Sicurezza, la maggioranza di Tursi punta su un modello “integrato”: polizia locale di prossimità, presidi nei quartieri e interventi sociali

Nel consiglio comunale monotematico di oggi, 10 novembre, i gruppi di maggioranza presentano un ordine del giorno che lega contrasto ai reati, rigenerazione urbana, welfare e sicurezza stradale. «Genova è entrata nella top ten nazionale per criminalità, serve una risposta a più livelli». Previsti osservatori municipali, pattuglie a piedi, Patto per la sicurezza urbana e azioni mirate su giovani, donne e lavoro

La sicurezza non solo come pattuglie e sanzioni, ma come risultato di un lavoro incrociato tra polizia locale, servizi sociali, urbanistica, commercio, scuola e trasporti. È la cornice dell’ordine del giorno depositato da tutti i partiti di maggioranza (Pd, Lista Salis, Avs, M5s, Riformiamo Genova) in occasione del consiglio comunale monotematico sulla sicurezza del 10 novembre 2025. Un documento lungo e molto politico, che parte da un dato scomodo – Genova è rientrata nella “top ten” nazionale degli indici di criminalità pubblicati dal Sole 24 Ore per il 2024 – e arriva a una conclusione precisa: per invertire la rotta bisogna agire su più piani contemporaneamente.

Il punto di partenza: dati in peggioramento e fragilità sociali
Nel testo si riconosce apertamente che, pur essendo normale che le aree metropolitane abbiano più fenomeni criminali dei piccoli centri, «non possono essere trascurati i dati relativi a reati predatori, danneggiamenti, spaccio e contrabbando». A destare preoccupazione è anche l’indice di qualità della vita delle donne, con Genova al 53° posto: un segnale, scrivono i proponenti, che lo spazio urbano non è percepito come abbastanza sicuro e accessibile da tutte e tutti.
Per la maggioranza il quadro non è solo di ordine pubblico: dietro quei numeri ci sono povertà crescenti, disagio giovanile, disoccupazione e “carenze nella cultura della legalità”. Nel testo viene citata la stima Istat 2024 – 2,2 milioni di famiglie in povertà assoluta – e il report Caritas che segnala anche in città un aumento della “povertà che lavora”, cioè di chi ha un impiego ma non ce la fa più a sostenere spese e figli. In questo contesto, spiegano, è più facile che lo spaccio trovi manodopera nelle fasce fragili e che il degrado urbano si estenda dove mancano presidi sociali e commerciali.
La linea politica: sicurezza “urbana, sociale e partecipata”
L’amministrazione, si legge, «ritiene la sicurezza urbana un elemento cardine per la qualità della vita» e la inserisce nelle Linee programmatiche 2025-2030. Ma non come intervento isolato: il modello è quello della “sicurezza urbana integrata”, che mette insieme controllo del territorio, prevenzione della criminalità, qualità degli spazi pubblici e presidio sociale. Un’impostazione in linea con i più recenti indirizzi ministeriali e con il lavoro della Prefettura.
Da qui il primo impegno politico: coordinare le azioni dei diversi assessorati – sociale, urbanistica, mobilità, sicurezza, cultura – e farlo con la partecipazione dei soggetti del territorio, dal Terzo settore alle scuole, dalle associazioni di quartiere ai comitati civici.
Polizia locale più presente e più formata
Una parte consistente dell’ordine del giorno riguarda il ruolo della polizia locale. La maggioranza chiede alla sindaca e alla giunta di:
- valorizzare la polizia locale come “primo riferimento di prossimità”, non solo per multe e viabilità ma anche per mediazione sociale, contrasto al degrado, applicazione del “Codice Rosso”;
- estendere il servizio di pattuglie a piedi in tutti e nove i Municipi, con particolare attenzione alle fasce orarie serali e ai punti sensibili (centro storico, stazioni, aree della movida);
- potenziare la formazione specialistica degli agenti su conflitti di vicinato, marginalità, violenza di genere, consumo di sostanze;
- riferire periodicamente in aula sui risultati delle politiche di sicurezza, così da poter correggere subito le strategie.
Accanto a questo viene citato il lavoro già in corso con Prefettura e Questura: dalla nuova articolazione dei servizi nel centro storico al piano di presidio urbano condiviso, fino al Patto per la sicurezza urbana che l’amministrazione vuole firmare nei prossimi mesi per mettere nero su bianco la “ripartizione equilibrata delle competenze”.
Osservatori municipali e ascolto dei quartieri
Altro tassello è la partecipazione. L’ordine del giorno ricorda che «sono in corso di costituzione gli Osservatori municipali per la sicurezza», organismi decentrati che dovranno mappare le criticità, fare da ponte con i cittadini e lavorare insieme a sindacati, commercianti, ATS e associazioni. Per funzionare, chiedono i gruppi di maggioranza, questi organismi vanno “dotati di risorse” e messi in rete con il Comune.
L’idea è chiara: una città che viene presidiata anche dai suoi stessi abitanti e dal tessuto economico è più difficile da far scivolare nel degrado. Per questo si parla esplicitamente di sostenere le attività culturali, associative e commerciali come “presidi di sicurezza”, soprattutto nelle zone più delicate del centro storico e della periferia.
Lavoro e incidenti: “anche questa è sicurezza”
Un passaggio non scontato è quello sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. I dati 2024 sugli infortuni mortali (da 6 a 10 in un anno) e sulle 1.400 denunce per infortuni a Genova vengono definiti «un campanello che non si può ignorare». Per la maggioranza, in una città portuale e cantieristica come Genova, la tutela dei lavoratori è parte della sicurezza urbana. Da qui l’impegno a promuovere un patto cittadino sulla sicurezza sul lavoro con Regione, ASL, INAIL, ispettorati e parti sociali, per aumentare controlli, formazione e responsabilità delle imprese.
La sicurezza stradale come indicatore della qualità urbana
Nel documento si sottolinea che Genova è tra le prime città italiane per numero di incidenti e feriti. La risposta proposta è molto concreta:
- più Zone 30 vicino a scuole, ospedali e aree di aggregazione;
- attraversamenti rialzati o potenziati;
- semafori intelligenti e sistemi di monitoraggio in tempo reale;
- campagne di “movida sicura” con locali, AMT, tassisti e servizi a chiamata, per ridurre l’uso dell’auto in stato di alterazione;
- un sistema di monitoraggio permanente dell’incidentalità con report per Municipio.
In sostanza, la maggioranza mette la sicurezza stradale allo stesso livello delle altre forme di sicurezza: meno incidenti significa meno emergenze per i pronto soccorso, meno costi sociali e una città più vivibile.
Spazi pubblici e urbanistica “che previene il crimine”
Un altro capitolo è dedicato alla qualità dello spazio urbano. Qui il testo introduce un concetto che a livello europeo è ormai consolidato, ma che raramente entra nei documenti comunali: Crime Prevention Through Environmental Design (CPTED), ossia prevenzione del crimine attraverso il progetto degli spazi. Tradotto: illuminazione adeguata, visuali aperte, percorsi pedonali sicuri, parchi vivi, fermate del TPL presidiate. Il documento chiede audit di sicurezza con particolare attenzione alle donne e alle persone fragili, e un programma di micro-interventi rapidi per sistemare luci, attraversamenti e arredi.
Giovani, scuola e dipendenze: intervenire prima
La maggioranza lega poi il tema della sicurezza a quello del disagio giovanile e del mercato delle droghe sintetiche. L’evoluzione del traffico di stupefacenti, si legge, riguarda sempre più «fasce fragili, spesso anche migranti», e si espande là dove “i presidi di altra natura” arretrano. Per questo si chiede di:
- rafforzare le reti di educativa di strada;
- promuovere progetti di educazione alla legalità e alla convivenza civile nelle scuole;
- creare spazi di ascolto e cittadinanza attiva per adolescenti e giovani adulti;
- intensificare la collaborazione con Prefettura e polizia di Stato per colpire «al principio della catena di consumo», quindi i gruppi criminali organizzati che gestiscono lo spaccio.
Il mandato alla giunta
La parte finale dell’ordine del giorno è un elenco di impegni rivolti a sindaca e giunta. Tra i più significativi:
- Coordinare tutte le politiche di sicurezza con un approccio multidisciplinare e interassessorile.
- Valorizzare la polizia locale come presidio di legalità e mediazione.
- Attivare gli Osservatori municipali per la sicurezza e dotarli di risorse.
- Firmare il Patto per la sicurezza urbana con Prefettura e forze dell’ordine.
- Applicare la progettazione per la sicurezza negli interventi urbani, con valutazione d’impatto di genere.
- Sostenere commercio e associazioni come presidi nei quartieri.
- Istituire Zone 30 e potenziare il TPL per ridurre la sinistrosità.
- Favorire eventi e animazione urbana nel centro storico e in altre aree per contrastare il degrado con la presenza positiva delle persone.
In sostanza, la maggioranza prova a spostare il baricentro del dibattito: non solo più pattuglie e più telecamere – che pure ci sono e continueranno – ma una città che cura le sue fragilità economiche e sociali perché sa che da lì nasce una parte consistente dei problemi di sicurezza. E chiede che questa impostazione venga resa stabile con relazioni periodiche in aula: per misurare i risultati, e per dimostrare che la parola “sicurezza”, nel disegno di Tursi, non è solo ordine pubblico, ma qualità della vita.
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