Amt, procura e debiti oltre 200 milioni: Salis accusa, Bucci frena, Terrile chiarisce. D’Angelo: «Le favole sono al capolinea»

La Procura di Genova si esprime nel procedimento sulla liquidazione giudiziale, mentre il tribunale ha già concesso misure protettive legate alla composizione negoziata. La sindaca Salis parla di eredità “drammatica” e chiama in causa la destra e la Regione, Bucci dice che senza bilancio 2024 non si può discutere e propone un possibile intervento regionale, Terrile spiega che il parere è collegato alle istanze dei creditori, che la procedura è congelata e che il bilancio sarà approvato nelle prossime settimane. D’Angelo (Pd) attacca il silenzio del centrodestra e chiede alla Regione di fare la sua parte

La notizia che arriva dai tribunali cambia immediatamente tono al dibattito pubblico: sulla crisi di Azienda Mobilità e Trasporti (AMT) la Procura di Genova ha espresso un parere che considera sussistenti le condizioni per la liquidazione giudiziale (quello che nel linguaggio comune si chiama “fallimento”), in un contesto in cui da mesi alcuni creditori avrebbero già presentato istanze. Di colpo, la crisi non è più solo una questione di conti e di governance: diventa un fatto politico a tutto campo, perché AMT è uno dei servizi essenziali della città.

