Scienza e Tecnologia 

Annegare nelle sabbie mobili? Non si può, a meno che non salga la marea quando si è prigionieri con parte del corpo

Il tragico incidente che ha portato alla morte il trentottenne Gabriele Zolezzi, annegato nel lago di Giacopiane, secondo alcuni potrebbe essere stato causato dalle sabbie mobili ampiamente segnalate da cartelli sulle rive dell’invaso artificiale. Ma morire a causa delle sabbie mobili “liquide” è pressoché impossibile per una questione fisica: una persona che cade nelle sabbie mobili non andrà mai completamente sott’acqua. Il motivo è che gli esseri umani non sono abbastanza densi

Pericolose, sì. Perché se non riusciamo a uscire e nessuno viene a cercarci rischiamo di morire di inedia, imprigionati nella melma. O perché, in acque soggette a forte marea, quando sale il livello dell’acqua, si rischia che questa copra la testa. Ma nelle sabbie mobili non si sprofonda per più di metà corpo. Lo dice la scienza.

Alcuni ricercatori dei Paesi Bassi e della Francia hanno studiato le sabbie mobili delle loro zone (sul mare), una combinazione di sabbia fine, argilla e acqua salata, mentre nel lago di Giacopiane l’acqua è dolce. A riposo, le sabbie mobili si addensano con il tempo, ma rimangono molto sensibili a piccole variazioni di stress. A stress più elevati (come quando una persona prova a camminarci sopra), le sabbie mobili si liquefanno molto rapidamente, e più è elevato lo stress più diventano fluide. Ciò fa sì che un corpo intrappolato affondi quando inizia a muoversi. Ma una persona che si muove nelle sabbie mobili non andrà mai completamente sott’acqua. Il motivo è, appunto, che gli umani non sono abbastanza densi.

Le nostre gambe sono piuttosto dense, quindi potrebbero affondare, ma il busto contiene i polmoni, e quindi è abbastanza “galleggiante” da stare fuori.

Il vero pericolo è che una persona immobilizzata nelle sabbie mobili possa annegare a causa della marea che sale, ma anche questi tipi di incidente sono molto rari.

Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Nature, è impossibile che una persona immersa nelle sabbie mobili venga trascinata completamente sotto. Il fatto è che gli esseri umani nella melma galleggiano. Questo perché le sabbie mobili hanno una densità di circa 2 grammi per millilitro. Ma la densità umana è di solo circa 1 grammo per millilitro. A quel livello di densità, sprofondare nelle sabbie mobili è impossibile. Agitandosi, si scende, appunto, fino alla vita, ma non si va oltre.

Anche gli oggetti con una densità maggiore delle sabbie mobili vi galleggeranno sopra, finché non si muoveranno. L’alluminio, ad esempio, ha una densità di circa 2,7 grammi per millilitro. Ma un pezzo di alluminio galleggerà sopra le sabbie mobili finché il movimento non ne causerà la liquefazione.

Durante il loro studio, i ricercatori hanno posizionato una perla di alluminio sopra un contenitore di sabbie mobili create in laboratorio. A riposo, la perla è rimasta sulla superficie, nonostante la maggiore densità dell’alluminio.

Ma poi gli scienziati hanno iniziato a scuotere il contenitore. Quando lo scuotevano solo un po’, la perlina continuava a galleggiare in cima. Ma quando scuotevano il contenitore un po’ più forte, la pallina scendeva sul fondo.

Quindi come si fa a uscire? È impossibile farlo venendo tirati fuori “di forza”, magari con una gru, ammesso di poterla portare sul posto: il corpo si spezzerebbe in due. Bisogna introdurre acqua nel sedimento di sabbia per scioglierlo, e questo richiede una notevole quantità di forza. Gli autori stimano che la forza necessaria per tirare fuori il piede dalle sabbie mobili alla velocità di un centimetro al secondo sarebbe l’equivalente di quella necessaria per sollevare un’auto di medie dimensioni.

Se ci si ritrova bloccati nelle sabbie mobili, l’idea migliore è quella di appoggiarsi all’indietro in modo che il peso del corpo sia distribuito su un’area più ampia. Muoversi non basta per affondare completamente. Infatti, i lenti movimenti avanti e indietro possono effettivamente far entrare l’acqua nella cavità attorno a un arto intrappolato, allentando la presa delle sabbie mobili.

Ma se le sabbie mobili diventano meno viscose mentre ci si dibatte, perché è così difficile scappare? Il motivo, spiegano gli autori dello studio, è che dopo la loro liquefazione iniziale, la viscosità apparente delle sabbie mobili aumenta. L’aumento è dovuto alla formazione di sedimenti sabbiosi, che hanno una viscosità molto elevata. È la difficoltà di spostare questa sabbia densa che causa il problema.

Se si entra nelle sabbie mobili, afferma il coautore dello studio Daniel Bonn, professore di fisica al Van der Waals-Zeeman Institute presso l’Università di Amsterdam, si sprofonderà solo un po’ più in profondità della vita. «Direi che ci sarebbe una certa pressione sul petto, ma non abbastanza da causare seri problemi» spiega lo scienziato.

«Il modo per farlo è di muovere le gambe – spiega Bonn -. Questo crea uno spazio tra le gambe e le sabbie mobili attraverso cui l’acqua può scorrere verso il basso per dilatare (allentare n. d. r.) la sabbia. Si può uscire usando questa tecnica, se lo si fa lentamente e progressivamente».

Si potrebbe annegare nelle sabbie mobili “liquide” solo se ci si cadesse dentro con la testa e non si riuscisse a rimettere la testa in superficie, anche se è raro che le sabbie mobili siano così profonde. Ben più alto il rischio di morire in realtà che si comportano come sabbie mobili, ma sono prive di acqua. Ad esempio il grano contenuto in un silos. In quel caso si può sprofondare completamente e perdere la vita.

In sostanza, tenendo ben presente che solo l’autopsia potrà chiarire i motivi reale della morte di Gabriele Zolezzi, è piuttosto difficile che sia perito perché catturato dalle sabbie mobili. È più facile che sia annegato a causa di un malore e che il corpo sia finito in un secondo tempo nel limo del lago, dal quale i sommozzatori dei Vvf lo hanno tirato fuori.


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