“Waterfront Mall” al Palasport, Beghin: «Difformità tra Puo e autorizzazioni commerciali. Pronti a tutelare l’interesse pubblico». Il rischio è che si blocchi tutto per un paio d’anni

Il nodo, secondo l’assessora al commercio del Comune, sarebbe la difformità delle merceologie previste dall’autorizzazione comunale rispetto a quelle previste dalla normativa regionale sui distretti commerciali tematici. Tursi è tra due fuochi: se bloccherà in autotutela le precedenti autorizzazioni sarà certamente oggetto dei ricorsi di costruttore e/o gestore degli spazi che sta per comperare gli immobili. Se non lo farà, arriveranno certamente i ricorsi di commercianti. L’iter per queste cose, tra Tar e Consiglio di Stato, è di circa due anni. In caso di ricorso delle associazioni dei negozianti, queste potrebbero chiedere la sospensiva e se la otterranno nessuna saracinesca potrà essere alzata e il “mall” resterebbe una città fantasma per tutto quel periodo

In risposta alla mozione presentata dal consigliere Pd Edoardo Marangoni sul destino del Palasport e la sua trasformazione in centro commerciale, l’assessora al Commercio del Comune Tiziana Beghin è intervenuta in consiglio comunale con una lunga e articolata dichiarazione, nella quale ha evidenziato numerose criticità e ribadito l’intenzione della giunta di approfondire ogni aspetto giuridico prima di procedere. Ecco le sue dichiarazioni integrali a margine in cui spiega più dettagliatamente la situazione.


