comune Enti Pubblici e Politica 

Caso Albanese, la destra attacca Salis. D’Angelo (Pd) «Basta teatrini, bisogna tornare ai contenuti». Ma il cdx rilancia

Dopo gli attacchi di Ilaria Cavo (Noi Moderati–Orgoglio Genova) e delle capegruppo leghiste Sara Foscolo e Paola Bordilli alla sindaca Silvia Salis per l’incontro con la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Simone D’Angelo, segretario Pd, chiede di riportare il confronto nelle sedi istituzionali, con atti e responsabilità chiare e ipotizza che le dichiarazioni “in crescendo” dell’opposizione a Tursi siano l’effetto della lotta interna per la leadership del centrodestra locale. Nel centrodestra, rilancio sul “piano Trump” e, da FdI, un’impostazione più politica del dibattito

Il “caso Albanese” accende Tursi e divide il dibattito pubblico. La presidente del gruppo Noi Moderati–Orgoglio Genova, Ilaria Cavo, accusa la sindaca Silvia Salis di aver “gettato la maschera” partecipando a un evento con Francesca Albanese. Per Cavo, il segnale sarebbe stato “divisivo”: la città — ricorda — aveva espresso perplessità, dalla comunità ebraica al richiamo di Ariel Dello Strologo, fino all’amarezza espressa dalla famiglia di Emanuele “Lele” Luzzati per la sede scelta. Cavo contesta inoltre il silenzio della sindaca su altri dossier locali: l’occupazione dell’Università, l’esclusione della Fondazione Leonardo dal Festival della Scienza, le polemiche su Norma Cossetto, medaglia d’oro al valor civile.

Alle critiche di Noi Moderati si sommano quelle della Lega. La capogruppo regionale Sara Foscolo e la capogruppo comunale Paola Bordilli parlano di una maggioranza “antagonista” e giudicano “sbagliato” l’incontro proprio il 7 ottobre, attaccando Albanese per posizioni ritenute controverse su Medio Oriente e memoria. Nel loro j’accuse tornano anche i temi della sicurezza urbana — dallo stop al taser alla presunta “delegittimazione” della polizia locale — e riferimenti polemici alla politica internazionale (dal piano di Donald Trump alla liberazione degli ostaggi di Hamas).

Di segno opposto la posizione del Partito Democratico. Il segretario cittadino Simone D’Angelo definisce “offensivi e fuori luogo” gli attacchi a Salis e invita le forze politiche a rientrare nel perimetro istituzionale: Commissioni, Consiglio, atti verificabili. La partecipazione a un incontro con una relatrice delle Nazioni Unite, osserva, non può diventare il pretesto per una contesa permanente a colpi di etichette, tanto più mentre la guerra in Gaza continua a produrre vittime e sofferenze. Successiva è la notizia dell’accordo raggiunto in Egitto per l’applicazione della prima fase del Piano di pace.

D’Angelo richiama la necessità di un confronto serio, respingendo la deriva personalistica e il “teatrino” — nelle sue parole — che vede protagonisti, nel centrodestra, Cavo, Bordilli, Pietro Piciocchi (Vince Genova) e Alessandra Bianchi (Fratelli d’Italia) in una gara di visibilità. Un richiamo alla responsabilità che, al netto delle contrapposizioni, punta a rimettere al centro metodo e contenuti.

