L'”attacco urbano” del Comune distrugge il Govi dello street artist Tiler

È stato strappato dalla parete e fatto a pezzi nel corso della rassegna dedicata ai murales dall’Amministrazione comunale, un’iniziativa curiosamente denominata “Santa Sangre” come un film surrealista, capolavoro visionario di Alejandro Jodorowsky (non facilmente digeribile dal “grande pubblico”) che comincia con un uomo nudo simile a Cristo e prosegue tra omicidi, suicidi e sangue e il cui nome è stato associato dal Comune a un loghetto con un teschio “addobbato” da pirata. Il titolo del film discende daI simbolo di un culto religioso fanatico: due braccia tagliate, messe una sull’altra, a forma di doppia croce di Sant’Andrea, come la bandiera genovese


«In questi giorni ai giardini Govi sono arrivati artisti da tutto il mondo per realizzare le loro opere sui muri grigi dei giardini – scrive Tiler sulla sua pagina Facebook -. È stata ripulita la zona e ora è un po’ più colorata di prima. Purtroppo a uno degli artisti era stata assegnata una porzione di muro in cui si trovava il mio Govi. Lui voleva disegnarci sopra ma un brav’uomo, dopo avermi avvertito e data la mia impossibilità di intervenire nell’immediato, si è prodigato sotto il sole per togliere come meglio poteva le mie piastrelle. Purtroppo il risultato non lascia tante speranze di recupero. Non c’è nessuno da incolpare, quel muro non mi appartiene anche se forse ormai la mia opera, che tanto avete amato, apparteneva a voi»
Qui il link al video di Tiler che mostra come l’opera sia ormai irrecuperabile. Certo, le incursioni urbane di Tiler, molto gradite dai genovesi (che fanno a gara a fotografarsi con esse) non sono autorizzate, ma lo street artist regala arte alla città e fa tutto un lavoro di tipo sociale a favore di temi molo sentiti e della stessa arte di strada. È un vero peccato che il Comune non abbia saputo rispettare la sua opera per dare posto a un’altra. In fondo, bastava organizzarsi, chiedere per tempo a Tiler di rimuovere le sue piastrelle (anche se non se ne capisce la necessità, visto che avrebbe potuto convivere tranquillamente con le altre opere), organizzare meglio lo spazio. E invece no.


