Percorre quasi un chilometro in moto su una sola ruota facendosi filmare, la Polizia locale lo denuncia per attentato alla sicurezza dei trasporti

Il reparto Sicurezza Urbana della PL è riuscito a individuare il 26enne che si era fatto riprendere mentre per ben 990 metri, in via Piacenza, conduceva la moto con la ruota anteriore sollevata da terra, in impennata, superando a grande velocità diversi attraversamenti pedonali e fermate del bus, per poi pubblicare i video sui social. Si diffonde anche a Genova il pericoloso fenomeno del “bike life” che, nato negli Usa, sta dilagando in tutti i paesi occidentali

A incastrare il giovane sono stati proprio i filmati che il ragazzo ha diffuso sui social network per emulare la moda diffusa oltreoceano. Il lavoro degli operatori del reparto Sicurezza Urbana della Polizia locale è stato quello di risalire a lui e alle persone che hanno collaborato alla realizzazione del video, filmandolo anche da altri veicoli: una vera e propria organizzazione che ha lavorato per produrre contenuti destinate a raccogliere like in rete, incurante della pericolosità di quel comportamento.

Le varie riprese sono state poi pubblicate. Consiste proprio in questo il “bike life”, che può essere fatto sia in bicicletta sia conducendo una dueruote a motore, rigorosamente su strade urbane. Le pericolose evoluzioni vengono poi diffuse sui vari social network per raccogliere visualizzazioni, like e commenti.
Nei mesi scorsi, il ragazzo era stato già sanzionato perché con la bicicletta faceva zigzag tra le auto in fila, conducendo in modo pericoloso e mettendo a rischio la sua sicurezza e quella degli altri. In quell’occasione, alla vista degli agenti, aveva cercato di darsi alla fuga, ma i cantuné lo avevano raggiunto e multato. La lezione, però, non gli era bastata, tanto che si era poi fatto filmare davanti alla Questura, tra le volanti di Polizia di Stato parcheggiate, mentre ripeteva le sue pericolose evoluzioni. Una chiara provocazione alle Divise, una sfida destinata a raccogliere molti commenti in rete.
Andando indietro nel tempo, tre anni fa il ragazzo era stato sanzionato per eccesso di velocità mentre due anni fa era stato sorpreso da altri agenti della Polizia locale mentre conduceva un bus (lavora all’Amt con un contratto a tempo determinato) parlando al cellulare. Anche in quell’occasione era stato sanzionato. Alla luce di tutti questi episodi non si può certo dire che tenga nel debito conto la sicurezza stradale, quella degli altri, ma anche la sua.
Nel caso che lo ha portato ad essere denunciato, la pericolosa bravata del giovane uomo era stata inevitabilmente notata dalle molte persone che avevano assistito in via Piacenza. Lui, poi, ha postato il filmato sui social e da quello gli agenti hanno potuto ricostruire la targa. Non è bastato al motociclista spiegare nel video che la strada era chiusa al traffico (cosa, ovviamente, non vera, come si evince dalle stesse immagini) per evitare che scattassero le indagini della Polizia locale attraverso le quali è stato individuato il motociclo anche nelle immagini delle telecamere della videosorveglianza cittadina. Gli agenti, seguendo la scia di indizi che il ragazzo ha lasciato dietro di sé, sono risaliti alla sua identità e a quella dei suoi “cineoperatori”.
Ripercorrendo il percorso da lui effettuato su una sola ruota, si può verificare come in quei 990 metri siano ben 5 gli attraversamenti pedonali che il motociclista ha superato in impennata, a tutta velocità, passando anche davanti alla sede di una pubblica assistenza (da cui, in caso di urgenza, devono uscire le ambulanze in sirena) e bruciando incroci e semafori.
Secondo la Polizia locale, ha messo in pericolo molte persone perché avrebbe potuto incrociare il cammino di mezzi pubblici e privati magari costringendoli a frenare bruscamente o a sbandare per evitarlo (con gravi conseguenze per passeggeri e pedoni), senza contare che, guidando in modo spericolato, sarebbe potuto cadere, coinvolgendo automobilisti, altri motociclisti e pedoni con potenziali conseguenze drammatiche o addirittura tragiche.
In quel chilometro percorso dal giovane su una sola ruota nella strada della Valbisagno transitano i bus di tre linee urbane (13, 13/ e 14) e di alcune linee del servizio provinciale. Per questo gli operatori della PL hanno deciso di denunciarlo per il reato previsto dall’articolo 432 del codice penale secondo il quale «Chiunque pone in pericolo la sicurezza dei pubblici trasporti per terra, per acqua o per aria, è punito con la reclusione da uno a cinque anni».
In copertina: foto di repertorio


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