Cronaca 

Si autodenuncia dopo le minacce: arrestato un trentenne, indagini su adescamento online di minorenni

La telefonata alla polizia per segnalare intimidazioni ha fatto scattare gli accertamenti: sequestrati dispositivi e raccolti elementi che hanno portato a due misure cautelari

Un uomo di 30 anni è finito in carcere con accuse pesanti legate allo sfruttamento di minorenni contattate sui social e a presunti ricatti. L’inchiesta, seguita dalla procura, è partita a gennaio e si è rafforzata con il materiale acquisito durante le perquisizioni.

Un’autodenuncia nata dalla paura si è trasformata nell’avvio di un’inchiesta che ha portato all’arresto di un trentenne. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe contattato sui social alcune minorenni, instaurando un rapporto che, stando alle accuse, sarebbe degenerato in sfruttamento, pressioni e ricatti.

La vicenda prende avvio a gennaio, quando l’uomo chiama la polizia riferendo di aver ricevuto minacce da parte del padre di una ragazza conosciuta online. Quella segnalazione, anziché chiudersi con un semplice intervento di routine, fa scattare le verifiche del commissariato competente, che ricostruisce contatti, incontri e dinamiche emerse nel tempo.

Gli accertamenti portano, nei mesi successivi, a una prima richiesta di misura cautelare avanzata dalla procura e accolta dal giudice per le indagini preliminari: ad agosto scatta l’arresto e l’uomo viene condotto in carcere, in una sezione dedicata. Nel frattempo vengono sequestrati computer, telefono e supporti di memoria: dagli approfondimenti su chat e contenuti presenti nei dispositivi, gli inquirenti ritengono di aver trovato ulteriori riscontri e contestano anche l’uso di materiale registrato per esercitare pressione sulle presunte vittime e per indurle, secondo l’ipotesi investigativa, a coinvolgere altre coetanee.

Nel fascicolo compaiono accuse che includono induzione alla prostituzione di minorenni, produzione e detenzione di materiale illegale a contenuto sessuale, ed estorsione. L’inchiesta descrive un presunto schema ripetuto: contatti iniziali sui social, proposta di incontro, promesse di denaro e, sempre secondo gli investigatori, l’utilizzo di minacce legate alla diffusione di contenuti per condizionare le scelte delle ragazze. Una seconda misura cautelare sarebbe stata richiesta e ottenuta dopo nuovi elementi emersi dagli approfondimenti.

In copertina: foto di repertorio


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