Addio a Mario Bianchi, 53 anni: nel Medio Ponente era stato un presidente “di strada”, Genova piange un amministratore che sapeva ascoltare

Era dirigente di Amiu. Lascia la compagna e due figli di cui uno minorenne, che lo hanno assistito fino all’ultimo, oltre all’anziana madre. L’assessora Lodi: «Un grande vuoto, manca l’aria». Piciocchi: «Lo ricordiamo con profondo affetto e sincera gratitudine»

Genova si è svegliata con una notizia che toglie il fiato: Mario Bianchi non c’è più. Aveva 53 anni, era malato da tempo. Per molti, prima ancora che un ruolo, era una presenza: quella che ti trovi accanto nei momenti difficili, quando un quartiere chiede risposte e non slogan, quando serve qualcuno che si prenda un problema e non lo rimandi indietro.

È stato presidente del Municipio Medio Ponente, in anni complicati per la città e per quelle delegazioni che vivono quotidianamente tra grandi trasformazioni, servizi da tenere in piedi e ferite ancora aperte. E negli ultimi anni era anche un punto di riferimento dentro l’AMIU, Azienda Multiservizi e di Igiene Urbana, dove aveva costruito una lunga carriera tecnica e gestionale.

Le parole di Cristina Lodi: “Ora un grande vuoto e mi manca l’aria”
Tra i messaggi più forti, quello dell’assessora al sociale del Comune di Genova, Cristina Lodi, che non nasconde lo shock e il dolore. Le sue parole arrivano come un abbraccio spezzato:
«Guardo la foto e piango.
Abbiamo pianto tanto in queste notti e in questi giorni
Unica consolazione magra sono riuscita a salutarti
Non ci posso credere amico mio
Non è giusto
E ora chi mi darà consigli? Ci mi ascolterà come sapevi fare tu?
Avremo modo di ricordare tutto ciò che hai fatto anche per questa città.
Ora è il momento del dolore
Abbraccio forte Nadia tua compagna coraggiosa, sempre vicina fino all’ultimo tuo respiro , che ti ha amato e con la quale avevi tanti progetti fino all’ultimo e i tuoi figli che sentiranno enormemente la tua mancanza.
Staremo vicini a Nadia e a loro te lo promettiamo
Ma tutto questo non doveva succedere non è giusto
Ciao Mario amico mio
Ora un grande vuoto e mi manca l’aria»
È un messaggio che restituisce, più di mille biografie, l’idea di una persona cercata per un consiglio, per un confronto, per quella capacità rara di ascoltare senza alzare muri.
«Io credo che Mario sia stata una persona significativa sia per tutti coloro che ha incontrato con la sua razionalità, precisione, competenza, serietà e per la città per la quale ha fatto un servizio in una zona complessa che ha amato dedicando tempo e anche facendo grandi cose. Sarà difficile immaginare che non sia più qui tra noi, anzi direi per ora è impossibile» conclude Lodi
“Vince Genova” e Piciocchi: “Un esempio luminoso di amministratore pubblico”
Anche il gruppo Vince Genova si stringe alla famiglia. Pietro Piciocchi lo ricorda così, con parole che insistono sulla cifra umana del suo lavoro:
«A nome dei componenti del Gruppo consiliare di Vince Genova desidero ricordare con profondo affetto e sincera gratitudine Mario Bianchi, stringendomi alla sua famiglia in questo momento di immenso dolore per la sua prematura scomparsa.
Nel suo ruolo di Presidente del Municipio Medio Ponente, Mario ha rappresentato un esempio luminoso di amministratore pubblico: sempre aperto al dialogo e al confronto, attento alle esigenze degli altri, soprattutto quando più deboli e fragili. La sua presenza sul territorio era costante, autentica, ispirata da un senso di responsabilità che andava ben oltre il dovere istituzionale.
Come dirigente di AMIU ha saputo distinguersi per il profondo senso di appartenenza all’azienda e per la competenza con cui ha svolto ogni incarico, unita a una dedizione totale al servizio della comunità.
Porto con me molti ricordi della sua capacità di lavorare per il bene comune, dell’affetto e della squisita cortesia con cui trattava ogni interlocutore. I cittadini lo hanno sempre stimato e amato perché lo percepivano vicino, parte della loro quotidianità, mai distaccato.
Mario è una di quelle persone che resteranno nel cuore e nella memoria di tutti noi: una figura a cui guardare nei momenti difficili, un punto di riferimento umano e professionale.
Grazie Mario per tutto ciò che hai dato alla nostra città: il tuo esempio continuerà ad accompagnarci.»
Chi era Mario Bianchi: una vita tra servizio, tecnica e territorio
Guardando al suo percorso, il filo conduttore è chiaro: fare funzionare le cose, anche quando è faticoso e impopolare.
Nato il 19 dicembre 1972, Bianchi aveva una formazione tecnica solida: laurea in Ingegneria dell’Ambiente all’Università di Genova, abilitazione professionale e competenze legate anche a sicurezza, prevenzione incendi, gestione ambientale e organizzazione dei servizi.
Nel lavoro, il suo nome si intreccia per anni con Amiu: prima nei servizi e nelle strutture operative, poi nella gestione ambientale e nei monitoraggi, quindi nella responsabilità sugli impianti e sulle autorizzazioni, fino ai ruoli più recenti nei servizi al territorio. Negli ultimi anni era arrivato alla guida di pezzi cruciali dell’operatività, con responsabilità che non si vedono ma che incidono ogni giorno sulla vita di una città.
Accanto al profilo tecnico c’era quello pubblico: presidente del Municipio Medio Ponente per un’intera stagione amministrativa (dal 2017 al 2022), con un’impronta che in molti ricordano per la presenza continua, più da “persona del territorio” che da figura distante.
E poi la dimensione civica, spesso dimenticata quando si parla di amministratori: incarichi e partecipazioni legati a realtà di volontariato e a tavoli di lavoro su salute e sicurezza, oltre a esperienze associative e di coordinamento che raccontano una disponibilità costante a “stare dentro” i problemi, non a commentarli da fuori.
Adesso resta il vuoto
Quando muore una persona così, il dolore non è soltanto privato. Diventa anche collettivo, perché non riguarda solo chi l’ha amato: riguarda chi l’ha incrociato in un ufficio, in una riunione, per strada, e ha pensato “almeno qualcuno ci sta provando davvero”.
Oggi Genova saluta Mario Bianchi e stringe in un abbraccio Nadia e i figli, che sono stati con lui fino all’ultimo. E lo fa con quella sensazione che Lodi ha messo in una frase semplice e spietata: “Ora un grande vuoto e mi manca l’aria»
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