Magazine 

Poche corsie bus, posteggi e zone pedonali decisi dai negozianti, trasporto pubblico al palo. Mobilità genovese indietro di quasi un secolo. Al passo del gambero

Il presidente dell’associazione Metrogenova, Jacopo Baccani: «Col tunnel subportale si sbucherà direttamente con la macchina in piazza Dante. Questa è una delle cose previste e si spaccia come un’immagine suggestiva, quando in realtà è un’immagine degna del Futurama all’Expo di New York del 1939». Cioè, appunto, quasi 100 anni fa. Mentre tutto il mondo occidentale ha capito ormai da decenni che quel modello non solo è inutile, ma anche dannoso e pericoloso, Genova viene proiettata nella spirale della mobilità “vintage”. Mentre le nazioni che hanno visto una diminuzione degli incidenti stradali e dell’inquinamento sono quelle che hanno adottato misure per limitare la velocità delle auto, imponendo restrizioni al loro utilizzo e incentivando l’uso di mezzi pubblici, di biciclette e di percorsi a piedi

Le gocce che hanno fatto traboccare il vaso sono state due. La prima è la reiterazione della gratuità del parcheggio nelle aree comunali in centro in occasione dei saldi, ma anche la novità del provvedimento ampliato ai giorni caldi dello shopping natalizio. La seconda è l’annuncio, da parte di Tursi, della possibilità di mettere definitivamente in soffitta la ztl di piazza Fontane Marose, appena tracciata e organizzata (con dispendio di denaro pubblico) e già in odor di cancellazione. Tutto in osservanza alle richieste dei pochi, i commercianti. Ma questa linea, si chiedono a Metrogenova, va davvero nella direzione dell’interesse della collettività?

L’Associazione Metrogenova persegue lo scopo statutario di studiare, valorizzare e promuovere le reti di trasporto pubblico in Genova e nella sua area metropolitana, con particolare riferimento alla metropolitana, alla ferrovia urbana e suburbana e, in generale, ai sistemi in sede propria e/o riservata che garantiscano un elevato livello di mobilità sostenibile. Non ha fini di lucro, è politicamente indipendente ed aperta a tutti coloro che ne condividono le finalità. Non è una delle “associazioni del no a prescindere”, è libera da schieramenti politici e ha sempre privilegiato l’approccio costruttivo e collaborativo.

Ma a tutto c’è un limite e il limite sta nel senso delle cose, nel progetto che in questi anni, con accelerazione negli ultimi, va in direzione “ostinata e contraria” rispetto a tutte le politiche dei paesi evoluti e a tratti sembra agganciarsi a modelli lontani nello spazio e nel tempo, a concezioni “ultramarine” vecchie di quasi un secolo.

Per costruire la mobilità contemporanea (anche per evitare concentrazioni di inquinanti, sanzioni europee e blocchi totali del traffico) ci vogliono le fondamenta e le fondamenta sono l’incentivazione del trasporto pubblico locale che passa anche per politiche di disincentivazione dell’afflusso dei mezzi privati verso il centro cittadino. Il problema è che la politica dell’Amministrazione comunale sta infilando una dopo l’altra azioni che vanno nell’esatto senso contrario non solo ai principi ispiratori dell’Associazione, ma anche rispetto a ogni moderna concezione di governo della mobilità nei paesi occidentali. Nel periodo della chiusura natalizia delle scuole certe linee terminavano il loro servizio prima delle 20:30 e non parliamo di collinari, ma addirittura della linea 20. Va da sé che chiunque voglia andare al cinema, a un teatro, a un ristorante, a un locale del centro deve usare il mezzo privato e, se non lo ha (o magari prevede di bere e non vuole guidare), deve rassegnarsi a pagare il viaggio in taxi o a stare a casa. Questo compromette la vivibilità complessiva della città e riserva tutti questi servizi a chi ha ampia capacità di spesa. In soldoni, tagliare il servizio di trasporto pubblico è classista.

Lo screen dell’orario del “20” del 28 dicembre, dal sito Amt

Le corsie riservate ai bus

«Cominciamo dalle strisce gialle – inizia il presidente Metrogenova, l’architetto Jacopo Baccani -. Il progetto degli assi di forza prevedeva il 70% di percorrenza in corsia protetta perché quello era il minimo imposto dal bando per avere i finanziamenti. Adesso, invece, fra un ritocchino e l’altro la percentuale oscilla fra il 50 e il 60%. E dico “oscilla” perché stanno ancora facendo, il progetto è ancora “fluido”. Comunque, saremo comunque sotto quella percentuale. Pare, comunque, che il finanziamento resti. Sulle corsie gialle, poi, a monte, c’è un tic da parte della politica: appena c’è una situazione di crisi, la prima cosa che si sacrifica in nome della fluidità del traffico sono le corsie gialle. Faccio l’esempio di quelle di via Siffredi, cancellate subito dopo il crollo del ponte Morandi. È un fatto che esiste ancora l’imprinting per cui ogni volta che si interviene sulla mobilità pubblica la regola numero zero è non intralciare il traffico privato e invece dovrebbe essere l’esatto contrario, fornendo però un servizio di mobilità pubblica dignitoso. E allora vediamo anche che in fase di tracciamento delle corsie preferenziali in Val Bisagno, come viene fuori che si rischia di perdere dei posteggi, arriva il dietrofront del Comune. La propensione a cancellare e sacrificare le strisce gialle è guaio che non riusciamo a scollarci di dosso».

Gli scooter, falsamente taumaturgici

«Un altro abbaglio colossale che ha caratterizzato questo anni è che la salvezza di Genova siano gli scooter – prosegue l’architetto -. Quella è proprio un’altra aberrazione totale. Prima ci siamo ritrovati con il parco scooter sulla piastra dei Giardini Baltimora e di qui a breve ci sarà la replica sul piastrone di Piccapietra. Continuare ad offrire sempre maggiori spazi per gli scooter è un abominio, perché comunque si tratta di traffico privato e il problema del traffico privato è che non è programmabile, mentre il trasporto pubblico locale lo programmi e se lo puoi programmare lo prevedi anche. Il traffico privato, invece, è imprevedibile, è isterico e il risultato è che malgrado Genova abbia perso decine di migliaia di abitanti ancora nell’ultimo ventennio e i giovani non abbiano quasi più l’idea del mezzo privato (cioè i ventenni non si patentano più), nonostante le immatricolazioni siano crollate, nonostante ci sia un cambio totale da quel punto di vista, comunque Genova riesce a bloccarsi con una facilità incredibile, perché basta che si ingolfino tre punti nodali, Corvetto, San Benigno e Brignole. Gli scooter non sono la soluzione perché sono comunque un mezzo privato, che non può funzionare come alternativa del trasporto pubblico locale e, quindi, non risolvono. Bisogna fare anche un discorso un po’ antipatico: c’è una quantità abnorme di scooter in una città in cui l’età media è un po’ “altina” e quindi anche gli scooteristi hanno un’età media altina e i pedoni hanno un’età media altina. Guarda caso, ci accorgiamo che l’incidenza di infortuni da incidente stradale a Genova è altina: facciamo 2 + 2!. È veramente la tempesta perfetta. Mettiamoci anche una certa tendenza a una guida funambolica da parte dello scooterista medio genovese, che va poi a chiamare un altro problema, cioè quello del lassismo. Lassismo che poi ritrovi nel frangente della sosta».

Il posteggio moto di piazza Faralli, nel centro dei Liguri. Lo stesso aspetto è destinata ad avere piazza Piccapietra

Ztl e parcheggi

Uno dei punti più dolenti è quello dei parcheggi in centro che questa amministrazione punta ad aumentare, in controtendenza rispetto a quanto fa da decenni tutto il mondo occidentale proprio per togliere il traffico privato dal centro, offrendo invece un miglioramento del trasporto pubblico locale. Questa “politica” vede le sue “punte di diamante” nel silo progettato in piazza Dante e nei posteggi “kiss & buy”, altra concessione alla categoria dei commercianti, sostenitori elettorali del centrodestra.

«I posteggi kiss & buy” altro non sono che una riedizione delle zone disco fatta male, senza senso – spiega Baccani -. Rientrano in un’ottica di incentivazione dell’uso della macchina, del mezzo privato per andare in pieno centro che è proprio l'”anti-tutto” (anti politiche della mobilità contemporanee n. d. r.). La ZTL di piazza Fontane Marose è un’altra chimera. Tra l’altro, è più un fatto psicologico perché nel percorso preso in considerazione già adesso le soste non ci sarebbero, anche se poi vengono tollerate le macchine in doppia fila. La sosta ormai è un disastro in piazza Matteotti, è un disastro via Garibaldi è un disastro in via Cairoli. Di via Cairoli nemmeno si parla più. Una vola la gente si lamentava della quantità di auto, ormai nemmeno se ne parla più perché è chiaro che è una Ztl che si permette di disattendere. Cairoli ormai è persa. E non parliamo di via San Lorenzo. C’è stata una progressiva erosione di fatto delle zone pedonali per i motivi più disparati, però adesso le zone pedonali sono sempre più evanescente, sempre più de jure e meno de facto. E questa cosa va proprio parallela al fatto che vengano rosicchiate le corsie gialle. Quante volte ormai vediamo vetture private nelle corsie gialle? Sì, perché danno un sacco di permessi. Quante vetture private passano a De Ferrari davanti all’Accademia, dove lì manco si potrebbe? Ormai è tutto un colabrodo e nonostante questo la gente si lamenta delle sanzioni. Poi sono stati avviati gli iter per i nuovi parcheggi in centro e si abdica di fatto dalla realizzazione dei parcheggi di interscambio. Ben venga che sia previsto il nuovo parcheggio di interscambio sopra la rimessa Amt di Staglieno perché si troverebbe a stretto contatto con lo svincolo di Genova Est. Peccato che a oggi non si preveda altrettanto presso i caselli di Pegli, Nervi, Pra’ e addirittura si spaccino per parcheggi di interscambio i silos di piazza Acquaverde piazza Dante e piazzale Kennedy. Interscambio, sì, ma non con i mezzi pubblici, ma auto-piedi». I parcheggi di interscambio si chiamano così perché non sono in centro e, per funzionare, hanno bisogno di convincenti trasporti pubblici che li colleghino al centro. Tra l’altro, il servizio di Amt è sempre meno convincente. Nemmeno si garantisce quello che ci sarebbe sulla carta.

