Marinella in liquidazione giudiziale. L’ingloriosa fine del progetto di recupero e riapertura dello storico locale della passeggiata di Nervi

Lo ha deciso questa mattina la VII sezione civile del Tribunale. Il curatore fallimentare farà l’inventario dei beni che saranno venduti per compensare per quanto possibile i creditori. Buco da 30mila euro e insolvenza della società. Che ne sarà, ora, della storica struttura solo in parte ristrutturata?

È una storia di promesse disattese e di anni di problemi di ogni genere quella della riapertura della struttura razionalista della passeggiata Anita Garibaldi. Il bando per la gestione previa ristrutturazione risale al luglio 2016 (Giunta Doria) quando solo la società Marinella 1939 srl (che vede Igor Mendelevich capitanare un gruppo di soci) si aggiudica la gara in quanto unica partecipante. La proprietà della struttura è del Demanio, ma in base alle normative la gestione spetta al Comune. Le chiavi vengono consegnate diversi mesi dopo, nell’aprile del 2017, e il titolo edilizio viene rilasciato nel 2018, al termine della conferenza dei servizi che ha analizzato il progetto. La data del termine dei cantieri, fissata per il 2021, viene continuamente spostata. Si rincorrono stop dei lavori, annunci di ripresa, mareggiate, danni e promesse disattese. Compresa quella di terminare i lavori, almeno quelli della facciata nord, entro Euroflora 2022, che quell’anno si tiene nei parchi di Nervi. Ma non solo la facciata resta impalcata, viene addirittura usata per appenderci striscioni pubblicitari e mettere a reddito le impalcature.

In occasione della floralie, la struttura è ancora uno scheletro coperto dai tubi innocenti e, buon peso, spunta nell’area di pertinenza un ciringuito, una baracca di legno, che vende alcolici per sfruttare le frequentazioni della manifestazione.


Nel frattempo il canone, che doveva essere di 32mila euro nei primi dieci anni e 64mila nei restanti dieci, scende a 2.500 euro l’anno, il minimo possibile per legge, perché l’azienda si fa carico di alcuni lavori resi necessari dalle mareggiate.
Il locale riapre il 1º gennaio 2024. Infuriano le polemiche perché la proprietà vieta l’accesso ai cani dei clienti, tanto che un’associazione animalista (Animalisti 100%) manifesta davanti alle porte della struttura.

I prezzi sono da locale di lusso, ma sono in tanti tra i clienti a scrivere recensioni online non positive. Il pretenziosissimo progetto alberghiero (hotel 4 stelle superior con centro benessere, nove camere con vista mozzafiato sul mare, tutte con vasca idromassaggio) non è ancora stato realizzato, ma la proprietà assicura che sarà terminato presto. In realtà ad oggi non è finito.
Ad agosto 2024 il locale chiude per ferie. Non riaprirà mai più. Oggi la decisione del tribunale civile: l’azienda che lo gestisce andrà in liquidazione giudiziale. L’incarico di curatore fallimentare è stato affidato al commercialista Dante Benzi, il quale procederà “con urgenza” all’inventario dei beni presenti nei locali di Nervi. L’obiettivo è quello di recuperare quattrini per compensare per quanto possibile i creditori che vantano crediti per 30mila euro mentre la società è insolvente. La data per l’adunanza dedicata all’esame dello “stato passivo” della società è stata fissata per il 18 giugno.
La storia della Marinella







Nel 1913 viene costruito un ristorante-chalet in stile art déco dopo aver ottenuto l’autorizzazione dall’allora comune di Nervi (dal 1926 quartiere di Genova) per costruire lungo la passeggiata. Nel 1933 viene demolita la vecchia struttura ormai in condizioni precarie. La nuova viene costruita a forma di nave, in stile razionalista, progettata dall’architetto milanese Giacomo Carlo Nicoli assieme ai suoi collaboratori. Viene aperta nell’ottobre 1934 come kursaal, Nel 1946 si esibisce nell’Hotel Marinella il Trio Lescano. Dal 1964 la struttura diventa di proprietà demaniale in concessione a canone annuo. Nel dopoguerra viene sopraelevata e viene eliminata la terrazza, Nel 1973 viene aggiunta una veranda lato mare. Nel 2012 l’hotel dispone di dodici camere doppie e una singola tutte vista mare, una pasticceria e un ristorante vista mare per un totale di 540 m². L’hotel viene chiuso tra il dicembre 2012 e il gennaio 2013, e negli anni l’edificio abbandonato e in stato di forte degrado, ritorna al Demanio.


Il 15 luglio 2014 viene dichiarato edificio di interesse culturale, ex d.lgs. 42/2004, dal ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nel marzo 2015 fallisce anche l’ultima gara con canone annuo di 60.000 euro. Nel dicembre 2015 la società Villa delle Rose, che gestisce una casa di riposo e che aveva fatto l’unica offerta, presenta ricorso al TAR dopo che erano state rilevate difformità rispetto al Piano urbanistico comunale pochi giorni dopo che un incendio aveva distrutto il locale caldaie, dove si erano anche rifugiati dei clochard. Poi il nuovo bando e la storia che conosciamo, terminata proprio oggi. Miseramente.
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