Multe per bivacco, l’ipocrisia della politica che non sa agire, scarica sui lavoratori della PL e agita la pancia della gente

Clochard sanzionata in via XX Settembre, la sanzione è stata introdotta dalla giunta di sinistra di Marta Vincenzi nel 2009 e mantenuta dalla giunta Doria. L’importo della multa è stato aumentato sotto la prima giunta Bucci, ma cambia poco: i clochard sono nullatenenti e non pagano né il poco né il tanto. La sanzione è disumana, certo, ma la Campagna contro la Polizia locale (parliamo di lavoratori tenuti a fare quello che la politica decide e, no, non possono scegliere se applicare o no la sanzione) lo è altrettanto. Il populismo di bocca buona affronta il problema gettando la croce su questi lavoratori perché né sa agire sul vero problema sociale e sulla carenza di strumenti per aiutare i senza fissa dimora né sa avviare una campagna politica per cambiare le cose. Il “dagli al vigile” è decisamente meno faticoso: minima spesa (di energie), massima resa mediatica e di consensi

I servizi sociali sono insufficienti, questo è palese. Insufficienti a garantire a una donna senza fissa dimora che ha appena subito un raschiamento di riposare in un luogo fresco. Lei, dimessa dall’ospedale, decide di sedersi per terra con le sue povere cose all’ombra delle arcate di via XX Settembre. Nessuno si chiede perché i servizi sanitari e sociali, lo Stato e il Comune, non abbiano provveduto a una più idonea sistemazione nell’immediato periodo postoperatorio. A monte, nessuno si chiede se non le sia stata offerta. Non lo sappiamo. Spesso i senza fissa dimora rifiutano ogni aiuto.

È molto più facile raccogliere consensi a piene mani postando sui social la storia della sanzione alla donna per il bivacco, con tanto di strisciata della mini stampante della Polizia locale che indica la cifra: 200 euro da pagare. È molto più facile e di sicura presa sul popolo di Facebook.
Questo il testo del consigliere municipale M5S Federico Giacobbe della Media Valbisagno, postato sui social con diverse foto della signora (che noi non pubblicheremo in osservanza di norme generali sulla privacy e regole di deontologia della professione di giornalista a proposito della tutela dei soggetti deboli) e quelle degli scontrini.
«Questa Signora dolcissima e perbenissimo si chiama Olga ha 60 ed è costretta a vivere per strada vittima di una storia di violenza e ingiustizia. Qualche giorno fa mentre si riposava tentando di ripararsi dal sole cocente all’ombra dei portici di via XX settembre, e dopo essersi sottoposta poche ore prima ad un raschiamento ginecologico, è stata avvicinata da una pattuglia della Polizia locale che l’ha multata con un verbale di 200 euro per stare bivaccando in un luogo non consono in seguito al decreto approvato dal Comune, l’ultima di una lunga serie a Genova a cui viene contestata la condizione di totale povertà. Tutto ciò mi mette tristezza e rabbia, vivere in una città dove non solo gli ultimi non si aiutano ma si contrastano e si umiliano mi fa vergognare, una città che investe poco o nulla sui servizi sociali, ma che in compenso ha un assessore alla sicurezza (di Fratelli d’Italia) che si accanisce di continuo contro i più deboli. Io naturalmente ho già contribuito, chiunque voglia fare altrettanto con una piccolissima offerta per pagare la multa di Olga mi scriva un messaggio in privato, una volta raggiunta la cifra gli e l’andremo a consegnare insieme e se la supereremo faremo un fondo a disposizione di chi subirà lo stesso trattamento. Chiaramente sto preparando una mozione, che presenterò al prossimo Consiglio per chiedere al Comune di tornare umani e di cancellare questa folle e disgustosa barbaria (barbarie n. d. r.)».
Parte così, sui social il “dagli al vigile”, perché gli agenti della Polizia locale stanno antipatici un po’ a tutti. Tutti quelli che pretendono di posteggiare in seconda fila per andare a comperare il pane e le sigarette; quelli che si adontano se li sanzionano quando non si fermano a far passare i pedoni sulle strisce e sciorinano la bizzarra teoria (senza fondamento) per la quale il pedone “dovrebbe guardare e fermarsi”; quelli scocciati perché gli tolgono la patente quando, tornando a casa da una cena o da una serata in un locale e all’alcol test risultano alla guida con quantità di alcol superiori al consentito; quelli che si sentono Nuvolari e percorrono corso Europa a 100 chilometri l’ora e poi si lamentano per sanzione e punti detratti dalla patente dicendo che “il vigile era nascosto” e cosa cambi del fatto che fosse ben visibile o nascosto non si sa, visto che non cambia il fatto che lui andasse troppo forte rischiando la sua sicurezza e quella degli altri.
Cominciano il bombardamento a colpi di “vergogna” il tormentone del “il vigile deve scegliere di non applicare la sanzione”, “il vigile deve agire con buonsenso”. Ecco, anche no. Questo non è previsto. L’agente di Polizia locale è tenuto a rispettare e a far rispettare le regole, non ha discrezionalità. Il problema sta nelle regole imposte dalla politica. Anche senza molto senso, visto che un senza fissa dimora non pagherà mai perché è nullatenente e quindi la multa perde la sua funzione deterrente.
Nel caso specifico, la regola è stata imposta e inserita nel regolamento di Polizia Urbana del Comune, con votazione in consiglio comunale, durante il mandato della sindaca Marta Vincenzi, sostenuta alle elezioni da Ulivo, Rifondazione Comunista, Socialisti Uniti, IDV, Udeur – Popolari, Lista Civica: Pensionati Lista Bertone, Comunisti Italiani, Verdi, Lista Civica.
La regola è stata mantenuta durante la giunta di Marco Doria, sostenuto da Pd, Idv, Sel, Rifondazione Comunista-Comunisti italiani, Psi, Liste Civiche. In consiglio, a quel giro, c’era anche il M5S del consigliere Giacobbe, ma non risultano crociate per l’abolizione della regola.
La regola è stata mantenuta e la sanzione aumentata (ma cambia poco, perché un senza fissa dimora nullatenente non può pagare né poco né tanto e l’aumento dell’importo si può leggere come un semplice contentino alle pance degli elettori di riferimento, come populismo allo stato puro, questa volta di destra) nei due mandati del sindaco Marco Bucci, sostenuto la prima volta da Lega Nord, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, Forza Italia, L.C. Vince Genova, Direzione Italia e la seconda da Genova Domani, Fratelli d’Italia, Liguria al Centro Toti per Bucci, Bucci Sindaco, Liberal Socialisti Npsi, Forza Italia, Unione di Centro, Lega Salvini Liguria, Gente d’ Italia per Genova Popolo Libero Solidale.
È bene sapere che sono spesso cittadini e commercianti a chiamare la Polizia locale perché sanzioni e allontani i senza fissa dimora, riempendosi la bocca di parole come “decoro” e “vivibilità” e mai di “solidarietà”, “umanità”, “sostegno ai meno fortunati e alle persone in difficoltà”. No, gli agenti di Polizia locale non possono scegliere e se non intervenissero si renderebbero responsabili di omissione, perché i solerti segnalanti gliela contesterebbero.
Così gli agenti si trovano in mezzo ai due blocchi: da una parte quelli che chiedono a gran voce che intervengano sempre e comunque, dall’altra quelli che sostengono (a torto, lo abbiamo detto) che possano decidere se sanzionare o no. In sostanza, si scarica sull’anello più debole della catena: i lavoratori. Che fanno solo quel che devono, passibili, altrimenti, anche di denuncia.
Le battaglie si devono fare sul piano politico. Giacobbe ha annunciato che comincerà nel Municipio in cui esercita il suo mandato elettivo. È già un inizio, ma è chiaro che la vera battaglia si gioca in Consiglio Comunale, dove (come nella Bassa Valbisagno) la maggioranza è di altro colore politico e dove probabilmente nemmeno tutta l’opposizione sarebbe d’accordo ad abolire la regola o, almeno, dovrebbe spiegare perché l’ha voluta e votata nel 2007 e mantenuta negli anni successivi.
Un architetto ha scritto una lettera al comandante della Polizia locale, Gianluca Giurato, offrendosi di pagare la sanzione e distribuendo bordate di “vergogna” ai lavoratori del Corpo.
Non pare di intravedere, invece, un’analisi e una critica all’inadeguatezza all’assistenza dei più deboli (quando accettano di essere assistiti, visto che non è scontato), ai più poveri, ai senza fissa dimora, tanto più se sono afflitti (come è molto comune) da problemi mentali e/o dipendenza dall’alcol. Problema, quest’ultimo, in capo ai servizi sanitari. Nessuno è disposto a mettere in discussione il modello sociale, a prendersi la responsabilità di dire che bisogna cambiare, indicando anche come e con che fondi si può cambiare.
È molto più facile “sparare sul pianista” con faciloneria, far credere alla pancia della gente che gli agenti della Polizia locale potrebbero scegliere (cosa che non è), scaricare la politica dalle responsabilità, fare partire una cagnara social ferragostana che finisce per seppellire di improperi gli agenti. Confidando anche che i media, questa settimana in carenza di notizie dato il periodo, rilancino con forza il tema, dando il via alla lapidazione social della seconda vittima dell’inadeguatezza della politica dopo la povera clochard: i lavoratori della PL.
E via così, fino al prossimo tormentone che consenta di dragare consensi politici, da una parte o dall’altra.


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