Venezuela e politica locale, scontro sui social: comunicati, accuse incrociate e polemiche

Dopo le iniziative in città legate alla questione venezuelana, la discussione si infiamma online. La portavoce Soreilis Rojas Mendez diffonde via social un «comunicato importante» contro l’uso della bandiera venezuelana nelle piazze da parte della sinistra italiana. Nei commenti c’è chi contesta la sua neutralità mostrando le sue foto con esponenti di Forza Italia e chi mette in discussione i numeri e la reale rappresentatività dei presidi

La questione Venezuela, a Genova, non è rimasta confinata alle piazze: nelle ultime ore si è trasformata in un confronto durissimo sui social, tra comunicati, interpretazioni opposte e una polemica che ormai riguarda non solo ciò che accade oltreoceano, ma anche chi, qui, possa parlare a nome della “comunità venezuelana”. Il dibattito si è acceso in particolare dopo le iniziative cittadine dedicate al tema, con posizioni tra loro incompatibili e un rimbalzo continuo di dichiarazioni e repliche.

La polemica
A catalizzare l’attenzione è stato un post Facebook di Soreilis Rojas Mendez, indicata in diverse occasioni come portavoce di venezuelani residenti a Genova. Il messaggio, accompagnato da una grafica con titolo “VENEZUELANI A GENOVA – COMUNICATO IMPORTANTE”, ha un tono netto e perentorio. Il testo pubblicato recita: “#attenzione❗ La comunità venezuelana di Genova ripudia categoricamente l’uso strumentale della nostra bandiera nelle manifestazioni di alcuni settori della sinistra italiana. I venezuelani celebrano la cattura del narcoterrorista Nicolás Maduro, responsabile di crimini contro l’umanità e dell’oppressione del popolo venezuelano. Respingiamo con fermezza che a Genova si utilizzi la nostra bandiera per negare la sofferenza di un popolo che da 26 anni lotta con dignità per riavere il proprio Paese. Questo costituisce una grave mancanza di rispetto verso l’intera Comunità Venezuelana !”. La grafica allegata riprende sostanzialmente lo stesso contenuto, presentandolo come un comunicato ufficiale.

Il punto centrale del messaggio è duplice: da un lato la denuncia di un presunto “uso strumentale” della bandiera venezuelana in manifestazioni riconducibili a settori della sinistra; dall’altro una lettura durissima della figura di Nicolás Maduro, definito con espressioni fortemente connotate. È un’impostazione che non si limita a prendere posizione sul governo venezuelano, ma entra direttamente nella contesa politica italiana, tracciando un confine identitario (“noi” venezuelani) e indicando un avversario (“alcuni settori” della sinistra). In altre parole, non è un appello generico: è un testo che, per come è formulato, chiede anche di riconoscere come “comunitaria” una specifica narrazione.


La contro polemica
Ed è proprio qui che si innesta la contro-polemica. Nei commenti su media e pagine web e social, diverse persone sostengono che sulla bacheca di Rojas Mendez compaiano numerose foto con esponenti di Forza Italia, dal deputato Roberto Bagnasco al consigliere regionale Angelo Vaccarezza, fino al leader nazionale dei giovani del partito Simone Leoni, in occasione di eventi e convention. Abbiamo controllato e le immagino sono effettivamente pubblicate nel corso del tempo come pubbliche sulla sua bacheca dalla stessa Rojas Mendez. Sotto alcune di esse, la donna ringrazia Forza Italia per la vicinanza, negli anni, alla causa dei venezuelani contrari a Maduro. Mentre in Venezuela manifestano le due fazioni (chi contro Maduro, chi contro l’ingerenza statunitense), tra gli emigrati in altri paesi prevalgono i “contro Maduro”, molti dei quali sostengono di essersi allontanati proprio per sfuggire al regime e di non aver potuto per questo far rientro in patria. Ci sta, insomma, che tra i migranti la percentuale di “anti Maduro” (non necessariamente pro Usa) sia prevalente.
Sotto: una delle immagini postate sui social dagli “scettici”.

Altri interventi contestano i numeri delle iniziative attribuite alla “comunità venezuelana”: c’è chi parla di presidi con poche decine di presenti (circa una trentina il 4 gennaio, una ventina il 5 gennaio) e si chiede se le prese di posizione diffuse online siano davvero espressione dell’intera comunità residente in città o piuttosto del gruppo che fa riferimento alla stessa Rojas Mendez. Sono osservazioni che non entrano nel merito della situazione venezuelana, ma puntano a delegittimare la pretesa di rappresentanza, suggerendo un’impronta politica di parte e una reale base partecipativa limitata.
A complicare ulteriormente lo scenario c’è un elemento che ha alimentato sospetti e fraintendimenti. La mattina del 5 gennaio ai media è arrivato un comunicato genericamente firmato dalla “comunità del Venezuela” che affermava: «La Comunità Venezuelana residente a Genova esprime il proprio fermo dissenso, rispetto alla presa di posizione del Partito Democratico ligure e di altri gruppi politici, promotori del presidio in data odierna». Ma il presidio contro “l’imperialismo statunitense” davanti alla prefettura non è stato organizzato dal Pd, che ha semplicemente aderito, ma solo un’ora dopo rispetto alla diffusione del comunicato “venezuelano”. Un dettaglio temporale e politico che, per i critici, rafforzerebbe l’idea di una comunicazione “a bersaglio largo”, politica, più orientata allo scontro che alla ricostruzione puntuale dei fatti.
In sostanza, la contesa che si sta consumando online non riguarda soltanto Maduro o le scelte internazionali, ma la legittimità delle voci in campo: chi parla, per chi parla e con quale mandato. E mentre le piazze hanno mostrato due letture opposte della vicenda, i social stanno trasformando quella frattura in un referendum permanente sulla rappresentanza, con accuse, contro-accuse e una domanda che resta sullo sfondo: “comunità venezuelana” è un’unica realtà o una somma di gruppi diversi, ciascuno con la propria linea politica e i propri riferimenti?
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