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Consegne, corriere BRT: decine di segnalazioni per pacchi non recapitati o lasciati a punti di consegna invece che a casa. Regali di Natale a rischio

Il periodo è critico e certamente il personale non è adeguato alla mole di spedizioni accettate dall’azienda. A farne le spese sono i destinatari dei colli. C’è chi segnala di essere in attesa da oltre una settimana e chi si è visto recapitare una mail in cui il corriere informa di aver deciso unitariamente, nonostante il servizio di consegna a domicilio sia stato pagato, di lasciare la merce in un punto di ritiro. È successo anche a voi?

A rischio ci sono anche anche migliaia di regali di Natale ordinati online e che potrebbero non arrivare in tempo oltre che la reputazione delle aziende che hanno spedito, magari facendo pagare la consegna al cliente, magari assicurando la consegna entro il 25 dicembre.

C’è chi, tra i nostri lettori, segnala che del suo pacco si sono perse le tracce, chi attende da giorni (ben oltre la data di consegna promessa) e ora teme di non poter entrare in possesso della merce pagata entro la giornata di Natale, chi segnala di aver ricevuto una mail in cui BRT segnala: «la tua spedizione è in consegna. Per evitare ritardi dovuti all’intenso periodo, la tua spedizione sarà consegnata ad un nostro punto di ritiro/consegna. A breve riceverai un nuovo messaggio che ti consentirà di ritirarla, quando vuoi tu, presso il BRT-fermopoint, a te vicino». In sostanza, l’azienda non assolve all’impegno che si è assunta accettando la consegna e venendo pagata per consegnare a casa dall’azienda che spedisce o direttamente da chi ha acquistato.

Quello delle consegne è un business consistente che sotto Natale si ingigantisce. Ci sono aziende che ne strappano grossi pezzi ad altre a colpi di sconti. Nel caso specifico di BRT pare che il personale non sia adeguato al volume di consegne acquisito. È un periodo defatigante per i corrieri di tutte le aziende, nessuna esclusa. Ma nessuna ha attuato la “politica” di risparmio del personale che danneggia destinatari (e reputazione delle aziende speditrici) come BRT. In realtà nella mail c’è scritto anche «In caso di impossibilità a ritirare la spedizione, contatta il nostro servizio clienti». A parte la difficoltà delle persone meno avvezze alla tecnologia informatica (sotto Natale ci sono anche tanti anziani che acquistano le strenne online, magai su indicazione dei nipoti), cliccando sul link allegato si entra in un loop di domande e mancate risposte con “l’assistente” del sito internet dell’azienda che si occupa delle consegne che non dà risposte se non quelle di rivolgersi al punto di ritiro più vicino. Con un po’ di intraprendenza, si può anche intuire che si può compilare un form sul sito e attendere risposta “in 48 ore lavorative”. Il tutto quando mancano ormai 10 giorni a Natale.

Tra chi attende i pacchi c’è anche chi dice di aver appreso che il proprio pacco è al punto di consegna non da una mail inviata, ma dopo lunghe ricerche, sempre dovendo passare per l’infernale boot online di BRT.

Dal numero di segnalazioni che abbiamo ricevuto, pare che la pratica sia estremamente diffusa, tanto da far capire che sia quella normalmente usata da quel corriere. Quanti hanno la forza (e la capacità informatica) per pretendere che venga effettuato il servizio per come è stato pagato? Perché si dovrebbe pagare un servizio che di fatto non viene reso come da contratto? Poi, chi riesce a superare il muro di burocrazia informatica alzato di BRT riceve comunque il pacco in ritardo. Quanta gente non riceverà a casa in tempo i regali di Natale a causa della pratica messa in atto dal corriere? Quanti ordineranno online in questi giorni, in “zona Cesarini”, contando sulla data di consegna promessa dai siti di vendita per poi trovare, invece, i propri pacchi imprigionati nel diabolico meccanismo? Chi ordina non può scegliere il corriere.

In sostanza, l’azienda tenta di risparmiare sul personale, conferendo i pacchi non uno per uno alle case dei rispettivi acquirenti che hanno pagato il servizio, ma tutti insieme, nei punti di ritiro. L’ampio ricorso a questa pratica danneggia anche la concorrenza delle aziende che seriamente assolvono al compito per cui sono state pagate, versando gli straordinari dicembrini ai lavoratori e assumendo dipendenti temporanei. Certo conferendo ai punti di ritiro si spende molto di meno risparmiando sul personale, ma a danno dei diritti di chi ha pagato il recapito a casa, dell’immagine delle aziende che hanno spedito promettendo una specifica data di consegna e delle aziende di consegna concorrenti, oltre che dei potenziali lavoratori che avrebbero potuto essere impiegati nelle consegne se fossero correttamente effettuate. Ci guadagna solo BRT che fa le nozze coi fichi secchi.

Chi è vittima della pratica avviata da BRT può senz’altro rivolgersi a un’associazione che tutela i diritti dei consumatori.

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