«Le dichiarazioni di Ilaria Cavo, Sara Foscolo e Paola Bordilli contro la Sindaca Silvia Salis sono gravi, offensive e totalmente fuori luogo. Un attacco scomposto e rancoroso che dimostra, ancora una volta, come una certa destra genovese non abbia alcun interesse per il confronto democratico, preferendo il fango alla verità, la provocazione alla responsabilità – dice D’Angelo -. Accusare la Sindaca di estremismo per aver partecipato a un incontro pubblico con una relatrice delle Nazioni Unite è un’operazione tanto strumentale quanto ridicola. Una mossa meschina da parte di chi, nel frattempo, non ha avuto nemmeno il coraggio politico di condannare apertamente il genocidio in corso a Gaza, preferendo accusare di antisemitismo chiunque osi non voltarsi dall’altra parte davanti a quasi 70.000 morti. Chi, come Ilaria Cavo, ama dipingersi come paladina della moderazione, dovrebbe rileggere le parole dei veri moderati della storia politica italiana sui diritti calpestati del popolo palestinese. Ma forse, nel suo furore trumpiano – oggi perfettamente allineato alla Lega di Bordilli e Foscolo targata Vannacci – arriverebbe a definire estremista persino Aldo Moro. Se davvero questa destra volesse contribuire in modo serio alla vita pubblica cittadina, lo farebbe nelle sedi istituzionali, con proposte, serietà e senso delle istituzioni, non con attacchi personali e ricostruzioni deliranti. Il teatrino squalificante in atto nel centrodestra per stabilire chi comanda a Palazzo Tursi – tra Cavo, Piciocchi, Bordilli e Bianchi – non può travolgere anche questioni drammatiche come quella palestinese. Genova merita un dibattito politico all’altezza della sua storia, non una corsa al protagonismo sulla pelle di un popolo martoriato».

Nell’elenco dei nomi e dei simboli evocati nelle ultime ore c’è molto più di una polemica sul calendario di un incontro pubblico: ci sono la sensibilità della comunità ebraica, la storia civile cittadina legata a figure come Luzzati, la tutela della libertà culturale, i nodi della sicurezza e della convivenza. C’è, soprattutto, l’esigenza di distinguere tra giudizi politici e atti amministrativi: se spostare o meno eventi, come garantire contraddittorio e sale neutrali, come assicurare regole uguali per tutti i promotori culturali, come presidiare i temi di ordine pubblico senza scivolare nelle semplificazioni.

Genova, città abituata a maneggiare la complessità, chiede meno slogan e più scelte controllabili. E, soprattutto, un clima che riduca l’infiammabilità del dibattito e rimetta al centro equilibrio, metodo e rispetto. Se la politica saprà praticarli, il confronto potrà alzare l’asticella: non per negare le differenze, ma per trasformarle in decisioni comprensibili ai cittadini. In questo passaggio, il richiamo al merito e alle sedi istituzionali sembra il punto fermo da cui ripartire.

Ma il centrodestra rilancia

Foscolo e Bordilli (Lega) rivendicano uno “storico accordo su Gaza” attribuito al presidente USA Donald Trump, che a loro giudizio “merita il Nobel per la Pace”. Attaccano la “sinistra ligure” — accusata di “rosicare” — e bollano come “beffati” i manifestanti ProPal, gli attivisti della Flotilla, la stessa Salis e Francesca Albanese, contestandone posizioni e messaggi. Nella loro ricostruzione, la sindaca non avrebbe sostenuto a Tursi il “piano Trump”, né stigmatizzato le occupazioni a UniGe; Albanese sarebbe colpevole di “propaganda pericolosa” e prese di posizione che “non servono neppure al popolo palestinese”. Si tratta di attribuzioni e giudizi politici che le controparti respingono.

Diverso, nei toni, l’intervento di Alessandra Bianchi (Fratelli d’Italia), che sposta il focus sul quadro politico: parla di “narrazione tossica” a Genova e di Italia “dalla parte giusta della storia” grazie alla postura internazionale del governo Meloni; collega l’avvio in Egitto della prima fase del “piano Trump” all’auspicio di chiudere il conflitto israelo-palestinese; contesta le “missioni politiche travestite da umanitarie” e denuncia un clima cittadino “di immobilismo e violenza verbale”. L’accento, qui, è meno sguaiato e più politico: più cornice strategica e meno invettiva personale, pur nella nettezza della critica.

Se davvero esiste una lotta per la leadership della destra comunale, questa volta il punto va assegnato a Fdi.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts