Minacce filorusse a Calenda sui muri del Firpo. Sono firmate con una Z, il simbolo filorusso

La denuncia del leader di Azione sui social. La solidarietà delle segretarie regionale e provinciale, rispettivamente Cristina Lodi e Chiara Lastrico. La condanna del presidente della Regione Marco Bucci e del vicesindaco facente funzioni Pietro Piciocchi

“Sopprimiamo Calenda”, “Calenda traditore” e “Picierno appesa”. Queste sono le frasi apparse sulla facciata dell’istituto Firpo-Buonarroti di Genova, indirizzate contro l’eurodeputata del Partito Democratico Pina Picierno e il segretario di Azione Carlo Calenda. Sebbene il gesto non sia stato ufficialmente rivendicato, le scritte sono contrassegnate da una Z, simbolo filorusso.

A commentare l’accaduto è stato lo stesso Calenda, che su Facebook ha dichiarato: «Liceo di Genova. C’è un bel clima. Ma ripeto. Corso Vittorio Emanuele II, 21. Provateci codardelli». Questo indirizzo è quello presso il quale il leader di Azione svolge la sua attività lavorativa. Il giorno dopo la comparsa di altre scritte nella scuola frequentata da suo figlio, Calenda aveva invitato gli autori a incontrarlo direttamente sul tragitto verso il posto di lavoro: «Vado in ufficio a piedi e non ho la scorta. Può serenamente venire a dirmi in faccia ciò che pensa», aveva scritto su Facebook.
Perché a Genova? Prima la consigliera comunale del partito, Cristina Lodi, aveva chiesto ufficialmente al Comune di Genova di non concedere i locali di palazzo Tursi per una iniziativa che aveva definito “di propaganda filo-russa”, una conferenza che ha previsto anche la proiezione del docufilm “Maidan, una strada verso la guerra” la cui trasmissione – aveva precisato Lodi – è stata già vietata in diversi comuni italiani. Quindi, la deputata di Azione Federica Onori, sulla scia delle proteste della sua compagna di partito consigliera comunale genovese aveva depositato un’interrogazione sul tema al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’Interno.
«Esprimiamo grande solidarietà al nostro segretario Carlo Calenda e ferma condanna per la vergognosa scritta apparsa sui muri esterni di un istituto superiore genovese, minatoria verso il leader di Azione – commentano, oggi, Cristina Lodi, che è anche segretaria regionale del partito, e Chiara Lastrico, segretaria provinciale -. Il linguaggio usato, in particolare il verbo “sopprimere” denotano una forma di aggressività che mai immaginavamo potesse appartenere al pensiero di uno studente, in fase di crescita o formazione. Tuttavia, non immaginando ne’ supponendo chi possa aver scritto una frase così carica d’odio, non possiamo che condannate fermamente il gesto e augurarci che la scritta venga cancellata in fretta. Soprattutto, ci auguriamo di non dover mai più commentare frasi di chiara istigazione all’odio e alla violenza, visto che uno dei principi fondanti di Azione è il rispetto dell’avversario politica e della persona. Esprimiamo solidarietà al leader Carlo Calenda, oggetto di questa frase deprecabile e vergognosa».
«Regione Liguria condanna fermamente le scritte minatorie rivolte a Pina Picierno e Carlo Calenda apparse oggi sui muri di un istituto superiore di Genova. Un luogo di crescita ed educazione non può essere teatro di messaggi d’odio. Ogni parte politica ha il dovere di respingere gesti di questo tipo, che minano i principi fondamentali del confronto democratico. Esprimiamo pertanto piena solidarietà al segretario Calenda e all’eurodeputata Picierno, chiedendo il rispetto dei valori che devono guidare il dibattito pubblico». Così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci.
Il vicesindaco facente funzioni e candidato sindaco del centrodestra, Pietro Piciocchi, ha espresso «ferma condanna per le scritte minatorie apparse nelle scorse ore sui muri della nostra città».
«Minacce e violenza, in qualsiasi forma, sono inaccettabili e incompatibili con i valori di una democrazia sana e con il senso di civiltà che caratterizza Genova – ha scritto, in una nota, il primo cittadino -. Il dibattito politico può essere anche acceso ma non può mai scivolare nell’odio e nella prevaricazione. Mi auguro che le autorità facciano luce rapidamente su quanto accaduto e che episodi del genere non si ripetano. Da parte mia, continuerò a lavorare per una politica che unisce, che costruisce e che guarda al futuro con responsabilità e serietà».
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