Quel bus chiamato desiderio (perché di tram non se ne parla)

Tra le tante segnalazioni di corse saltate che ci arrivano puntualmente, l’ultima è questa, di Monica, e riguarda la linea 37: «È dallo scorso anno che segnalo il disservizio quotidiano. Salta più corse sia in direzione piazzale Valery sia verso il centro. Da via Dante al mattino alle 8:00 non c’è tutto questo traffico in via Roma da giustificarne il mancato passaggio! Oltretutto diventa un carro bestiame perché in piazzale Valery c’è l’istituto Meucci Gaslini e si riempie all’inverosimile. Sono stanca di uscire sempre mezz’ora prima da casa e correre per arrivare trafelata alla fermata dove poi mi tocca aspettare altri venti minuti. Le segnalazioni all’Amt non servono a nulla: rispondono che faranno controlli, ma non cambia mai nulla».

Genova come Futurama, il progetto visionario (e poi fallito) della General Motors nel 1936

Per l’architetto Baccani, lo stop alla realizzazione di parcheggi di interscambio «Fal il paio, anzi fa proprio a braccetto, con l’idea del nuovo parcheggio in piazza Dante – sostiene -. L’immagine per cui dal nuovo allaccio delle casacce previsto per il tunnel subportuale si sbucherà, invertendo i sensi di marcia, direttamente con la macchina in Piazza Dante, una delle cose previste spacciate come un’immagine suggestiva, è in realtà degna del Futurama all’Expo di New York del 1939. Cioè siamo indietro di quasi 100 anni. Siamo giusto appena appena un po’ indietro…».

Futurama rappresentava un’installazione iconica alla Fiera Mondiale di New York del 1939, creata dalla General Motors. Questo modello progettava una visione futuristica della città motorizzata nel 1960 (cioè 21 anni dopo), presentata nel padiglione “Autostrade e Orizzonti” dalla casa costruttrice di veicoli. Si trattava di un’immagine ideale dell’era dell’automobile, concepita per essere completamente dipendente dalle vetture, ma priva di incidenti stradali e congestione. Tuttavia, la realtà si è rivelata ben diversa. Il concetto si è dimostrato un grande fallimento. Le previsioni dell’architetto Norman Bel Geddes, che ha ideato Futurama, si sono rivelate errate. Non solo la congestione e gli incidenti stradali non sono scomparsi, ma sono cresciuti a livello globale.

La realtà in estrema sintesi

I paesi che hanno visto una diminuzione degli incidenti stradali sono quelli che hanno adottato misure per limitare la velocità delle auto, con riferimento anche alle “zone 30 all’ora”. Perché gli incidenti, tra cui i tanti gravi e mortali che coinvolgono i pedoni, non dipendono solo da auto e motociclisti sbadati, ubriachi, amanti della velocità, ma anche dalla pianificazione della mobilità. Un esempio significativo è Helsinki, che ha raggiunto l’obiettivo di zero pedoni uccisi in un anno, grazie a forti restrizioni sull’uso dell’auto e a un incentivo all’uso di mezzi pubblici, di biciclette e di percorsi a piedi. E invece a Genova l’amministrazione comunale gioca a “Un, due, tre, stella!”, rigorosamente al passo del gambero. E questo nonostante i dati delle esperienze mondiali siano stranoti agli addetti ai lavori di tutto il mondo, ma anche accessibili a tutti: basta cercare su internet.

In copertina e qui sopra due delle immagini “futuribili” del Futurama del 1939.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts