Economia regione 

Nuova diga foranea, aggiudicata la fase B. Regione stazione appaltante, raggruppamento con R.C.M. (Gruppo Rainone), Sales e Consorzio Integra

L’assegnazione arriva dopo l’attribuzione alla Regione del ruolo di soggetto attuatore e stazione appaltante. Per il raggruppamento è un incarico che si inserisce in un portafoglio di opere portuali già attive in diversi scali italiani

La Regione Liguria ha aggiudicato la Fase B della nuova diga foranea del porto di Genova a un raggruppamento di imprese che include R.C.M. Costruzioni (gruppo Rainone), Sales e Consorzio Integra. L’operazione si colloca nel quadro delle procedure legate all’opera commissariata e segue l’attribuzione alla Regione del ruolo di soggetto attuatore e stazione appaltante, passaggio che definisce il perimetro istituzionale della gestione delle gare e dell’avanzamento contrattuale.

Il contesto: un’opera strategica e un assetto di governance che cambia

La nuova diga foranea è uno dei principali interventi infrastrutturali legati alla competitività del porto di Genova. La Fase B rappresenta un segmento rilevante del cantiere, con implicazioni operative (tempi, logistica, interferenze) e industriali (capacità realizzativa, catena dei subappalti, gestione forniture e lavorazioni specialistiche).

Sul piano amministrativo, l’assegnazione si inserisce in un assetto di governance in cui la Regione, investita del ruolo operativo, assume una responsabilità diretta sulla fase di gara e sulla conduzione della procedura.

Il raggruppamento: profilo industriale e cantieri portuali in corso

Il raggruppamento aggiudicatario comprende tre soggetti con esperienza nel comparto delle opere marittime e portuali. R.C.M. Costruzioni viene indicata in un suo stesso comunicato, come presente in numerosi cantieri nei porti italiani, tra cui interventi a Cagliari, Catania, Napoli, Salerno, Ravenna (incluse opere legate alla protezione della nave rigassificatrice e all’hub portuale), Palermo e Taranto, oltre a un cantiere nell’area industriale di Sestri Ponente nel porto di Genova.

I numeri comunicati sull’azienda riportano un valore della produzione 2024 vicino ai 330 milioni di euro, una proiezione 2025 intorno ai 450 milioni e un portafoglio contratti acquisiti per lavori da eseguire nell’ordine di circa 2 miliardi. Dati che, se confermati, descrivono un operatore con capacità di gestione di commesse pluriennali e multi-sito, elemento centrale in un’opera complessa come la diga di Genova.

Implicazioni economiche: tempi, filiera e impatto territoriale

Per un’opera di questa dimensione la variabile decisiva, oltre al profilo tecnico, è la capacità di tenere sotto controllo:

  • cronoprogramma e sequenza delle lavorazioni;
  • costi e varianti (anche legate a condizioni meteo-marine e cantierizzazione);
  • filiera dei fornitori e dei subappalti, che può incidere su qualità e tempi;
  • interferenze con operatività portuale e viabilità urbana.

Sul territorio genovese, la realizzazione della diga ha un impatto economico potenzialmente significativo in termini di lavoro e indotto, ma comporta anche vincoli gestionali: movimentazioni, logistica di cantiere, coordinamento con Autorità Portuale e operatori.

I prossimi snodi: esecuzione, controlli e trasparenza dei passaggi

Con l’aggiudicazione, la partita si sposta sulla fase esecutiva: tempistiche, avvio operativo e modalità di coordinamento tra soggetti istituzionali e imprese. In un’opera sotto i riflettori per valore, complessità e ricadute sulla città, il tema non è solo “chi realizza”, ma “come” verranno gestiti avanzamento, controlli, rendicontazione e trasparenza degli step, soprattutto in presenza di più attori pubblici coinvolti nella governance complessiva.


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