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Cinque associazioni chiedono alla Soprintendenza il vincolo d’insieme storico-paesaggistico per la palazzata dei corsi Galilei e Galliera

Sono associazioni molto differenti tra loro (circolo Nuova Ecologia, circolo Zenzero, Centro Terralba, circolo cattolico Santa Zita e Italia Nostra) e chiedono assieme, in funzione “anti skymetro”, che vengano vincolati il viale alberato, l’arginatura torrente Bisagno, relitti e percorsi storici limitrofi

«La Valbisagno a tutt’oggi risulta carente di vincoli che ne proteggano e valorizzino peculiarità aventi valore d’insieme, tali da contrassegnare l’azione umana volta a modellarne la naturale conformazione valliva, adattandola alla pianificazione urbanistica in voga all’epoca del suo concepimento – scrivono le associazioni alla Soprintendenza -. Il tratto oggetto della presente richiesta interessa il fronte urbanizzato prospiciente l’asta terminale del torrente Bisagno ancora a vista in sponda sinistra orografica, prima che la stessa scompaia sotto le arcate del sedime ferroviario e la successiva copertura che senza soluzione di continuità arriva alla Foce, risalendo perlomeno fino all’unità urbanistica denominata piazza Carloforte. In vicinanza ad esso si possono rinvenire nuclei storici come Borgo degli incrociati, che studi archeologici hanno collegato a preesistenti insediamenti neolitici, nonché le arcate residue del Ponte di Sant’Agata, con cui ci si ricollegava all’antica via Romana e alle sue tracce ulteriormente attestate all’altezza dell’attuale complesso religioso delle Suore omonime».

Poi le associazioni proseguono: «La Palazzata risalente nella sua conformazione attuale ai primi anni del Secolo scorso affaccia su Corsi viari caratterizzati da un minor flusso veicolare, stante la loro ridotta capienza, e da imponenti alberature sul lungofiume che richiamano, uniche nel territorio urbano genovese, similari soluzioni architettoniche e paesaggistiche adottate da molte delle più prestigiose città italiane ed europee, prestandosi egregiamente al passeggio e potendosi ulteriormente valorizzare con opportuni accorgimenti a livello di arredo urbano. A ciò contribuisce anche la vicinanza con lo spazio aperto costituito dal letto del torrente. Questo aspetto naturale ha da essere preservato e recuperato in modo sempre più esteso quale elemento identitario fondativo della vallata, che da esso prende nome e forma. La flora e la fauna che ancora oggi lo caratterizzano destano continua meraviglia in chi vi s’affacci, sia per le fioriture stagionali che per le specie animali selvatiche che lo percorrono o vi nidificano, contribuendo a mantenere ancora un rapporto con l’elemento naturale e la cultura sottesa che l’artificiosità del vivere cittadino tende invece a cancellare».

«Non può neanche essere sottaciuta la presenza vivificante dell’elemento acqueo, che tanta preoccupazione in termini di sicurezza determina proprio per l’eccessiva pressione urbana esercitata dall’uomo (e che non sarà mai davvero risolta per l’acclività dei versanti e la tombatura dei rivi che ne fa una variabile sostanzialmente imprevedibile), ma che in tutte le culture del mondo rappresenta l’elemento vitale primario, e che ancora porta i segni di antichi passaggi con una più bassa arginatura e probabile carrareccia visibile nell’alveo a circa metà di Corso Galliera – concludono le associazioni -. In questo senso la stessa dimensione percettivo-sensoriale, data dallo scorrere dell’acqua in condizioni di traffico assente o rarefatto, consente di ricreare la malia cui si faceva riferimento nel precedente alinea. Per tutti i motivi sopra addotti si richiede quindi una procedura d’urgenza atta a salvaguardare questo unicum cittadino nel contesto valoriale appena descritto».

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