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La strenna di Natale del vicesindaco: sui banchi della minoranza il numero del “Venerdì” con l’intervista alla sindaca Salis

A comperare all’edicola (di tasca sua) l’inserto de “La Repubblica” e a posizionarlo sui rispettivi tavoli nella Sala Rossa di Tursi è stato Alessandro Terrile. Un po’ strenna di Natale e un po’ sfottò, dopo che da poche ore si era chiusa la maratona di resistenza dei progressisti per analizzare uno per uno, come preteso dalla minoranza, i circa 850 tra emendamenti e ordini del giorno sul bilancio e poco prima che la delibera venisse approvata

Cinquantotto euro per l’acquisto di venti copie del Venerdì di Repubblica, una per sé, qualcuna per gli amici, la maggior parte per i banchi della minoranza nel giorno dell’approvazione del bilancio preventivo 2026. Tanto ha speso, di tasca sua, il vicesindaco Alessandro Terrile che, appunto, è anche assessore al Bilancio, per una singolare strenna al centrodestra. In copertina, campeggia la sindaca Silvia Salis, protagonista di un’intervista.


Sulle prime la minoranza di centro destra, entrando in aula, ha rumoreggiato, forse pensando che si trattasse di un’iniziativa istituzionale e a spese della collettività, ma non è così.

Nell’intervista di Francesco Bei, Silvia Salis viene raccontata come una figura difficile da incasellare: credente e praticante, considerata centrista e moderata, ma capace di stare in piazza con i lavoratori dell’ex Ilva e di esporsi su temi internazionali, come la partenza della flottiglia diretta a Gaza. Rivendica una comunicazione ferma ma non populista: “andare più dura” può servire, dice, purché resti empatica e non scada in toni “trash”, perché l’obiettivo è convincere anche chi è moderato o deluso dalla politica.

Sempre nell’articolo, sul fronte dei diritti e delle politiche sociali, Salis difende il riconoscimento dei figli nelle coppie formate da due donne (richiamando una pronuncia della Corte costituzionale) e la sperimentazione dell’educazione sessuale e affettiva alla scuola dell’infanzia, sostenendo che su questioni complesse non funzionano risposte semplicistiche come l’inasprimento delle pene. Critica la nostalgia “reazionaria” e l’idea di una scuola pubblica piegata alle “tradizioni”, e respinge letture riduttive sul patriarcato: racconta un padre comunista come primo esempio di femminismo, e lega la propria idea di giustizia all’equità sociale.

Sul piano politico invita il centrosinistra a smettere di dividersi, proprio come è accaduto a Genova. Vede le primarie come uno strumento che produce lacerazioni e chiede maturità nella scelta della leadership, puntando su chi può vincere e parlare a un elettorato largo, non solo alla propria base. Sul referendum relativo alla separazione delle carriere annuncia il voto contrario, perché la priorità per la giustizia è velocità e certezza, e mette in guardia dai rischi di una pubblica accusa dipendente dalla politica. In politica estera rifiuta l’appeasement sull’Ucraina, evocando il precedente di Monaco, e sull’antifascismo sostiene che in un Paese fondato sulla Costituzione non dovrebbe essere un tema eludibile.


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