La devastazione dell’opera è avvenuta nell’ambito di una manifestazione denominata “Santa Sangre”, come il titolo di un film giallo-horror-psicologico di uno degli artisti del Movimento Panico, un capolavoro surrealista. Ma questo lo vedremo dopo. A sinistra il loghetto a cui il titolo del film è stato associato.
La manifestazione, presentata nei giorni scorsi dall’assessora al Marketing territoriale Francesca Corso e dal consulente del Comune Maurizio Gregorini, consiste in un festival di street art ai Giardini Govi (dove, evidentemente, c’è “art e art” e qualche “art” è più “art” delle altre, tanto che queste ultime si possono tranquillamente distruggere), una manifestazione di beat boxing, “specialità di quelli che riproducono con la bocca suoni simili a quelli di strumenti musicali, prevalentemente percussioni) e un’azione definita “attacco urbano”, sponsorizzata da Iren, un evento sul rispetto ambientale attraverso laboratori d’arte con rifiuti di recupero, pitturazione delle panchine, pulizia e riordino delle aiuole, ma anche esibizioni di ginnastica e danza all’aperto.
“Santa Sangre” è un titolo senza dubbio ad effetto, suona bene. Risulta un po’ difficile (almeno a noi), però, comprendere che c’azzecchi l’iniziativa col film salvo che per l’immagine delle due braccia staccate sovrapposte, nel film, a sembrare la croce di Sant’Andrea, la bandiera per cui la giunta Bucci ha anche inventato una festa. Non si tratta certo di un film “per tutti”. Molto bello, ma difficile, certamente non una pellicola “popolare”, alla portata del gusto e/o della comprensione di tutti.
Questo è il trailer del film.
Trama
Un uomo nudo simile a Cristo, di nome Fenix, è seduto su un albero in uno stato di semi-catalessi. Arriva un’equipe formata da un medico e alcune infermiere, portando un piatto di cibo normale ed uno di pesce crudo. L’equipe cerca di convincerlo a scendere dall’albero, presentandogli il piatto col cibo canonico ma è il pesce che lo persuade a scendere. L’uomo ha un’aquila tatuata sul petto. Da bambino Fenix è cresciuto in un circo che apparteneva a suo padre, Orgo, un uomo coperto di tatuaggi, lanciatore di coltelli, forte ma effeminato. La migliore amica di Fenix nel circo era una ragazza sordomuta. È un mimo ed ha sempre la faccia bianca di trucco. Fenix si innamora della ragazza. Orgo pensa che per iniziare il viaggio nell’età adulta il figlio debba avere un tatuaggio e così incide brutalmente lo sparviero sul petto di suo figlio.
La madre di Fenix, Concha, è una trapezista e un’acrobata che si esibisce sospesa nell’aria, trattenuta solo dai suoi capelli. È anche una fanatica religiosa, capo di un culto che adora una santa senza braccia, i cui arti superiori erano stati tagliati da due uomini che l’avevano assalita e violentata. Il simbolo del culto è un’immagine di due braccia tagliate, messe una sull’altra, a forma di doppia croce di Sant’Andrea. Il sangue di questa santa è chiamato Santa Sangre, sangue santo, ed è conservato in una piscina in una chiesa. Questa chiesa però sta per essere abbattuta dalle autorità.
Mentre la madre è sospesa a mezz’aria durante un’esibizione, vede suo marito uscire furtivamente dal circo per appartarsi con la donna tatuata con la quale intratteneva una relazione adulterina. La donna tatuata è anche la custode della ragazza sordomuta. Concha, dopo aver chiuso suo figlio in una roulotte, raggiunge il marito e lancia un liquido corrosivo sia su di lui che sulla donna tatuata. Egli però, essendo un lanciatore di coltelli, usa le sue armi per mutilarle le braccia e poi, resosi conto del suo gesto, si suicida tagliandosi la gola. Chiuso nella roulotte lì di fronte, Fenix assiste impotente e sconvolto a tutta la scena; questa esperienza lascia dei segni indelebili nella psiche di Felix. La donna tatuata scappa portando con sé la ragazza sordomuta.
Tornando al presente, Fenix per un motivo non spiegato, crede di essere uno sparviero e per questo è ricoverato in una clinica psichiatrica. Durante una gita organizzata dalla clinica con alcuni pazienti, molti dei quali hanno la Sindrome di Down, Fenix intravede la donna tatuata in un quartiere di prostitute, dove ora lavora anche lei. Fenix è consumato dalla rabbia per quello che è accaduto a sua madre e suo padre a causa di quella donna. Sua madre Concha, ormai senza braccia, lo convince a scappare dal manicomio e una volta uscito, le braccia di Fenix sono guidate dalla mente di sua madre. In un nightclub i due si esibiscono insieme in un numero dove Fenix inserisce le sue braccia nelle maniche di Concha, mostrando realisticamente le sue braccia come braccia della madre.
Fenix, succube della madre, inizia una serie di delitti pilotati dalla mente di lei, cominciando con la donna tatuata che viene trafitta ed uccisa. Qualsiasi donna per la quale l’uomo prova attrazione, a partire da una spogliarellista, viene uccisa. Allora Fenix si invaghisce della “donna più forte del mondo”, una muscolosa lottatrice molto mascolina, ma anch’essa viene fatta uccidere. Concha ama suo figlio ma esercita un controllo tirannico su di lui ed è terrorizzata all’idea di perderlo per una donna, così come ha perso suo marito. Quando ricompare la ragazza sordomuta, Concha ordina a Fenix di ucciderla. Fenix si mette dietro alla madre e prende due coltelli. Però non riesce a uccidere la ragazza di cui era innamorato da bambino e invece pugnala sua madre colpendola all’addome. Concha fa qualche passo, poi si gira verso il figlio e, prima di scomparire, dice: “Non ti libererai mai di me”.
Concha in realtà era morta quando Orgo le aveva mutilato le braccia e Felix ha vissuto ossessionato e pesantemente condizionato dalla nefasta influenza che la figura materna ha avuto su di lui. Arriva la polizia sulla scena del delitto: all’ordine di alzare le mani, Felix scioccato si rende conto che adesso ha il controllo delle sue braccia.


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