Oggi a Genova 

Marassi, agente aggredito con violenza nella “sezione trappola” per la polizia penitenziaria. Un detenuto ha cercato di infilzarlo

Lo rende noto Fabio Pagani, segretario Uilpa, che aggiunge: «L’uomo arriva dalle carceri di Torino, dove aveva già tentato di strangolare un altro agente. Ha un “curriculum” di 585 eventi critici alle spalle»

«Ieri intorno alle 16, presso la terza sezione del Carcere Marassi di Genova, una “sezione trappola” per la Polizia Penitenziaria, un detenuto con 585 eventi critici alle spalle, proveniente da Torino , dove ha tentato di strangolare un altro poliziotto penitenziario, ha prima tentato di infilzare con un bastone il poliziotto poi lo ha aggredito con violenza – soccorso e trasportato al nosocomio cittadino, l’agente ha riportato una prognosi di 10 giorni» Lo dichiara Fabio Pagani , Segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria.

«Sono state ben 1.187 le aggressioni di detenuti nei confronti di appartenenti alla Polizia penitenziaria nei soli primi quattro mesi dell’anno, mentre addirittura 3.349 sono stati gli episodi di resistenza e ingiuria a pubblico ufficiale – dice Pagani -. Numeri allarmanti e senza precedenti quelli appena comunicati dall’Ufficio Attività Ispettiva e di Controllo del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che certificano lo stato di degrado, di violenza e di difficoltà di gestione delle carceri con 221 aggrediti, è il distretto Toscana- Umbria a guidare la speciale classifica di inaudita violenza, seguito da Sicilia (161), Campania (130), Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta (128), Lazio-Abruzzo-Molise (101), Veneto-Trentino A.A.-Friuli V.G. (101), Lombardia (94), Emilia Romagna-Marche (80), Calabria (76), Puglia-Basilicata (58) e Sardegna (37). Dati, che seppur da comparare con la densità detentiva dei singoli distretti, dove l’incidenza del fenomeno potrebbe essere diversa rispetto ai numeri assoluti, restituiscono una fotografia di gravità inaudita di tutto il territorio nazionale».

«Peraltro – prosegue Pagani -, la Polizia penitenziaria è stretta fra l’incudine della violenza dei detenuti e il martello delle inchieste della magistratura, considerato che pressoché a ogni intervento necessario per ristabilire un minimo di ordine e sicurezza partono le denunce degli stessi autori dei disordini, molto spesso, nel solo tentativo di precostituirsi un alibi. Non è raro, ormai, che le donne e gli uomini del Corpo, solo per fare il proprio dovere, si sentano dire da ristretti che faranno la fine dei colleghi di Santa Maria Capua Vetere o di Reggio Emilia. Del resto, se si considerano anche 34 suicidi fra i detenuti e 4 nella Polizia penitenziaria, omicidi, stupri, violenze e traffici illeciti di ogni genere, il paragone delle odierne prigioni a teatri di guerra non sembra affatto esagerato. Allora è di tutta evidenza che una situazione emergenziale, anche per il sovraffollamento detentivo, sono 14mila i detenuti in più, e l’insufficienza di operatori, al Corpo di Polizia penitenziaria mancano 18mila unità, non possa essere efficacemente affrontata con misure e strumenti ordinari -. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il Governo Meloni e il Parlamento tutto ne prendano atto e varino un decreto carceri per affrontare le questioni preminenti e, parallelamente, si avvii un percorso di riforme complessive per l’intero apparato d’esecuzione penale e, particolarmente, per quello inframurario. Presto, nostro malgrado, si toccherà un punto di non ritorno».


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