Messa per i caduti della Rsi a Staglieno, il Comune dice no: scontro tra Gianni Plinio e l’assessore Robotti

L’ex esponente Msi e An accusa Palazzo Tursi di “barbarie” per il diniego alla celebrazione richiesta dall’Associazione famiglie dei caduti Rsi. L’assessore ai cimiteri ricorda che Genova è Medaglia d’oro al Valor Militare e che una funzione per chi scelse il campo nazifascista sarebbe “uno schiaffo” alla città e alla Resistenza

Una richiesta di messa di suffragio al cimitero monumentale di Staglieno e un no secco del Comune di Genova hanno acceso il confronto su memoria storica e uso degli spazi pubblici. A sollevare il caso è stato Gianni Plinio, già consigliere comunale del Msi ed ex assessore regionale di An, oggi vicino a Casapound, che ha denunciato il diniego alla funzione religiosa chiesta dall’avvocato Antonino Riccio Tabassi, presidente dell’Associazione provinciale Famiglie caduti e dispersi Rsi. «Solo dei barbari e degli incivili possono vietare una messa per chi è caduto in guerra», ha attaccato Plinio, ricordando che nel sacrario di Staglieno riposano “millecinquecento caduti, molti non identificati, giovani e donne”.

Dal suo punto di vista si tratta di un atto di pietà umana che dovrebbe prescindere dal campo in cui quelle persone militarono; e rifiutarlo, sostiene, equivarrebbe a negare il rispetto per una parte – pur controversa – della storia cittadina.
La replica dell’assessore ai cimiteri Emilio Robotti è arrivata con argomentazioni precise. Prima di tutto, ha chiarito l’aspetto pratico: la cappelletta del cimitero «è destinata a usi interni e a messe ordinarie già concordate con la Curia», quindi non è uno spazio liturgico liberamente disponibile. Ma soprattutto Robotti ha ricordato il contesto identitario di Genova: una “Città Medaglia d’oro al Valor Militare” perché si liberò da sola dall’occupazione nazifascista. In questo quadro, ha spiegato, una messa specificamente dedicata ai caduti della Repubblica Sociale Italiana – cioè a militari che stavano dalla parte di chi occupava la città – «costituirebbe quasi uno schiaffo alla Resistenza, alla città e a chi ha sofferto e perso la vita per la libertà».
La contrapposizione è netta: da un lato chi invoca una commemorazione religiosa “per tutti i caduti”, dall’altro l’amministrazione che rivendica il dovere di non equiparare, nello spazio pubblico e simbolico del cimitero, chi combatté per liberare Genova e chi combatté per chi la opprimeva. In nome di quella storia – ha concluso l’assessore – la richiesta «non può essere accolta».
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