“Fabrizio”, ormai immobile a causa di una patologia neurodegenerativa progressiva. Chiede il “fine vita”, ma manca una legge nazionale

Un uomo di 79 anni ha chiesto alla ASL la verifica dei requisiti previsti dalla Consulta per il suicidio assistito: dopo due valutazioni mediche è ancora in attesa di risposta. Sia l’assessore regionale alla Sanità Nicolò sia l’Associazione Luca Coscioni che segue il caso segnalano l’assenza di una normativa per l’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale

In Liguria c’è un uomo di 79 anni, che ha scelto il nome di fantasia “Fabrizio”, al centro di una vicenda complessa che riguarda il fine vita e l’applicazione della sentenza 242/2019 della Corte costituzionale. L’associazione Luca Coscioni lo ha spiegato ieri in un post su Facebook.

“Fabrizio” convive con una patologia neurodegenerativa progressiva che negli anni gli ha causato gravi disturbi motori fino a impedirgli di parlare. Oggi comunica esclusivamente attraverso un puntatore oculare ed è totalmente dipendente dall’assistenza continua dei suoi caregivers per ogni attività quotidiana.
A febbraio 2025 ha chiesto ufficialmente alla ASL ligure di avviare la procedura di verifica delle sue condizioni di salute per accertare se rientrasse tra i casi previsti dalla sentenza della Corte costituzionale. Dopo le visite della commissione medica, a maggio è arrivato il diniego: secondo il Servizio sanitario ligure, “Fabrizio” non dipenderebbe da trattamenti di sostegno vitale, uno dei requisiti richiesti.
Assistito dal team legale dell’Associazione Luca Coscioni, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, “Fabrizio” ha presentato opposizione alla decisione, chiedendo una nuova valutazione del requisito contestato. Una seconda serie di visite mediche si è svolta a luglio 2025, ma la risposta definitiva non è ancora arrivata.
Nel frattempo, l’uomo vive in una condizione di sofferenza e valuta la possibilità di recarsi in Svizzera per trovare una risposta che in Italia tarda ad arrivare.
Sul caso è intervenuto l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò: «Siamo vicini alla sofferenza di Fabrizio e della sua famiglia, che vivono una situazione estremamente difficile. A oggi siamo di fronte a un vuoto normativo in quanto non esiste una legge nazionale chiara ed uniforme che ci auspichiamo venga approvata quanto prima per normare queste istanze. L’uomo, ad oggi, non ha i requisiti clinici richiesti. Nel momento in cui li avrà, il comitato etico li valuterà e, se sono presenti, dichiarerà che tecnicamente ha i requisiti. Ma anche in quel caso, non essendoci una legge nazionale che normi questo tema, noi come Regione non possiamo esprimerci a prescindere da quello che sia il nostro pensiero».
L’Associazione Luca Coscioni continua a seguire da vicino la vicenda, sottolineando come il caso di “Fabrizio” ponga con urgenza il tema dell’applicazione delle sentenze della Corte e di una normativa chiara sul fine vita, per evitare che le persone e le famiglie rimangano sole ad affrontare situazioni tanto delicate.
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