenza è una riduzione dell’offerta di affitti “lunghi”: sempre più proprietari, dice Pierobon, sceglierebbero di ritirare gli immobili dal mercato della locazione di lunga durata, lasciandoli sfitti o orientandosi verso soluzioni alternative, inclusi gli affitti brevi. Una dinamica che, secondo l’associazione, finisce per peggiorare l’emergenza abitativa, non per ridurla.
“Servono tempi certi”: tutela delle famiglie e garanzie per i proprietari
Nella conclusione, A.S.P.P.I prova a tenere insieme due piani: l’aiuto alle famiglie in difficoltà e la tutela del diritto di rientrare in possesso del proprio immobile. Pierobon chiede “il coraggio di affermare con chiarezza” che lo sfratto è un atto legittimo e che il proprietario deve poter rientrare nella disponibilità dell’immobile “in tempi certi e rapidi”.
E chiude con una frase che riassume la posizione dell’associazione: le famiglie vanno aiutate, ma “continuare a rinviare, giustificare e delegittimare non risolve il problema abitativo: lo aggrava”.
Il punto di equilibrio che manca: emergenza casa e responsabilità pubblica
Il caso di Sestri Ponente, così come molti altri, mostra quanto sia difficile trovare un punto di equilibrio tra emergenza sociale e diritti patrimoniali, tra tutela dei minori e garanzia di legalità, tra assistenza e certezza delle procedure. Il rinvio di uno sfratto può essere una boccata d’ossigeno per una famiglia, ma se diventa un meccanismo ripetuto senza soluzioni alternative stabili, il rischio – sottolineato dai proprietari – è che il problema si sposti e si ingigantisca altrove.
Ed è proprio qui che le due narrazioni, oggi, si scontrano: per gli attivisti l’urgenza è non lasciare nessuno per strada; per A.S.P.P.I l’urgenza è non trasformare i privati nel luogo dove la politica scarica ciò che non riesce a risolvere.
In copertina: il presidio di Sunia e Spi Cgil, questa mattina, a Sestri Ponente
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