Flotilla, la lettera dei genitori di Pietro Queirolo Palmas: «Nostro figlio sequestrato in acque internazionali»

«Colpiti con getti d’acqua a pressione e sostanze urticanti, nonostante non opponessero alcuna resistenza». Due genovesi tra gli attivisti fermati dalla Marina israeliana: il giovane studente e il portuale José Nivoi

Una lettera piena di angoscia e di accuse dirette quella inviata da Sara Urgeghe e Luca Queirolo Palmas, genitori di Pietro Queirolo Palmas, lo studente genovese di 23 anni a bordo della nave All in della missione umanitaria Global Sumud Flotilla.

«Con la presente vi comunichiamo che nostro figlio Pietro, a bordo dell’imbarcazione della missione umanitaria pacifica Global Sumud Flotilla, è stato sequestrato da militari israeliani in acque internazionali, in contrasto con le norme marittime», scrivono i genitori. «Il sequestro è avvenuto alle 22.15, ora in cui abbiamo perso i contatti con lui. Nel suo ultimo messaggio ci ha avvertiti che erano stati colpiti con getti d’acqua a pressione e sostanze urticanti, nonostante non opponessero alcuna resistenza».
La famiglia chiede alle istituzioni italiane «di intervenire al più presto per difendere un cittadino italiano e condannare l’operato» di un primo ministro «sul quale pende un mandato d’arresto della Corte penale internazionale per genocidio».
Accanto a Pietro, tra i sequestrati figura anche un altro genovese: José Nivoi, portuale del Calp (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali), da anni impegnato nelle campagne per la Palestina. Entrambi si trovavano nella flottiglia umanitaria diretta verso Gaza con l’obiettivo di aprire un corridoio marittimo per l’arrivo di aiuti alla popolazione civile.
L’appello dei genitori, lanciato nelle ore successive all’abbordaggio, si aggiunge alla crescente preoccupazione in città e alle manifestazioni di solidarietà che continuano a riempire le strade di Genova.
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