Traffico internazionale di rifiuti verso la Nigeria, 14 indagati: chiuse le indagini della DDA

L’inchiesta dei carabinieri forestali ricostruisce una filiera di demolizioni abusive, spedizioni di veicoli fuori uso e false fatturazioni per ripulire denaro e aggirare i controlli doganali


Un articolato sistema di traffico illecito di rifiuti, con auto fuori uso e altri materiali diretti fino in Nigeria, insieme a un presunto giro di false fatturazioni per giustificare denaro contante di origine illecita: è quanto emerge dall’indagine dei carabinieri forestali del nucleo di Borghetto di Vara (La Spezia), su cui la direzione distrettuale antimafia di Genova ha ora chiuso le indagini preliminari nei confronti di 14 persone.

L’inchiesta nasce nel febbraio 2025, quando i carabinieri forestali, dopo aver segnalato alla magistratura 27 soggetti per dieci diverse ipotesi di reato ambientale legate al traffico di rifiuti anche verso la Nigeria, eseguono perquisizioni nell’abitazione di uno degli indagati e in due aree nei comuni di Sarzana e Castelnuovo di Magra. Qui vengono individuate attività di demolizione non autorizzata di veicoli, stoccaggio di componenti e deposito incontrollato di altri rifiuti: sotto sequestro finiscono circa sessanta autovetture fuori uso, quattro autocarri e ulteriori materiali abbandonati, mentre 21 militari vengono impegnati nelle operazioni.

Gli accertamenti confermano, secondo gli inquirenti, una gestione illecita dei rifiuti, con il coinvolgimento anche di cittadini residenti in Nigeria, indicata come Paese di destinazione dei carichi. La direzione distrettuale antimafia di Genova assume la guida del fascicolo per il reato di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti” e chiede misure cautelari per cinque presunti promotori del sistema – quattro stranieri e un italiano – nei cui confronti il gip del capoluogo ligure dispone provvedimenti restrittivi nel luglio 2025.
Parallelamente, l’analisi dei telefoni e dei dispositivi sequestrati porta a scoprire, secondo quanto ricostruito dai carabinieri forestali, un meccanismo di fatturazione fittizia utilizzato tra giugno 2020 e almeno marzo 2023. Undici persone vengono così iscritte nel registro degli indagati per dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo o emissione di fatture per operazioni inesistenti e vengono segnalate possibili condotte di riciclaggio: le false pezze giustificative avrebbero consentito di “ripulire” denaro contante di presunta origine illecita, utilizzandolo per richiedere documenti di soggiorno o far apparire regolari i rifiuti destinati all’estero, superando così i controlli in frontiera.
Nel complesso, sono quattordici i soggetti che, secondo l’accusa, avrebbero beneficiato dei vantaggi fiscali collegati al sistema. All’indagato ritenuto il perno dell’organizzazione vengono contestati 27 capi di imputazione, tra cui attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata, combustione illecita, traffico transfrontaliero di rifiuti e demolizione abusiva di veicoli.
Nei giorni scorsi la direzione distrettuale antimafia di Genova ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato dai carabinieri forestali ai quattordici indagati. Per tutti resta fermo il principio di presunzione di innocenza, come previsto dalla Costituzione italiana e dalle norme europee.
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