«Ho rilevato immediatamente una difformità tra il Puo – lo strumento urbanistico attuativo che definisce le modalità di intervento e le trasformazioni del territorio in aree specifiche, dettagliando come realizzare le previsioni del Piano Urbanistico Comunale (PUC) o di altri piani generali n. d. r. – e l’autorizzazione commerciale che è stata rilasciata. Nello specifico, ci sono due atti: uno del 30 dicembre e uno del 6 agosto. Entrambi, però, presentano una difformità sostanziale rispetto alla normativa regionale relativa ai cosiddetti centri commerciali tematici» ha commentato l’assessora a margine del consiglio comunale.
Dal mio punto di vista, premesso che non sono una giurista, ma ho una laurea in economia e ho studiato diritto privato, anche con una tesi in materia, ha proseguito l’assessora, il testo normativo sui centri commerciali tematici parla chiaro: questi devono essere coerenti con il luogo in cui insistono, devono introdurre elementi di novità e attrarre flussi di domanda su scala sovraregionale. È evidente che, se disegniamo una cornice che cancella totalmente ogni riferimento alla nautica e al mare, non possiamo parlare di coerenza con il territorio. Di fatto, il Puo e l’autorizzazione commerciale rilasciata sono difformi rispetto alla normativa regionale vigente. Se il centro commerciale non fosse ancora stato costruito, si sarebbe potuto intervenire direttamente facendo leva su questa difformità. Ma oggi ci troviamo con un centro commerciale già costruito, di proprietà privata, accanto a un centro sportivo – che faccio fatica a definire ‘palazzetto dello sport’ viste le sue dimensioni e capienza – di proprietà comunale. Questo comporta una responsabilità nei confronti dell’ente e dei cittadini che non possiamo ignorare. Credo quindi che sia corretto, proprio a tutela dell’ente e dei cittadini, confrontarsi con l’Avvocatura comunale. Per questo ho chiesto che venga esaminata tutta la documentazione, così da chiarire la situazione attuale e capire se siano state rispettate le finalità pubbliche previste. In base a questo, potremo valutare se ci sono margini per reindirizzare l’operazione verso obiettivi che siano non solo di interesse privato, ma anche pubblico.
È evidente che esista un rischio, ma è altrettanto vero che l’autorizzazione commerciale è stata concessa dal Comune. Quindi è importante fare chiarezza su ogni passaggio. Per questo motivo, considerata l’indeterminatezza della situazione, ho chiesto agli uffici tecnici – che stanno interloquendo con l’attuale proprietario – di sospendere ogni tipo di contatto e operazione, formale e informale, in attesa del parere dell’Avvocatura. Per quanto mi risulta, il centro sarebbe tecnicamente pronto: i lavori che mancano dovrebbero essere completati dai nuovi gestori, ammesso che l’operazione di acquisto sia stata perfezionata. Tuttavia, né da parte di CDS né dai nuovi gestori è arrivata alcuna richiesta di incontro con me, quindi al momento tutto ciò che so deriva da voci informali. In ogni caso, non verrà avviata alcuna attività da parte del Comune finché non avremo un parere legale chiaro. Solo dopo, valuteremo come procedere, tenendo conto di tutti gli aspetti in gioco, a partire dalla tutela dell’ente pubblico. Contiamo di avere una risposta dall’Avvocatura entro un paio di settimane.
È certamente una questione molto complessa. Il Puo di questo distretto commerciale tematico (è così che, tecnicamente, si chiama) è davvero molto ampio. Include ”sport e fitness, il tempo libero, il benessere la salute e cura della persona, il turismo inteso anche per le eccellenze della moda ed abbigliamento di interesse per la clientela turistica, l’alimentazione con particolare riferimento a produzioni locali”. insomma, di tutto un po’. In sostanza, praticamente, forse soltanto un negozio di trattori da agricoltura e poche altre merceologie non sarebbero autorizzabili. Anzi, sì, purché la “parte maggioritaria” della superficie di vendita totale stia all’interno di questi canoni fissati dal Comune nel Puo e ratificati dalla Regione che ha preso atto delle scelte di Tursi limitandosi a verificare quanto di sua competenze e, cioè, la conformità alle disposizioni di natura commerciale ed urbanistica.
Proprio l’ampio, forse troppo ampio, ventaglio di merceologie previste potrebbe rappresentare il varco che potrebbe consentire al Comune di annullare, ora, il provvedimento in autotutela, sconfessando l’operato della passata giunta. Di fatto, il Comune è tra due fuochi. Da una parte l’azienda CDS (specializzata nella costruzione di centri commerciali) che ha costruito e che ora starebbe cedendo al gestore. Uno dei due soggetti potrebbe ricorrere al Tar o addirittura fare causa a Tursi (o, magari, entrambe le cose) se venissero cambiate le regole del gioco stabilite e se non si potesse andare avanti con gli allestimenti e le aperture previste. Dall’altra parte ci sono i commercianti. Confcommercio ha già annunciato battaglia specificando che potrebbe decidere di affidarsi a dei legali. Al perfezionamento della prima licenza (devono essere tutte ex novo) e a tutte quelle successive potrebbe proporre altrettanti ricorsi al Tar sostenendo che l’ampiezza della merceologia prevista dal Puo configurerebbe un centro commerciale tout court e non un distretto commerciale tematico. Potrebbero esserci altrettante sospensive, poi giudizi di merito favorevoli all’uno o all’altro contendente (con tempi di circa un anno, un anno e mezzo), poi ricorsi al Consiglio di Stato, con richiesta di sospensiva e, di nuovo, giudizi di merito. In questo caso si parla in media di una durata complessiva del giudizio di appello (che può includere anche il tempo per la decisione e la stesura della sentenza) di circa 200 giorni. Nella migliore delle ipotesi si prefigura uno stop di oltre un paio d’anni durante i quali la struttura, in caso di sospensiva ottenuta, non potrebbe aprire, con tutte le conseguenze del caso sull’economia dell’azienda che ha costruito o, se gli spazi fossero già venduti, del soggetto gestore.
Si andrà sicuramente a riparlare del progetto di Renzo Piano (nelle delibere citato come “donatore”), della quantità di volumi sottratti all’uso pubblico (gli spazi dedicati allo sport nella struttura) per realizzare quelli privati e commerciali (parcheggi compresi), delle somme impegnate dal Comune per il recupero dell’area a fronte di una così vasta privatizzazione, della vendita dell’intero palasport per 14 milioni e del riacquisto delle sole parti “sportive” ristrutturate per 23 milioni.
Il Comune si trova in una pessima posizione, qualsiasi decisione prenda. Perché è vero che il Puo è stato perfezionato dalla “passata gestione”, cioè dall’amministrazione Bucci, ma è altrettanto vero che in caso di causa sarebbe comunque Tursi a rispondere, anche se è cambiata la giunta. In definitiva, per l’Amministrazione si tratta di calcolare qual è il minore dei mali, mettendo sul piatto anche l’interesse pubblico e del tessuto commerciale urbano.
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