E qui sta il punto: non è un titolo astratto. Se scricchiola AMT, scricchiola la vita quotidiana di Genova: corse saltate, attese, frequenze che si allungano, nervosismo alle fermate. Quando una procedura giudiziaria entra davvero nel perimetro dell’azienda che regge il trasporto pubblico locale, la città sente la scossa.
Il contesto: perché “liquidazione” non significa che AMT chiude domani
Prima di entrare nello scontro tra Comune e Regione, c’è una cornice tecnica che torna in tutte le dichiarazioni: la posizione della Procura si inserisce in un procedimento dove già risultano istanze depositate dai creditori. Nel frattempo, però, AMT ha avviato la strada della composizione negoziata della crisi e il tribunale ha concesso misure protettive: in pratica, un ombrello che congela gli effetti più immediati e dà tempo all’azienda per mettere in campo un piano di risanamento, evitando che l’azione dei creditori produca un collasso istantaneo.
È un passaggio che spiega perché, pur essendo grave, la notizia non equivale a un “blackout” automatico del trasporto pubblico: la partita, ora, si sposta sul piano e sulla sua credibilità.
Salis: attacco frontale alla destra e richiesta di impegno alla Regione
La sindaca Silvia Salis sceglie una linea durissima e rivendicativa. Nella sua lettura, la richiesta della Procura conferma in modo plastico ciò che l’amministrazione comunale sosteneva da mesi: la crisi è reale, profonda e non nasce adesso. Salis sostiene che la situazione contabile dell’azienda sia drammatica e attribuisce il “buco” – oltre 200 milioni – a una gestione degli anni passati che definisce fallimentare e caratterizzata da negazione del problema.
La sindaca ricorda anche che il parere della Procura è precedente all’accettazione della composizione negoziata e insiste sul fatto che, proprio grazie a quel passaggio, la richiesta di liquidazione viene di fatto congelata e l’azienda ottiene protezione per lavorare a un piano di ristrutturazione. Non celebra nulla, ma rivendica il diritto di togliersi “sassolini dalla scarpa”: per mesi, dice, il centrodestra avrebbe accusato l’attuale amministrazione di esagerare e di dipingere un quadro più nero del reale; oggi, secondo Salis, i numeri mostrano che la situazione era persino peggiore.
Salis aggiunge poi un tema che ha fatto discutere: le accuse ricevute, nelle settimane scorse, di “spaventare le banche” parlando pubblicamente della crisi. Sostiene che non esista un modo serio di amministrare che consista nel coprire i problemi per continuare a chiedere prestiti facendo finta che vada tutto bene. A suo avviso, senza la composizione negoziata, oggi AMT sarebbe già arrivata alla liquidazione con conseguenze immediate sul trasporto pubblico; e ribadisce che il Comune avrebbe messo “decine di milioni” per salvare l’azienda con un impatto significativo sul bilancio comunale.
Infine, amplia il bersaglio: denuncia che a livello nazionale la manovra economica ridurrebbe le risorse per il trasporto pubblico e chiede un impegno straordinario anche alla Regione Liguria, criticando la prudenza espressa in questi mesi (“bisogna vedere i conti”) e sostenendo che gli elementi emersi dimostrano che la crisi non è una narrazione politica ma un fatto. In sostanza, per Salis serve che tutti gli enti coinvolti – Comune, Regione, Governo – facciano la loro parte senza scaricare sui cittadini le conseguenze del passato.
Bucci: stop alle polemiche finché non c’è il bilancio 2024, Regione pronta a intervenire “comprando le azioni”
La risposta del presidente della Regione Marco Bucci è quasi speculare: sposta il baricentro dal racconto politico ai documenti. Per Bucci, discutere del “buco” senza un bilancio 2024 approvato significa parlare nel vuoto. Ripete che, finché quel documento non c’è, nessuno può dire nulla con certezza e richiama l’obbligo legale: servono numeri firmati e responsabilità formali.
Bucci dice anche di non voler commentare l’attività della Procura, ma chiede con forza che gli amministratori di AMT producano e approvino il bilancio 2024, ricordando che avrebbe dovuto essere presentato mesi fa. Sottolinea di aver visto il bilancio 2023 – quello del periodo in cui era sindaco – e di considerarlo in pari; per questo insiste sul fatto che solo il 2024 può chiarire dimensione e natura dell’eventuale buco.
Sul piano politico, però, apre a una possibilità: la Regione, afferma, sarebbe pronta a intervenire, anche acquistando azioni dell’azienda, ma solo quando ci saranno le condizioni e quando la richiesta sarà formalizzata. È un modo per dire “non ci sottraiamo”, ma allo stesso tempo fissare una condizione rigida: prima i conti e le firme, poi gli impegni.
Terrile: “Parere su istanze dei creditori, misure protettive già attive. Ora avanti col risanamento”
Il vicesindaco Alessandro Terrile prova a tenere insieme i due livelli – giudiziario e amministrativo – ricostruendo il percorso con un taglio più tecnico. Sostiene che la gravità della situazione fosse evidente da giugno e che non servisse attendere la Procura per capirlo. Chiarisce anche un dettaglio che cambia la percezione: non sarebbe una Procura che “presenta” un’istanza propria, ma un parere reso nell’ambito di una delle procedure innescate dai creditori, diversi dei quali – secondo Terrile – avrebbero depositato istanze di liquidazione già dall’autunno.
Terrile indica due elementi che, a suo dire, pesano in modo determinante: l’ammontare dei debiti accumulati negli anni e il mancato via libera al bilancio 2024. Poi arriva la parte decisiva: il documento della Procura (datato 9 dicembre) sarebbe ormai superato o comunque congelato dall’ordinanza del tribunale che il 24 dicembre ha accordato le misure protettive nell’ambito della composizione negoziata. In altre parole, il giudice ha riconosciuto all’azienda tempo per tentare il risanamento.
Da qui la linea operativa: si deve procedere passo dopo passo, approvare il bilancio 2024 nelle prossime settimane e poi attuare il piano, coinvolgendo tutte le istituzioni chiamate a contribuire. Terrile conclude che, se qualcuno aveva dubbi sull’esistenza della crisi o sulla sua gravità, ora quei dubbi non possono più reggere: la crisi c’è ed è grave.
D’Angelo: numeri “spietati”, destra muta e Regione chiamata in causa
Sul fronte politico, il consigliere regionale Simone D’Angelo (Partito Democratico) alza ulteriormente i toni contro il centrodestra. A suo giudizio, il parere della Procura certifica una situazione finanziaria gravissima con oltre 200 milioni di esposizione e ribadisce che solo l’iniziativa preventiva del Comune e di AMT avrebbe permesso di ottenere dal tribunale una misura di tutela dopo l’istanza presentata da un creditore.
D’Angelo entra nel dettaglio dei debiti che cita come principali: oltre 100 milioni verso i fornitori, quasi 57 milioni verso le banche e 28 milioni legati agli accantonamenti del trattamento di fine rapporto. Secondo lui, per mesi l’ex vicesindaco Piciocchi e l’area di centrodestra avrebbero negato l’evidenza, salvo ammissioni a intermittenza seguite da retromarce, arrivando persino ad accusare Salis di fare politica. Ora, sostiene D’Angelo, è chiaro che non si tratta di un imprevisto ma del conto finale di una gestione che ha rimosso i problemi anziché affrontarli.
Per questo chiede che tutte le istituzioni, Regione compresa, facciano la loro parte per salvare AMT e garantire trasporto pubblico e lavoratori. E chiude con una frase che, nelle intenzioni, è un colpo politico secco: il silenzio del centrodestra sarebbe “assordante” e “le favole sono arrivate al capolinea”.
Cosa significa davvero questa fase (oltre gli slogan)
1) Il nodo bilancio 2024 è diventato la miccia politica
Bucci lo usa come barriera invalicabile: senza quel bilancio non si discute. Terrile lo indica come elemento aggravante. Salis lo interpreta come conferma che la trasparenza era necessaria. È un documento tecnico che si è trasformato in detonatore: chi lo approva si assume responsabilità, chi lo invoca costruisce prudenza e legittimazione.
2) Le misure protettive sono uno scudo, non una soluzione
La composizione negoziata dà tempo, ma non cancella il problema. Se il piano non regge, lo scenario torna a essere rischioso. La città, però, non vive di procedure: vive di bus che passano e di corse che saltano.
3) Comune e Regione: risorse sì, ma anche potere decisionale
Salis sostiene che il Comune ha già messo molto e chiama in causa Regione e Stato. Bucci dice che la Regione è pronta, anche comprando azioni. La vera partita è questa: quante risorse arrivano, in che forma (contributi, ricapitalizzazione, ingresso azionario) e con quale governance.
4) Gli utenti restano il punto cieco
Anche se l’azienda è “protetta” sul piano procedurale, i cittadini continuano a vivere il disagio. E ogni discussione su 200 milioni e bilanci mancanti si traduce in una domanda concreta: quando tornerà un servizio regolare?
Il bivio delle prossime settimane
I passaggi indicati da tutti sono due: approvazione del bilancio 2024 e attuazione del piano di risanamento, con un confronto istituzionale che coinvolga Comune, Regione, azienda e creditori. Nel frattempo, però, lo scontro politico è già in piena corsa: da una parte chi rivendica trasparenza e accusa le gestioni precedenti, dall’altra chi chiede documenti firmati e condizioni formali prima di mettere risorse sul tavolo.
E in mezzo resta Genova: una città che non può permettersi che la crisi di AMT diventi una guerra di propaganda permanente, perché il vero “capolinea” da evitare non è quello delle narrazioni, ma quello di un trasporto pubblico che smette di reggere.
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