Oggi a Genova 

Uccise il figlio di 3 anni e la madre, pena ridotta da ergastolo a 27 anni. Dichiarata seminferma di mente

Giulia Stanganini aveva anche smembrato la madre, l’unico reato ammesso subito, quando, durante il lockdown, era andata in questura a dire di aver trovato la mamma, Loredana Stuppazzoni, impiccata e di aver perso la testa, cominciando a farla a pezzi

Giulia Stanganini, la donna incriminata per l’uccisione del figlio Adam, di meno di tre anni nel novembre 2019 e ritenuta responsabile anche dell’omicidio della madre, Loredana Stuppazzoni (63 anni), nel 2020, ha ricevuto una riduzione della pena in appello. La Corte d’Assise di secondo grado l’ha condannata a 27 anni di reclusione, ritenendola parzialmente affetta da disturbo mentale.

Nel primo processo, era stata condannata all’ergastolo e giudicata pienamente capace di intendere e volere. Durante le fasi preliminari delle indagini, Stanganini era stata sottoposta a due perizie psichiatriche: l’ultima di queste aveva concluso che la donna era capace di intendere e volere al momento dei delitti, ma presentava un disturbo di personalità schizotipica e un lieve deficit mentale quando aveva smembrato il corpo della madre.

All’inizio del processo d’appello, una nuova consulenza ha rivelato la presenza di un disturbo di personalità schizotipica e confermato il lieve ritardo mentale. L’avvocato difensore, Chiara Mariani, aveva richiesto l’assoluzione per infermità mentale. Ha raggiunto parzialmente l’obiettivo. Stanganini, dopo aver scontato la condanna, dovrà essere curata per un periodo in una Rems, Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza.

Stanganini era accusata di omicidio plurimo, distruzione e occultamento di cadavere, nonché maltrattamenti e uso fraudolento della carta di credito della madre. Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalla squadra mobile di Genova, il figlioletto di sarebbe stato soffocato, probabilmente con un cuscino, a causa dell’incapacità della madre di sopportarne il pianto. Sulle prime, la morte del povero piccino era stata catalogata come incidente: Giulia l’aveva fatta franca. Una volta in carcere per l’omicidio della madre, però, aveva confidato a una compagna di cella di aver ucciso anche il figlio.

Come riportato nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari Riccardo Ghio, Stanganini era “inadeguata” nel compiere i compiti materni: il bambino veniva alimentato quasi esclusivamente con cibi omogeneizzati e talvolta veniva legato al passeggino prima di essere messo a dormire. La nonna del bambino aveva intuito che sua figlia aveva ucciso il nipote e aveva iniziato ad accusarla di essere un’assassina. Gli investigatori ritengono che sia per questo motivo che Stanganini avrebbe successivamente ucciso anche la madre a cui rubava la pensione, usando la sua carta di credito e che maltrattava da tempo, tanto che la donna più anziana, che l’aveva accolta nella sua casa di via Bertuccioni nel quartiere di Marassi, per un periodo aveva deciso di trasferirsi nella casa dell’ex marito. Il ritorno nell’appartamento che divideva con la figlia dall’inizio della pandemia le è costato la vita.

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