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L’inferno nei carruggi: giovanissime tossicodipendenti si vendono per strada a pochi euro. I clienti? Soprattutto anziani italiani

Consumano i rapporti all’aria aperta, anche di giorno, spesso sotto le finestre dei residenti e nei vicoli tra Pré e via del Campo o tra le auto posteggiate in via Rubattino. Una situazione che sembra senza uscita e che ha bisogno di immediate risposte terapeutiche e sociali

«Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi/Ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi/Una bimba canta la canzone antica della donnaccia/Quel che ancor non sai, tu lo imparerai solo qui fra le mie braccia», cantava De Andrè ne “La città Vecchia”. Corsi e ricorsi storici, con l’aggravante della disperazione che discende dalla tossicodipendenza e non lascia libero arbitrio alle ragazze. Mentre la prostituzione prevalentemente sudamericana della Maddalena è per lo più autogestita, mentre nel ghetto le poche trans rimaste hanno età che si aggirano tra i 60 e gli 80 anni, nella zona di Pre’, di via del Campo e del Ghetto e nei posteggi di via Rubattino si diffonde una nuova modalità, direttamente discendente dalle dipendenze (questa non è una novità: una decina di anni fa fu chiuso il magazzino Amiu di Santa Sabina perché le tossicodipendenti si offrivano ai pusher per ottenere sconti sulle dosi), ma, presenta due differenze rispetto al passato. La prima è che i rapporti vengono consumati per strada, sotto le finestre delle persone, e non nei bassi, la seconda è che sono tornati gli anziani, proprio come il vecchio professore della canzone di De André, a sciamare per i vicoli per soddisfare (magari complice qualche pillolina blu) le loro voglie. E approfittano di giovanissime ragazze che si vendono per pochi euro, quanto basta per comperare una dose.

Le ragazze vagano per la zona come anime prigioniere dell’inferno della loro dipendenza e delle pietre della città vecchia. Stanno in quella parte del centro storico perché è lì che si concentra l’offerta e appena hanno qualche spicciolo si affrettano a comperare e consumare la dose. Si muovono a piccoli gruppi.

Le voci del quartiere: “Sono ragazze giovanissime, distrutte dalla droga”

A raccontare il fenomeno con lucidità e dolore sono i residenti, che ogni giorno incrociano quegli sguardi spenti. Ornella Cocorocchio, presidente dell’associazione La coscienza di Zena, non usa giri di parole:
«Sono ragazze giovani, molto giovani. Lo si capisce anche se comunque sono piuttosto distrutte dalla vita che fanno. Sono molto molto magre, hanno proprio l’espressione tipica delle tossicodipendenti, con quegli occhi vuoti… Qualche volta si prostituiscono ai pusher, quasi sempre centroafricani. Ma più spesso i clienti sono anziani caucasici. Anche le ragazze sono italiane. I rapporti vengono consumati per strada, soprattutto, ma non solo, in vico Inferiore del Roso che ora è epicentro di ogni genere di degrado».

Le sue parole delineano un quadro fatto di degrado visibile, di corpi sfruttati alla luce del sole e di un quartiere che si trova a fare i conti con la perdita di dignità umana di giovanissime donne.

“È agghiacciante: parliamo di ventenni, a volte quasi minorenni”

Un racconto analogo arriva da Christian Spadarotto, portavoce dell’associazione Via del Campo e Carruggi, che conferma come lo scenario si ripeta anche nella zona del Ghetto.

«Sì, lo confermo: succede anche nella zona del Ghetto. Una volta ho provato a inseguire uno di questi anziani, perché avevo incontrato una delle storiche ragazzine tossicodipendenti del Ghetto, fumatrice di crack, che piangeva disperatamente. Le ho chiesto, ma che cosa c’hai, cosa ti succede? E lei mi aveva risposto “è il solito vecchio di merda che mi offre dei soldi per fare sesso”. Me lo sono fatto indicare per seguirlo mentre chiamavo le forze di polizia, ma non sono riuscito a intercettarlo».

La sua testimonianza si allarga a un fenomeno ancora più inquietante: «Questo è successo qualche tempo fa, più recentemente succede che ci siano degli approcci di questo tipo da parte di anziani, palesemente non dipendenti da sostanze. L’altro aspetto è quello dei centroafricani, non solo pusher. Nel ghetto ci sono dei bassi che vengono utilizzati come abitazioni da uomini, che apparentemente non sono pusher, dove queste ragazze entrano ed escono dopo un po’. È palese che ci sia uno sfruttamento del fenomeno anche da parte di quegli uomini», che spesso sono in Italia da soli, senza le loro mogli o compagne.

Poi la denuncia più forte: «È una roba agghiacciante: sto parlando di ragazzine di vent’anni. Qualche volta ho visto anche qualcuna che sembrava minorenne, ma quelle che hanno meno di 18 anni tendono ad essere emarginate perché danno troppo nell’occhio. Rischiano di attirare l’attenzione delle forze di polizia, quindi vengono allontanate dalle altre… Poi, intendiamoci, non è che le maggiorenni siano “grandi”: alcune sembrano appena maggiorenni, le altre hanno pochi anni di più».

E ancora: «Alcune delle ragazze dormono per strada, altre dormono in magazzini di cui, magari, hanno sfondato le porte. Spesso dormono in piazza Don Gallo, alcune dietro le piante, soprattutto nel periodo estivo quando fa caldo e non hanno la necessità di andare a rifiutarsi da qualche parte, le trovi proprio a dormire dietro le piante. L’altra mattina sono uscito e ce n’era una che dormiva dietro la “colonna infame”, sempre tra via del Campo e il ghetto. Spesso i crocchi si raccolgono, insieme ad altri fumatori di crack, tra l’archivolto che sale da Sottoripa e quello sotto la torre dei Piccamiglio che porta a via del Campo. Nella foto (quella in copertina n. d. r.) vedete soltanto due ragazze, ma ce ne sono molte di più. Le altre lì non si vedono perché si sono spinte più oltre, sotto il voltino. Quando le vedi arrivare lo capisci che si stanno facendo da poco, poi le loro condizioni peggiorano giorno per giorno. Alla fine sono fantasmi che si aggirano nella zona».

Al momento almeno due delle ragazze sono incinte e continuano sia a farsi sia a prostituirsi.

Particolarmente eloquente la sequenza di scatti catturata nei giorni scorsi e pubblicata sulla pagina Facebook del Comitato di Quartiere Rubattino, in cui si vedono la ragazza e il cliente che consumano l’atto sessuale in mezzo alle auto posteggiate, si ripuliscono e poi ognuno va per la sua strada. Lì la zona è particolarmente buia e favorisce chi vuole usare la strada come alcova.


È chiaro che questo non è un problema di sicurezza vero e proprio. La prostituzione, se non coinvolge minorenni, non è illegale.


Gli atti osceni sono depenalizzati e prevedono soltanto una sanzione. Si applica la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi solo se il fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano. Ad esempio vicino a una scuola. Ma se così non è, nessuno rischia di venire denunciato se non ci sono di mezzo minori.

Si tratta di un dramma sociale e come tale va trattato. Gli anziani clienti, dopo aver consumato il rapporto rischiando il contagio di ogni genere di malattie veneree e non solo, tornano alle loro case, magari dalle loro mogli che hanno preparato il pranzo o la cena. Le ragazze restano per strada, ad aspettare un nuovo cliente per guadagnare quanto basta per l’ennesima dose. Sempre più demolite nel fisico, sempre più sole.


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