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Tursi non partecipa al bando ministeriale per nuovi asili nido, il Pd: «Ha rinunciato a 7,2 milioni di euro e 300 nuovi posti per i bambini»

Il Partito Democratico genovese e il Forum Scuola Pd Genova: « Comune di Genova, governato dal 2017 dal centro-destra, non è stato in grado in sette anni di costruire un piano per l’edilizia scolastica, fatto sì di riqualificazioni e ristrutturazioni, ma anche di nuove costruzioni»

Con un investimento di 735 milioni di euro, Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha riaperto la possibilità per i Comuni di ottenere fondi per costruire nuovi asili nido.

Denunciando i tempi ristretti – i progetti per i nuovi asili dovrebbero essere inoltrati entro ottobre – il Comune di Genova ha criticato il Ministero per aver escluso dal finanziamento la possibilità di ristrutturazione di edifici esistenti, ma ha anche rinunciato a 7,2 milioni di euro per la realizzazione di nuovi asili nido capaci di ospitare 300 bambini.

«Da parte di Ministero e Comune assistiamo a tutto il contrario di quanto sarebbe necessario fare per consentire a un numero maggiore di bambini di frequentare l’asilo nido, per sostenere la genitorialità rendendo compatibili tempi di lavoro e tempi di cura e per combattere la denatalità» dichiara Daniela Fara, responsabile scuola del PD genovese.

«Da un lato, il Ministero, nel consentire finanziamenti solo per nuovi asili nido, sembra non conoscere la situazione dell’edilizia scolastica nel nostro Paese, con edifici che ospitano dall’asilo nido a tutti gli ordini e gradi di scuola che non soddisfano neppure quanto previsto dalla normativa vigente in materia di sicurezza – aggiunge Fara -. D’altro lato, il Comune di Genova, governato dal 2017 dal centro-destra, non è stato in grado in sette anni di costruire un piano per l’edilizia scolastica, fatto sì di riqualificazioni e ristrutturazioni, ma anche di nuove costruzioni. D’altronde, la programmazione degli interventi urbanistici nella nostra città è attività riservata a favorire gli interessi di alcuni – pochi – privati e l’educazione di bambini e bambine, nonché la possibilità per i genitori di conciliare lavoro e famiglia, evidentemente, non rientrano fra questi interessi».


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